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PSYCHOMEDIA
Tesi

Tesi di Laurea di Giuseppe Dimitri

La ricomposizione familiare dal punto di vista dei figli del divorzio
Riorganizzazione delle relazioni familiari tra continuità e cambiamento


Le “Famiglie Ricomposte”

2.3. Evoluzione delle ricerche sulle famiglie ricomposte negli Stati Uniti



Verso la fine degli anni '70, quando il numero dei divorzi e dei secondi matrimoni aveva raggiunto il massimo livello, negli Stati Uniti erano ancora molto poche le ricerche sulle famiglie ricostituite. Sintetizzando l'evoluzione delle ricerche statunitensi sulla separazione e sul divorzio, negli anni '50 e '60 c'era la tendenza a confrontare i bambini conviventi con un genitore acquisito ed uno biologico, con quelli appartenenti alle famiglie nucleari intatte (prospettiva del deficit). Negli anni '70, invece, le famiglie con due genitori, di cui uno solo biologico, venivano confrontate con la famiglia originaria dando così inizio ai primi studi sulle famiglie ricomposte, all'interno delle quali i bambini assumevano un ruolo fondamentale. Infine, negli anni '80, la gran parte delle ricerche studiava isolatamente le nuove unioni e l'insieme dei processi familiari vissuti e sperimentati dagli individui, senza tralasciare l'importanza delle esperienze passate (prospettiva dell'adattamento).
Cherlin A. (1978)(1) nei suoi lavori metteva in evidenza la sorprendente assenza di norme chiare che servissero a regolare la vita all'interno dei nuclei costituitisi successivamente al secondo matrimonio. Egli ipotizzava che l'alto tasso di separazioni e di divorzi che caratterizzano i nuclei ricostituiti può dipendere dalle anomalie strutturali connesse ad una configurazione familiare solo parzialmente istituzionalizzata.
Furstenberg (1979)(2) vedeva nel processo di "recycling the family" un modo per sostituire alla famiglia nucleare una configurazione familiare completamente differente. Egli sottolineava, soprattutto, come le coppie si rappresentassero in maniera profondamente diversa il loro matrimonio e la loro vita familiare in seguito al divorzio.
I punti focali più spesso affrontati dalla letteratura statunitense sono:

1) L'evoluzione demografica del divorzio e del numero dei matrimoni: negli Stati Uniti il tasso di divorzi e nuovi matrimoni è molto elevato rispetto agli altri paesi sviluppati, circa un terzo della popolazione si risposa dopo aver divorziato. Si assiste, a partire dagli anni '60, alla deistituzionalizzazione del matrimonio e ad un aumento delle seconde separazioni, oltre che ad una considerevole crescita delle libere unioni (coppie di fatto) in particolare nelle famiglie in cui i genitori provengono già da precedenti esperienze coniugali;

2) Le nuove forme di parentela e di organizzazione familiare: il divorzio scinde la famiglia coniugale in due nuclei familiari, da un lato quello costituito dal genitore affidatario (per lo più la madre) e dai figli, dall'altro quello del genitore non affidatario (più spesso il padre).
A. C. Bernstein (1988)(3) evidenzia come il secondo matrimonio può generare una moltitudine di legami tra i diversi nuclei familiari dando vita a quella che da lei è stata denominata "famiglia allargata". Vengono indicati due modi di definire i confini familiari: il primo si limita a focalizzare lo sguardo sul nucleo convivente (che condivide l'abitazione), anche se ci sono dei legami che vanno oltre le "mura" domestiche; il secondo, ignora le frontiere che delimitano i nuclei e mette in evidenza i legami e le catene che si estendono dall'uno all'altro di essi. Gli anelli che compongono queste catene sono i figli delle precedenti unioni, che, per esempio, legano una donna divorziata ed il suo nuovo partner al ex-marito di lei e alla sua nuova partner.
Per quanto riguarda la formazione del legame tra i figli e il genitore acquisito è ancora Cherlin(4) ad occuparsene. Secondo l'autrice non è sufficiente la presenza di un legame di sangue, perché due persone si considerino apparentate. Sono necessari anche la quotidianità delle relazioni, il frequentarsi regolarmente, il dare e ricevere aiuto, insomma, sono l'insieme dei contatti quotidiani che definiscono la parentela. Ciò è molto importante se si considera che i secondi matrimoni implicano il considerare la genitorialità e l'appartenenza familiare come un legame acquisito piuttosto che ascritto.
I fattori indicati dalla letteratura come influenti sulla formazione e il consolidamento di questo legame sono:

* L'età del figlio al momento dell'inserimento del partner del genitore nel nucleo: più il figlio è piccolo e più facilmente egli tenderà a identificare il genitore acquisito come un genitore "vero"(5);
* La frequenza con cui il bambino incontra il suo genitore non affidatario: risulta, infatti, più facile al genitore acquisito assumere un ruolo "quasi genitoriale" se questi incontri sono meno frequenti(6);
* La qualità della relazione tra il genitore acquisito e il genitore biologico con cui i figli convivono: più questa relazione è soddisfacente, più al genitore acquisito viene riconosciuta la legittimità di assumere un ruolo genitoriale;
* Le caratteristiche personali di ogni figlio: alcuni figli, infatti, accoglierebbero la nuova figura adulta più volentieri di altri. Sono state osservate delle differenze nella qualità della relazione anche all'interno di una stessa fratria.

