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IL TEST DI RORSCHACH AUTOMATICO: il PRALP3
 
di Dario De Fidio e Paolo Pancheri
 
(Casa Divina Provvidenza Bisceglie - III Clinica Psichiatrica Università di Roma)

 

 
Negli ultimi decenni, parallelamente al diffondersi dei personal computer, ha avuto grande incremento anche l’uso dei programmi per  l’elaborazione dei test psicologici. Le prime sperimentazioni sull’uso automatico dei test psicologici hanno interessato principalmente le rating scales e i questionari di tipo cognitivo-comportamentale e/o di personalità,  proprio perché questi strumenti, per lo loro struttura,  si prestano facilmente a un tipo di analisi logico-matematica. Per i test proiettivi ed oggettivi le difficoltà di automazione sono state superate molto più tardivamente sia per il carattere più variabile dei contenuti di risposta sia per l’ambiguità dello stimolo dettata, per es. dalle tavole del test di Rorschach. In pratica, le ragioni per le quali si sono sviluppati i sistemi per lo scoring e l’interpretazione automatica dei reattivi mentali non sono state solo di ordine tecnico: (sappiamo tutti, infatti, che  la siglatura di un test è un compito lungo e faticoso e, a parte il tempo da impiegare, la procedura può dare luogo ad errori di calcolo) ma anche per motivi di fedeltà del test (ragioni qualitative): lo scoring automatico elimina infatti qualsiasi possibilità di inferenza soggettiva da parte dell’esaminatore che viene così posto di fronte ad un’autentica realtà percettiva del test, senza essere coinvolto in atteggiamenti caratterizzati da enfasi interpretativa quando non addirittura di commistione col proprio Sé.

Per quanto riguarda la computerizzazione del test Rorschach sono state sollevate non poche perplessità circa la possibilità di un uso non corretto dello strumento automatizzato che si basa in sostanza sulla traduzione di codici predeterminati delle risposte verbalizzate dal paziente dinanzi alle tavole. V’è da dire però che il Rorschach, a differenza per es. di un MMPI,  richiede necessariamente l’immissione di tutte le siglature da parte dello specialista che, non solo ha somministrato il test, ma che deve conoscere il significato di ciascuna sigla da assegnare e dei rilievi qualitativi da riportare (la fenomenologia). Sul fatto che il report del programma automatico non dovrebbe contenere diagnosi esplicite siamo comunque tutti concordi: il programma automatico va considerato nella sua logica di “supporto” ad un processo decisionale (Pancheri). Infatti, il processo della deduzione sintetica e della valutazione diagnostica non può che appartenere allo psicodiagnosta: è lui l’organizzatore della fase della “integrazione” dei dati. Integrazione che richiede il possesso della competenza non solo del test Rorschach ma anche delle teorie della personalità e della psicopatologia generale.

Come è noto la procedura del test Rorschach si può rappresentare come una “cascata di eventi” (somministrazione, inchiesta, siglatura, interpretazione, raccolta del materiale, comunicazione dei risultati) che si susseguono secondo modalità ormai universalmente accettate e condivise, indipendentemente dal riferimento formativo adottato.
Esistono almeno una dozzina di autorevoli scuole sul Rorschach e ciascuna di esse esprime il proprio punto di vista in merito alla siglatura di una risposta data ad una tavola!

Tali scuole possono essere raggruppate  in due grandi correnti di pensiero: la scuola europea (o classica) a cui fanno riferimento autori quali Bohm, Passi-Tognazzo, Zulliger, Rizzo, Barison, Foglio-Bonda, Loosli-Usteri, Binder, Chabert, e la scuola americana rappresentata da autori quali Samuel Beck, Klopfer, Piotrowsky, Rapaport, Shafer ed Exner che propose l’interessante Comprehensive System (finalizzato ad unificare le siglature delle scuole americane). In Italia l’Accademia Lombarda Rorschach e il Gruppo Laicardi di Roma, fanno riferimento a questo importante autore.
Oltre a rispondere all’esigenza di conferire maggiore fedeltà all’interpretazione del test, il Pralp3 si pone, in questo panorama, come una proposta di unificazione dei vari modelli di siglatura del test Rorschach anche se il nostro orientamento formativo, relativamente alla siglatura, risente dell’influenza degli autori della scuola europea e, prevalentemente, Bohm e Passi-Tognazzo.
 

