PM --> H P ITA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> RECENSIONI --> LIBRI

PSYCHOMEDIA
LIBRI - Recensioni e Presentazioni



AFPP - Associazione Fiorentina di Psicoterapia Psicoanalitica

PRESENTA il volume

I Seminari Analitici di gruppo di Giovanni Hautmann
a cura di Antonino Brignone

Edizioni ETS , Pisa , L.25.000
Acquistabile anche al seguente indirizzo: edizioniets@tin.it



Alcune note di presentazione


I seminari che ci accingiamo a presentare sono stati tenuti dal dottor Giovanni Hautmann all'Associazione Fiorentina di Psicoterapia Psicoanalitica. In essi si evidenzia chiaramente come egli abbia sviluppato un suo specifico modo di conduzione della formazione clinica in gruppo, attraverso cui è capace di indurre lo spostamento da una situazione didattica tradizionale verso un lavoro che, pur svolgendosi in un contesto di gruppo piuttosto ampio, appare simile alla seduta psicoanalitica.

Questi seminari fanno parte della gamma degli strumenti della formazione in psicoterapia psicoanalitica che, in analogia con la formazione psicoanalitica, è basata essenzialmente sull'analisi personale e sulle supervisioni individuali, a cui si affiancano esperienze di gruppo come l'Infant Observation ed il lavoro teorico-clinico che si svolge nelle lezioni e nei seminari.

Il recente sviluppo della psicoanalisi dei gruppi ha evidenziato come il tipo di pensiero che si attiva nelle situazioni di gruppo possieda delle caratteristiche proprie, alquanto diverse da quelle rilevabili in ambiti duali come la supervisione o l'analisi personale, ed è questa specificità che può arricchire il pensiero individuale.

L'accesso alla matrice di pensiero di gruppo non è automatico e per ottenerlo è necessaria l'introduzione, in ogni contesto formativo, di un setting e di una metodologia adeguata allo scopo. Ogni attività didattica può diventare un momento esperienziale se, attraverso il lavoro psicoanalitico sul pensiero del gruppo, realizza una crescita mentale e modifica la patologia stessa del pensiero gruppale che vi si può sviluppare.

La definizione di un setting di lavoro per il gruppo costituisce il primo passo in questa direzione; gli enunciati di Freud sul tipo di setting capace di consentire un lavoro psicoanalitico non hanno subìto, in campo psicoterapeutico, modifiche rilevanti. La presenza di un setting tende a favorire le libere associazioni riducendo al massimo ogni critica conscia, in modo da facilitare l'espressione di contenuti mentali il più possibile legati al materiale preconscio-inconscio.

Ma qual'è, possiamo chiederci, l'analogo delle libere associazioni in un gruppo non terapeutico, costituito cioè da persone analizzate che lavorano su materiale clinico?

E in che modo è possibile utilizzare i contributi del singolo partecipante al gruppo per favorire la nascita di un pensiero gruppale ?

I seminari di Hautmann possono essere letti come una risposta a questi interrogativi; in questi seminari tutti i contributi, anche quelli apparentemente più scollegati dal materiale, vengono ricondotti da Hautmann all'interno dell'elaborazione in corso nel gruppo. Questa funzione di legame dei vari contributi individuali tra loro porta direttamente ad un lavoro psicoanalitico nel "qui ed ora" del gruppo, mostrando come sia possibile valorizzare ogni singolo intervento collegandolo al lavoro mentale del gruppo.


Nel presentare questi seminari siamo consapevoli dei limiti impliciti nella trascrizione. Nessun evento può essere descritto a prescindere da un elemento personale, nè può essere registrato in modo accurato; ed anche quando, come in questo caso, sono stati adoperati dei mezzi di audioregistrazione, essi non consentono di registrare molti degli elementi qualitativi presenti nel campo di lavoro del gruppo. Persino di quelli rimasti impressi nel nastro di registrazione non sempre è possibile la trascrizione nella pagina scritta, come ad es. per risate o brusii di approvazione o di disaccordo; rimangono quindi fuori gran parte delle atmosfere emotive del gruppo e lo stesso tono emotivo degli interventi.

Nella presentazione stessa di questi seminari occorrerebbe forse saper esprimere, meglio di quanto sappiamo fare, il clima che vi si respirava, la forte attivazione di pensieri che si generava e il tipo di soddisfazione interiore sperimentata da chi vi partecipava. L'esperienza emotiva e cognitiva che si è realizzata tra i partecipanti a questi seminari li differenzia da altre pur interessanti supervisioni cliniche in gruppo.