3) Il processo di ricomposizione: secondo Patricia Papernow(7), dopo il divorzio un genitore e i suoi figli costituiscono, non senza difficoltà, un nuovo nucleo e si accordano sulle regole e sugli orari della vita quotidiana. Essi mettono in atto delle modalità relazionali che possono essere molto differenti rispetto a quelle adottate prima della separazione. Ciò rende molto difficile l'adattamento del nucleo, una volta che si è riorganizzato, all'inserimento del genitore acquisito. Secondo i recenti lavori dell'autrice, questo processo di adattamento potrebbe richiedere diversi anni (almeno sette) per permettere la realizzazione di una soddisfacente ricomposizione familiare.
Compito della coppia ricostituita è quello di costruire una rappresentazione condivisa del modo in cui la famiglia deve organizzarsi per superare le difficoltà quotidiane. Durante questo processo di costruzione familiare, come sembrerebbero confermare le ricerche di J. A. Seltzer(8), M. Ihinger-Tallman e K. Pasley(9) e quelle di F. Furstenberg(10), le madri acquisite incontrano più difficoltà, rispetto ai padri acquisiti, nel farsi accettare dai figli del partner. I casi più frequenti di secondo matrimonio sono quelli in cui i figli convivono con la madre biologica e con un padre acquisito e vanno a far visita al padre biologico e alla sua compagna, la loro madre acquisita. Poiché quest'ultima di solito non convive con i figli del partner, deve stabilire con essi una relazione durante i brevi periodi in cui vengono a trovare il padre. Ella, spesso, è considerata dai figli acquisiti l'antagonista della vera madre e deve quindi fare i conti con questo ruolo attribuitole. Al contrario i padri acquisiti assumono una funzione di "terzo adulto" che è complementare a quella del padre biologico e sono quindi meglio accettati. E' stato anche dimostrato che le madri non affidaterie incontrano i propri figli e gli telefonano molto più spesso di quanto non facciano i padri non affidatari, e sembrano sentirsi maggiormente in competizione con la partner dell'ex-marito. In ogni modo i padri acquisiti si trovano a dover occupare il posto lasciato vuoto dal padre biologico assente, mentre, al contrario, le madri acquisite uno spazio già occupato dalla madre vera. In quei pochi casi in cui i figli vivono con il padre biologico e la sua nuova compagna, invece, possono sorgere altre difficoltà. Essi possono diventare oggetto di conflitto tra gli ex-coniugi per il loro affidamento o venire affidati al padre perché la madre è incapace di prendersene cura.
Nella maggior parte dei casi i genitori acquisiti, che riescono ad integrarsi nel nucleo ricomposto, assumerebbero secondo la Papernow un ruolo che è nel mezzo tra quello di genitore e quello di amico da lei denominato "intimo-estraneo". In un inchiesta condotta nel 1987-1988 è risultato, invece, che la metà dei genitori acquisiti si sono dichiarati in disaccordo con l'affermazione: «un genitore acquisito è più un amico che un genitore per i figli del partner»; un terzo si è dichiarato d'accordo e i restanti non si sono espressi.(11)
In una ricerca del 1981, che ha indagato le rappresentazioni che genitori e figli hanno del nucleo ricostituito di cui sono parte, è risultato che la maggioranza di essi lo descrive come: "fonte di sicurezza", "ordinato" e "unito" mentre meno di un terzo se lo rappresenta come " fonte di tensioni" e "disorganizzato". In ogni modo, quando si aveva a che fare con i nuclei ricomposti, i risultati erano un pò meno positivi rispetto a quelli che si ottenevano intervistando i membri di nuclei alla prima unione.

