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JOURNAL OF PSYCHOSOMATIC RESEARCH - VOL. 49, N. 1 / 2000
Are alexithymia, depression, and anxiety distinct constructs in affective disorders?
C. Marchesi1 , E. Brusamonti and C. Maggini

Alexithymia, and negative emotional conditions
M. A. Lumley 2


 

Il costrutto di alexithymia si è ormai affermato nel panorama delle scienze dello psy, sganciandosi dall'iniziale esclusivo riferimento alle patologie psicosomatiche. Negli ultimi 10 anni, con la pubblicazione della Toronto Alexithymia Scale (TAS) nella prima versione con 26 items (TAS-26) e nell'ultima versione più breve con 20 items (TAS-20), si sono accumulate numerose e convincenti evidenze empiriche secondo cui l'alexithymia (i) è concepita come un disturbo complessivo della regolazione affettiva, (ii) è trasversale alle classiche distinzioni fra malattie organiche e disturbi psichiatrici, (iii) ha una elevata prevalenza in molti disturbi dello spettro ansioso e depressivo. Uno degli argomenti più controversi riguarda l’associazione fra alexithymia e quell’insieme di sintomi ansioso-depressivi che viene collettivamente definitivo come negative affects. Ed in particolare se alexithymia e affetti negativi siano costrutti distinti o sovrapposti. Nessuno studio è fino ad oggi riuscito a dare una risposta definitiva a questo problema.
Nel lavoro che stiamo qui considerando, gli autori (dell'Istituto di Psichiatria di Parma) tentano di affrontare la questione studiando un campione particolare di soggetti. Hanno analizzato individui che si sono rivolti successivamente al Pronto Soccorso dell'ospedale universitario parmense e che soddisfacevano i criteri DSM-IV per disturbi dello spettro ansioso e dell'umore nell'arco di 120 giorni, confrontandoli con soggetti di controllo che si rivolgevano allo stesso servizio ma senza disturbi psichiatrici. Il rationale di questa selezione è giustificato dagli autori dal fatto che questi soggetti credono fondamentalmente di avere un disturbo somatico e per rivolgersi al Pronto Soccorso è sufficiente il solo auto-invio. Sono stati quindi studiati 113 pazienti psichiatrici e 113 soggetti di controllo comparati per età per mezzo della TAS-20 e dell'Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS). Studiare questo particolare gruppo di persone espone a notevoli problemi di valutazione. Si tratta infatti di soggetti che solitamente, oltre a rivolgersi a cure mediche di emergenza, hanno sintomi somatoformi multipli, comorbidità per disturbi di personalità, timori ipocondriaci marcati, lunga storia di somatizzazione, abuso di farmaci ed esami medici, comportamento anormale di malattia, oltre ad un notevole livello di stress cronico. Ciò potrebbe aumentare il livello della cosidetta alexithymia secondaria, di tipo reattivo, ed impone anche di controllare una serie di variabili di somatizzazione per poter comparare parallelamente ed effettivamente i controlli. Mentre gli autori riconoscono il primo problema (alexithymia secondaria), non si fa alcun cenno nel lavoro alla correzione per fattori di confusione relativi al processo di somatizzazione.
I risultati sono stati i seguenti:
  1. i pazienti psichiatrici sono risultati significativamente più alessitimici dei controlli, sia confrontando la TAS-20 che verificando l'associazione fra TAS-20 e HADS con la regressione multipla, dopo aver corretto per le variabili confondenti (età, sesso, istruzione, gravità del disturbo fisico e della disabilità funzionale);
  2. il punteggio del Fattore 1 della TAS-20 (difficoltà di identificazione delle emozioni) è risultato positivamente correlato alla sottoscala per l'ansia dell’HADS ma non a quella della depressione. Inoltre, all'analisi fattoriale effettuata sugli items della TAS-20 e dell'HADS, il primo fattore significativo (dei 5 complessivi che spiegavano il 40% della varianza totale) è risultato composto da tutti i 7 items della sottoscala per l’ansia dell'HADS e da 4 dei 7 items inclusi nel Fattore 1 della TAS-20. Ciò indica che i soggetti con deficit di identificazione cognitiva delle emozioni tendono maggiormente ad evitare di elaborare cognitivamente le sensazioni fisiologiche dell’arousal emotivo, e quindi ad avere disturbi ansiosi associati, soprattutto di panico.
  3. il punteggio del fattore 2 della TAS-20 (difficoltà di comunicazione delle emozioni) è risultata positivamente correlato alla sottoscala per la depressione dell’HADS ma non a quella dell’ansia. Inoltre, all'analisi fattoriale, il secondo fattore è risultato composto solo dai 7 items della sottoscala HADS per la depressione e nessun item della TAS-20. Ciò indica che, sebbene alexithymia e depressione siano associati, i due costrutti sono tuttavia indipendenti.

Nel commentare questo studio, Mark Lumley (Alexithymia and negative emotional conditions) si chiede quale possa essere il significato dell’associazione fra alexithymia e negative affects. Lumley, giustamente, afferma che questo risultato non deve sorprendere. Secondo l'attuale concezione, elaborata dal gruppo di Toronto di Taylor e colleghi, l'alexithymia è un deficit della capacità di elaborare e modulare gli affetti, per cui è un fattore aspecifico di vulnerabilità per una gran varietà di disturbi che, da un punto di vista descrittivo, appartengono a categorie differenziate nella classificazione psichiatrica per sindromi discrete.
Lumley, inoltre, espone un interessante punto di vista. Uno dei punti che vengono spesso obiettati è su come si possa valutare l'alexithymia attraverso un questionario auto-somministrato se il disturbo riguarda proprio l'incapacità di elaborare il proprio stato psicologico. L'autore americano propone quindi anche per l'alexithymia, così come viene oggi proposto per gran parte dei costrutti psicologici, una validazione di tipo non solo tradizionale (validità convergente e divergente) ma ispirata alla nozione di matrice multitratto-multimetodo di Campbell e Fiske. Secondo questa impostazione, un costrutto psicologico deve essere validato non soltanto con altri costrutti (validità multitratto convergente e divergente) ma anche con metodi diversi che valutano lo stesso costrutto (validità multimetodo). In questo caso, la TAS dovrebbe correlare in maniera sostanziale con altri metodi di valutazione dell'alexithymia di tipo non-autosomministrato (ad esempio con strumenti di valutazione clinica etero-somministrati come la versione modificata del Beth Israel Questionnaire, il California Q-Set Alexithymia Prototype, l’Observer Alexithymia Scale, ecc), ed in misura sensibilmente maggiore rispetto a strumenti auto-somministrati che valutano costrutti diversi. Se così non fosse, ci potrebbe essere il sospetto di una shared method variance, ossia di una varianza comune dovuta allo strumento e non al costrutto indagato. Lumley stesso, insieme a Richard Lane, è impegnato in un progetto di ricerca in questo senso. Quest'idea ci piace molto essendo anche noi impegnati in un progetto di ricerca simile allo scopo di confrontare strumenti di auto-valutazione dell'alexithymia con misure indirette fornite da strumenti di assessment differenti non dotati di face validity, come il test di Rorschach.

1 C. Marchesi
Istituto di Clinica Psichiatrica
Università di Parma
Piazzale Matteotti 9
43100 Parma

Phone: +39 0521 259523
Fax: +39 0521 230611
Email: marchesi@unipr.it

2 Mark A. Lumley
Department of Psychology
Wayne State University
Detroit, MI 48202 (USA)

Phone: +1 313 577 2838
Fax: +1 313 577 7636
Email: mlumley@sun.science.wayne.edu


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