In queste ultime si può sperimentare una sensazione di ammirazione per la capacità del conduttore di inquadrare e comprendere il caso nella sua mente, o di gratitudine per quanto sa dare ai partecipanti come "nutrimento" intellettuale.

Nei seminari clinici di Hautmann i partecipanti si sentono protagonisti del processo di riflessione, come se partecipassero attivamente alla preparazione del cibo che poi viene mangiato insieme, convivialmente.

La trascrizione di questi seminari, nonostante i limiti descritti, rende conto di come il lavoro di conduzione del gruppo, fatto da Hautmann, sia un lavoro unico nell'ambito della didattica psicoterapeutica, in quanto permette di indagare una realtà mentale nel momento stesso in cui si dispiega, e restituisce al gruppo ed ai suoi partecipanti un'esperienza psicoanalitica nel momento stesso in cui si verifica.


In una seduta, com'è noto, il terapeuta accoglie con i contenuti che gli arrivano dal paziente, sia attraverso le comunicazioni consce sia attraverso quelle inconsce, ed egli cercherà di correlare al materiale del paziente anche le comunicazioni controtransferali inconsce, che arrivano attraverso altri canali, allo scopo di comprendere quegli aspetti che sfuggono alla comunicazione cosciente. Queste comunicazioni vengono percepite spesso sotto forma di associazioni, o di pensieri (apparentemente non correlati con quanto sta accadendo), di sensazioni di sonnolenza, fastidi muscolari, disturbi neurovegetativi o stati mentali di vario tipo.

Nel gruppo di seminario il materiale clinico rappresenta in certo qual modo un "contenuto" che viene raccolto dal "contenitore" costituito dal pensiero di gruppo; il "contenitore" a sua volta, entrando in contatto con il materiale, viene indotto ad adattarsi ad esso e ad esprimerlo sia con modalità più consapevoli, quali impressioni, sensazioni, emozioni; sia attraverso modalità più lontane dalla coscienza, che si manifestano attraverso sensazioni corporee o modalità comportamentali spontanee.

Il pensiero di gruppo viene cioè in gran parte modificato dall'impatto col materiale ed in qualche modo è portato a "sentire" oltre che ad elaborare il "contenuto", a trasformarlo operando su di esso una serie di riflessioni. Da un lato vi saranno quindi una serie di elementi legati tra loro dal pensiero conscio, dall'altra una serie di elementi assimilabili ai contenuti inconsci. Questi ultimi potranno essere espressi attraverso una serie di associazioni gruppali, che spingeranno il conduttore a chiedersi e a riflettere su quale modulo espositivo venga realizzato, se venga adoperato un modello psichiatrico o relazionale; su quale aspetto venga riportato in modo preminente e quale rimanga sullo sfondo o sia del tutto assente e dimenticato. Egli potrà riflettere inoltre su quale sia il succedersi degli interventi, su quali pensieri ed emozioni evocano in lui; su quale spazio prendono alcuni partecipanti o alcune tematiche rispetto ad altre; o sul possibile significato delle azioni che il gruppo tende a mettere in atto inconsapevolmente (apertura di finestre, accensione di luce, alzarsi e uscire, etc..).

Tutte queste osservazioni, ed altre ancora, possono essere considerate ed interpretate come espressione di un "pensiero/contenitore" di gruppo che si va costituendo intorno al materiale clinico in discussione ed è quindi ad esso correlato. Il riferimento è al pensiero gruppale in "statu nascendi" come ad un'entità da indagare analiticamente e da utilizzare per comprendere il caso.

Questi gruppi di seminario offrono quindi una situazione particolare poichè, nel raccogliersi dei vari contributi ideativi e contransferali dei partecipanti, viene attuata un'estensione della capacità del singolo di esplorare il materiale oggetto d'indagine, che subisce così una sorta di amplificazione della risposta emotiva.


Come appare evidente nella lettura di questi seminari, gli interventi intepretativi-costruttivi del conduttore organizzano una sorta di ipotesi che restituisce significato agli interventi che sono arrivati dal gruppo e che entrano in risonanza con i vari elementi del materiale presentato. La comunicazione di queste costruzioni del conduttore alimenta poi, nel gruppo, un'ulteriore nuova ondata di interventi ed associazioni relative al caso, e questa attiva un ulteriore approfondimento costruttivo da parte del conduttore.

L'andamento a spirale del lavoro che si svolge tra conduttore e gruppo produce, gradino dopo gradino, la nascita di quell'esperienza conoscitiva comune che costituisce un'esperienza emotiva attuale.