4) Gli effetti sui figli: da anni ci si aspetta che il rimatrimonio accresca il benessere dei figli di genitori divorziati, per il semplice fatto che quando una madre sola si risposa il reddito familiare cresce considerevolmente, essendo in media gli stipendi degli uomini più alti di quelli femminili. Inoltre, un genitore acquisito è un secondo adulto nella casa che può aiutare il genitore affidatario nel compito di educare e controllare il comportamento dei figli e può rappresentare un modello adulto per coloro che sono dello suo stesso sesso. A dispetto di queste ipotesi, le attuali ricerche indicano che il benessere dei figli, in una famiglia ricomposta, non è, in media, migliore di quello dei figli di genitori divorziati che vivono in un nucleo monoparentale. In entrambi questi gruppi di figli si trovano livelli di benessere inferiori a quelli dei figli viventi con tutti e due i genitori veri. Per esempio gli psicologi E. M. Hetherington e W. G. Clingempeel (1992) hanno studiato circa 200 famiglie bianche, divise in tre gruppi: i "nuclei biparentali uniti"; i "nuclei monoparentali" nei quali la madre ha divorziato da almeno quattro anni, e i "nuclei da poco ricomposti" (in media da quattro mesi). Dalla loro ricerca è risultato che: i figli che convivono con la sola madre, cosi come quelli la cui madre si è risposata, non crescono bene come quelli che vivono in una famiglia in cui sono presenti entrambi i genitori non divorziati. Utilizzando delle comuni liste di disturbi comportamentali essi hanno stabilito un punteggio limite che, se superato, indica la presenza di seri problemi nei figli e la necessità dell'intervento di professionisti della salute mentale. Dalla loro osservazione è risultato che il 20-25 % dei bambini, che vivono in nuclei monoparentali o ricomposti, superano il punteggio soglia, cosa che avviene solo nel 10 % dei soggetti che vivono in famiglie in cui i genitori non sono divorziati. Non è stata rilevata invece nessuna differenza tra i primi due gruppi(12). Questi autori (Hetherington 1993; e Hetherington e al. 1992) hanno studiato anche tutte le varie relazioni che si susseguono nella nuova famiglia: relazioni tra genitori e figli, tra genitori acquisiti e figli acquisiti, le relazioni di coppia e quelle tra fratellastri e fratelli acquisiti, cercando di individuare quali siano i fattori che determinano il tipo e le differenze di adattamento alla nuova vita familiare da parte dei vari membri. Essi considerano il divorzio come una tappa lungo una serie di cambiamenti nella vita della coppia e, indirettamente,dei figli che ha inevitabili conseguenze adattive su di essi. Heterington sostiene che possono essere individuate nei figli di genitori separati delle caratteristiche peculiari, dei fattori, quali: il sesso, l'età, e l'intelligenza, che possono aiutarci a prevedere e comprendere il grado del loro adattamento ai cambiamenti familiari. L'autore evidenzia che i figli più giovani, soprattutto se di sesso maschile, riescono con maggiore facilità ad adattarsi ad un eventuale rimatrimonio dei genitori.
Per quanto concerne l'influenza del sesso dei figli sul processo di adattamento all'arrivo del genitore acquisito i risultati delle ricerche sono contraddittori. Molte di esse, per lo più condotte tra i giovani ragazzi, mostrano che le femmine fanno più fatica ad adattarsi alla presenza del padre acquisito, che i maschi a quella di una madre acquisita(13). Secondo Heterington i figli maschi sono più sensibili e mostrano più evidenti difficoltà ad accettare la separazione genitoriale, mentre, le figlie femmine fanno più fatica ad adattarsi e ad accettare il rimatrimonio. Altri autori hanno ipotizzato che le femmine tendono a tessere dei legami più stretti con la madre divorziata, e che l'arrivo del nuovo partner è da esse vissuto come una minaccia per questi legami. Hetherington E. M. e Clingempeel W. G. sostengono che sia difficile per i preadolescenti di entrambi i sessi adattarsi al nuovo matrimonio, se questo avviene in pieno sviluppo, nella fase in cui devono accettare la propria sessualità, soprattutto per ciò che il tabù dell'incesto può generare. Martinson (14) (1993) afferma che anche il numero delle transazioni familiari a cui i figli sono sottoposti può influire sul loro adattamento alla ricomposizione. Nelle loro ricerche Goldschider K. e Goldschider C. (1993)(15) hanno trovato che i figli delle famiglie ricomposte, in particolare se femmine, lasciano la casa genitoriale prima dei figli provenienti da famiglie mono o bi-paretali, per sposarsi o per andare a convivere. I risultati di alcune interviste realizzate tra il 1980 e il 1983 su un campione di coppie americane, al momento sposate, fanno presumere che siano le tensioni tra i figli della prima unione, i loro genitori biologici e quelli acquisiti la causa del precoce abbandono del nucleo familiare da parte dei primi. White L. e Booth A. (1985) hanno ipotizzato che il modo in cui i genitori risolvono questi problemi, può accelerare o ritardare l'uscita dei figli dalla famiglia(16).
Un altro fattore che è stato considerato influente sulla riuscita dei bambini dei divorziati è la loro intelligenza. Secondo le ricerche di Hetherington i soggetti che possiedono un'intelligenza più sviluppata riescono meglio anche ad accedere e ad usufruire del sostegno esterno, mostrando una maggiore capacita di "resilienza".