IL PROGRAMMA PRALP3

Il programma PRALP3 è stato messo a punto nel 1995 ed è finalizzato ad automatizzare le modalità interpretative del test di Rorschach. Il progetto nato da un’idea di Paolo Pancheri,  è stato  realizzato in linguaggio R:BASE 4.0 in collaborazione con la Casa Divina Provvidenza di Bisceglie. Il PRALP3  è  disponibile   per  Personal Computer  ed è fornito gratuitamente alle sole istituzioni sanitarie pubbliche e il suo uso è di esclusivo interesse clinico e scientifico (contattare il Dr. Dario De Fidio - Via G.Bovio 76  - 70056 Bisceglie -Ba- tel.080-3994461  fax 080-3955767).
E-mail: sistemi.info.cdp@interbusiness.it
 
 

 

Il programma è stato pensato e costruito nel pieno rispetto del momento della somministrazione delle 10 tavole da parte dello psicodiagnosta. Momento considerato privilegiato nella misura in cui viene fatta salva l’interazione, fase essenziale per una valutazione  di tipo clinico.
In sostanza non è prevista la possibilità, da parte del paziente, di visualizzare le tavole sul monitor e di registrare le risposte in alcun modo.

Il programma prevede dunque, dopo la rituale somministrazione delle tavole e la trascrizione delle risposte date dal soggetto, l’immissione dei dati anagrafici, del tempo totale dello svolgimento della prova espresso in minuti, della presenza di eventuali shock, della trascrizione del protocollo e della siglatura corrispondente (comprensiva  dei fenomeni particolari). E' possibile anche inserire solo la siglatura "saltando" l'immissione del protocollo (ciò servirà per velocizzare l'immissione ma, naturalmente, non consentirà di ottenere la stampa del protocollo da allegare al test). Al termine dell’immissione, una veloce routine di calcolo consentirà di ottenere la stampa, sia a video che su carta, della scheda di sintesi (lo spoglio), del rapporto narrativo e del protocollo di risposta. L'immissione dei dati è guidata: la siglatura classica del test, per poter essere utilizzata dal programma PRALP3, deve essere trasformata  in una siglatura convenzionale a codici di 2 cifre; però non è necessario che l’utente conosca questa siglatura “convenzionale” perché la trasformazione viene effettuata automaticamente dal programma tramite un pratico menu a "tendina": è la procedura stessa che codifica la siglatura convenzionale in tempo reale! Per es.: sigliamo, tramite il menu a tendina: “G FClob Anat”; ci pensa PRALP3 a tradurre  la siglatura “classica” in quella convenzionale (il programma legge solo sigle formate da due  caratteri), in questo caso: “GL FO AN”.

Il narrato interpretativo è generato da 254 regole decisionali (e altrettanti statements descrittivi) che compongono 17 dimensioni cliniche relative alle tre grandi aree d'indagine del test:

A) Organizzazione formale e strutturale del pensiero:

        1) produttività ideativa (n° delle risposte)
        2) variabilità delle associazioni (1° contenuto più frequente)
        3) conformizzazione stereotipi ideativi sociali (Ban/Orig)
        4) modalità di pensiero sintetico e analitico (G,D,Dbl,Dd)
        5) indice di labilità dei nessi associativi (F+%)
        6) capacità di controllo razionale sulle emozioni (F%)

B) Organizzazione e struttura della vita affettiva:

        7) modalità di controllo ed espressione di pulsioni ed emozioni (TRI/FS)
        8) forza dell'Io nel controllo della sfera pulsionale (TRI/C,CF,FC)
        9) rapporto fra Super-Io e sfera pulsionale: emergenze ansiose
           (FS/Clob,FClob,ClobF)
      10) direzione delle tendenze aggressive (Dbl/TRI)

C) Analisi dei contenuti e fenomenologia:

      11) tono dell'umore e interesse nei rapporti interpersonali
           (A+Ad,H,Hd,I.R.)
      12) tensione ed ansia nel rapporto interpersonale (“Hf”,Mostro,Maschera)
      13) preoccupazioni somatiche (Anat,Rx)
      14) meccanismi di censura sulle pulsioni sessuali (Sex)
      15) contenuti
      16) shock  e rifiuti
      17) fenomeni particolari
 

La tabella riporta le 17 dimensioni cliniche del test, le  variabili interpretative e il numero degli statements (e regole decisionali) da esse derivate:
 

Dimensione Clinica                                    Variabile interpretativa     n° statem.    Identificativo

1) Produttività ideativa                                            n° delle risposte date al test         6              (001-006)

2)  Variabilità delle associazioni                               1° contenuto più frequente           6             (007-012)

3)  Conformizzazione stereotipi ideativi                     Banali/Originali                       20             (013-032)

4)  Pensiero sintetico e analitico                               Tipo di percezione                    11             (033-043)

5)  Labilità dei processi associativi                            F+%                                       5             (044-048)

6)  Controllo razionale sulle emozioni                       F%                                         5             (049-053)

7)  Controllo ed espress.di pulsioni ed emoz.              TRI/FS                                  64             (054-117)

8)  Forza dell’Io sulla sfera pulsionale                        TRI/colori                                5             (118-122)

9)  Super-Io/e sfera pulsionale: emerg. ansiose             FS/chiaroscurali                        5             (123-127)

10) Direzione delle tendenze aggressive                       TRI/Dbl                                  5             (128-132)

11) Tono dell’umore e interesse  interpers.                  risp.  “A” e “H”                       15             (133-147)

12) Tensione e ansia nel rapporto interpers.                 risp. Mostro,“Hf”, Maschera        7             (148-154)

13) Preoccupazioni somatiche                                   risp. Anat. e Rx                        6             (155-160)

14) Meccanismi di censura sulle pulsioni sessuali        risp. Sex                                  4             (161-164)

15) Contenuti                                                       contenuti vari                           30             (165-194)

16) Shock e rifiuti                                                 Shock 1°, 2° e 3° grado               34             (195-228)

17) Fenomeni particolari                                        Fenomeni particolari                   26             (229-254)
 

( le variabili interpretative del test)
 

La principale caratteristica di questo programma consiste nella possibilità di personalizzare il narrato interpretativo: il Pralp3 può essere personalizzato sia nelle regole decisionali che negli statements, nel caso l’utente voglia seguire indirizzi interpretativi diversi. Il programma rappresenta quindi un’occasione di confronto secondo modalità convenzionali delle strategie interpretative seguite dalle varie scuole. L’obiettivo di questo lavoro è stato proprio quello di promuovere un accesso agevole al PRALP3 ai rorschachisti delle diverse estrazioni formative, mettendoli in grado di utilizzare le loro potenzialità creative. Supponiamo che l’utente non sia soddisfatto della frase “la presenza di segni di shock alla IV tavola indica difficoltà di rapporto con l’istanza superegoica” (statement n° 201) e voglia, per esempio, adoperare la terminologia “istanza genitoriale” riveniente dal proprio modello formativo; in questo caso è sufficiente posizionarsi sullo statement 201 e apportare la correzione in un campo di editing la cui composizione è libera. Sarà anche interessante verificare che tale statement è correlato con la regola decisionale corrispondente: CHOC4=1, cioè è dato dalla presenza di uno shock di 1° grado alla IV tavola.
 