In una certa misura si può paragonare tutto questo all'interpretazione orchestrale di un brano musicale. Il brano racchiude e condensa nella sua partitura l'insieme delle sensazioni, emozioni, pensieri del suo compositore; durante la sua esecuzione ciascun strumentista è chiamato ad interpretare lo spartito, e quindi le emozioni e le sensazioni che vi sono contenuti, sulla base della propria sensibilità. Il direttore d'orchestra è chiamato a sua volta ad una funzione di intepretazione generale e di cooordinamento dei suoni prodotti dai vari strumenti, fino ad ottenerne l'armonizzazione.

Ciascun strumentista poi, mentre esegue la propria interpretazione strumentale, può ascoltarla nell'ambito dell'armonia più generale che sta prendendo corpo attraverso tutta l'orchestra.

Un'altra funzione che può derivare dal lavoro dei seminari consiste nel mostrare ai partecipanti il modo di lavorare in senso psicoanalitico del conduttore, mentre contemporaneamente il conduttore partecipa al modo di lavorare dei colleghi presenti. Ai partecipanti viene offerto infatti qualcosa di analogo a ciò che accade in seduta allorchè il paziente percepisce a livello incoscio il modo di lavorare del proprio analista e viceversa.

Infine in analogia a quanto accade in analisi, quando attraverso l'elaborazione che l'analista compie sul materiale proposto dal paziente viene da quest'ultimo reintroiettata la funzione analitica, nel gruppo di formazione condotto analiticamente è la funzione elaborativa dell'insieme costituito dal conduttore e dai partecipanti al gruppo che viene reintroiettata da ogni singolo partecipante. Ciascun partecipante può fruire cioè di una situazione particolare, in quanto si trova a fare un'esperienza di differenziazione e di legame che gli deriva dall'accostare il proprio modo di pensare/operare ad altre modalità di lavoro analitico.


In conclusione va detto che la discussione dei casi clinici in gruppo è diventata una pratica molto diffusa, che raduna gruppi di psicoterapeuti che si ritrovano per confrontare le proprie esperienze personali; si può considerarla ormai uno stimolo essenziale alla crescita ed alla formazione personale di ogni psicoterapeuta.

Ovviamente esistono varie modalità di effettuare questo lavoro, che può essere visto sia come una sorta di derivazione in gruppo della supervisione individuale sia nella sua specifica dimensione di gruppo.

Nel primo caso è possibile che si attualizzi nel gruppo una sorta di assunto di base di dipendenza, che blocca la crescita del pensiero di gruppo e determina un disagio che prende l'aspetto della caduta d'interesse, dell'abbandono del gruppo, della creazione di gruppi collaterali o infine della comparsa di una maggiore difficoltà di comunicazione; questo rischio si corre anche quando la discussione avviene senza un setting preciso. In questo caso è presente il rischio della mancata attivazione di un pensiero analitico gruppale sul materiale clinico.

Abbiamo l'impressione quindi che l'unico modo per consentire ad un gruppo di far evolvere la funzione di pensiero sia quella di lavorare su un "oggetto psicoanalitico". Bion usa il termine "oggetto psicoanalitico" per indicare ciò di cui si occupa la psicoanalisi e quello che essa cerca di chiarire. Nel corso della relazione analitica evolvono manifestazioni progressive dell'oggetto psicoanalitico; se ambedue i membri sono aperti ad esso, la relazione contribuirà alla sua crescita.

Per dare completa espressione e delucidazione all'oggetto psicoanalitico sarebbe necessario, per Bion (1990), l'ausilio di tutta la psicoanalisi, passata, presente e futura.

Ogni crescita del pensiero è legata ad una preconcezione che comprende una parte costante ed una parte insatura in cerca di saturazione; la natura del processo di saturazione non è conosciuta, ma sta per una serie complessa di idee.

I seminari che stiamo presentando costituiscono, a nostro parere, un esempio dei processi descritti da Bion, qui osservabili come analisi del gruppo nella sua funzione di riflessione sul materiale.

Nel presentare questi seminari siamo pertanto convinti che la loro lettura possa essere di stimolo a tutti coloro che lavorano con gruppi di supervisione, in quanto li può aiutare a cercare il significato del materiale non solo attraverso il contenuto espresso, ma anche attraverso la complessa interazione tra quel contenuto e il contenitore che vi entra in contatto, le modalità cioè con cui la mente del gruppo lo recepisce, lo rielabora e lo esprime nei diversi interventi.

Antonino Brignone, Marco Bonazza


PM --> H P ITA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> RECENSIONI --> LIBRI