5) Il rischio di un ulteriore divorzio: In un articolo pubblicato nel 1978 Cherlin ha ipotizzato che i problemi quotidiani, che si presentano durante la costruzione e il consolidamento di una famiglia ricomposta, possono provocare delle tensioni coniugali che spiegherebbero il rischio particolarmente elevato di ulteriore divorzio a cui vanno in contro le persone risposate.
Alcune ricerche confermano che il rimatrimonio è più suscettibile di terminare in un divorzio rispetto al primo. Dopo dieci anni, circa il 37 % dei secondi matrimoni si sono sciolti contro il 30 % dei primi matrimoni(17). Le differenze si concentrano soprattutto nei primi anni durante i quali si rilevano tassi di divorzio nettamente più elevati nella coppie riposate.
Furstenberg è stato uno dei primi a chiedersi se la tesi dell'istituzionalizzazione incompleta fosse sufficiente a spiegare il più alto tasso di divorzi riscontrato. Graham Spanier ha proposto un'altra spiegazione: secondo la quale le persone risposate dimostrerebbero di fatto che il divorzio rappresenta per loro un modo per interrompere un matrimonio insoddisfacente, mentre al contrario, la maggior parte delle coppie al primo matrimonio rifiuterebbe il divorzio malgrado il malcontento nei confronti della propria relazione coniugale. Inoltre, Spanier e Furstenberg hanno ipotizzato che l'esperienza del divorzio renderebbe gli individui meno inclini a tollerare un matrimonio vissuto come infelice. Per questo motivo coloro che si sono risposati costituirebbero un campione differente rispetto a quelli che si sono sposati una sola volta, per la loro maggiore propensione al divorzio(18).

Note:
1 A, Cherlin, Remarriage as an incomplete institution, American Journal of Sociology, Vol. 84, 1978, Cit in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, 1995: Quels repères pour les familles recomposèes?, L.G.D.J.
2 Furstenberg F., The new extended family, pp. 42-61 in K. Pasley e M. Ihinger-Talman, 1987:Remarriage and stepparenting, Guilford Press, New York, Cit in: Meulders-Klein e I. Théry, 1995:Quels repères pour les familles recomposèes?, L.G.D.J.
3 In William R. Beer, 1988: Relative strangers: studies of stepfamily process, Rowan and Littlefield, Totowa New Jersey, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, 1995: Quels repères pour les familles recomposèes?, L.G.D.J.
4 Cherlin, Remarriage as an incomplete institution, op. cit.
5 Marsiglio W., Stepfather with Minor Children Living at Home: Parenting Perceptions and Relationship Quality, Journal of Family Issues, 13, 1992, pp.195-241
6 C. M. Parkes e J. S. Hinde, 1982:The Place of Attachment in Human Behavior, Basic Books, New York, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
7 Papernow Patricia, Stepparent role development: from outsider to intimate, in William R. Beer, Relative strangers, op. cit.
8 J. A. Seltzer, "Relationships Between Fathers and Children Who Live Apart: The Father's Role After Separation", Journal of Marriage and the Family, 53, 1991, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
9 M. Ihinger-Tallman e K. Pasley, Remarriage, Newbury Park CA, 1987, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
10 F. Furstenberg, C. W. Nord, Parenting Apart: Patterns of Childreaning after Divorce, Journal of Marriage and the Family, 43, 1985, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
11 Fustenberg, The new extended family op. cit.
12 E. M. Hetherington e W. G. Clingempeel, Coping with Marital Transitions, Monographs of de Society for Research, Child Development, vol. 57, n° 2-3, 1992, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
13 Bray J. H., Children's development during early remarriage, in Hetherington e Arasteh, Impact of divorce; Hetherington E. M., Family relations six years after divorce, in M. Ihinger-Tallman e K. Pasley, Remarriage, op. cit., Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
14 Wu L. L., e B. C. Martinson, 1993:Family structure and the risk of a premarital birth, American sociologicol review,59, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
15 Goldscheider F. K. e C. Goldscheider, 1993:Leaving home before marriage: ethnicity, familism and generational relationships, University of Wisconsin Press, Madison, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
16 White L. e Booth A., The Quality and Stability of Remarriage: The Role of Stepchildren, American Sociological Review, 50, 1985, pp. 689-698, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.
17 J. A. Sweet e L. Bumpass, 1987: American Families And Households, Russell Sage Foundation, New York,.
18 Furstenberg F. e Spanier G. B., Recycling the Family: Remarriage fter Divorce, Sage Publications, Newbury Park, California, 1984, Cit. in: M. T. Meulders-Klein e I. Théry, op. cit.


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