LA SIGLATURA del Pralp3

Abbiamo definito volutamente “la siglatura del Pralp3” e non “la siglatura del Rorschach” perché questo  modo di siglare che presentiamo, è un adattamento alla versione automatica, una siglatura “semplificata” proprio per rendere codificabile, e quindi accessibile ad una computerizzazione, la quantità di dati eterogenei che emergono dalle risposte date al test di Rorschach. Proprio perché si tratta di una versione computerizzata, abbiamo dovuto operare delle scelte, isolando il minor numero possibile di variabili: per es. abbiamo considerato le DG (le cosiddette “Globali Confabulate”) alla stregua di risposte Globali vere e proprie, non abbiamo fatto alcuna distinzione tra il Chiaroscuro “diffuso” e il Chiaroscuro “dettagliato”, abbiamo suddiviso le risposte a contenuto umano in “pure”, “mostruose”, “virtuali” e “confabulate” per poter evidenziare i valori complessuali, quando presenti.  Questi sono solo alcuni esempi delle scelte che abbiamo operato per tentare di definire un linguaggio comune relativamente ai vari modi di siglare un test di Rorschach. Per fare un Rorschach, è dunque necessario, proprio per mettere ordine ad un materiale spesso caotico e indifferenziato, seguire una certa procedura.

Si incomincia dalla presentazione delle tavole e dalla raccolta della verbalizzazione delle risposte; si procede poi, tramite l’inchiesta, all’accertamento dei fattori che hanno determinato le risposte date.

L’inchiesta serve per accertare:

· localizzazione,
· determinanti,
· contenuti,
· frequenza,
· fenomenologia da shock
· fenomenologia particolare
 
Prenderemo ora in considerazione solo le ultime due dimensioni, quelle relative alla fenomenologia: la nostra proposta si sostanzia in una possibilità di codifica semplice e chiara degli elementi  complessuali e/o conflittuali quando presenti. Per esempio, la risposta “iena” rappresenta sicuramente un contenuto “animale” ma, tale contenuto va inquadrato anche nel significato complessuale che la risposta “iena” evoca.

FENOMENOLOGIA DA SHOCK:  il soggetto, nel provare a dare la risposta al test, a causa di una perturbazione percettiva, provocata dal contenuto o dal colore di una figura,  può attivare comportamenti che evidenziano difficoltà di adattamento alla situazione, fino al rifiuto di dare una risposta. I fenomeni di shock sono stati divisi in tre livelli, secondo la loro intensità:

III grado (rifiuto della tavola);
II grado (aumento del tempo di latenza e/o verbalizzazione anormale, shock
colore, shock chiaroscurale, shock allo scuro, shock cinestesico, stupore al simbolismo sessuale);
I grado (altri comportamenti anormali osservati durante la somministrazione del test)

Lo shock alla I tavola non è stato considerato; i problemi che possono sorgere davanti a questa tavola sono individuabili nel fenomeno definito “Inibizione conseguente alla difficoltà di adattamento” (Incapacità = IC). Gli shock della II,III,IV,V,VI e VII tavola sono stati interpretati secondo i classici significati evocati da ognuna:

·               II = aggressività
·              III = ruolo socio-sessuale
·              IV = rapporto con l'istanza Superegoica
·               V = rapporto con la realtà
·              VI = problemi psicosessuali
·             VII = rapporto con la figura materna
·  VIII-IX-X = controllo delle pulsioni (affettività).

FENOMENOLOGIA PARTICOLARE: accanto agli indicatori diagnostici puramente formali esiste una grande quantità di materiale proiettivo che non deve sfuggire all’osservazione perchè di grande valore diagnostico. Assieme alla verbalizzazione delle risposte, esistono altri elementi che, dal punto di vista fenomenologico, “costruiscono” la risposta stessa. Infatti, molti “fenomeni particolari”  derivano dalla proiezione di vere e proprie categorie sintomatologiche: le perseverazioni, le devitalizzazioni, le contaminazioni, le confabulazioni, i riferimenti alla propria persona, ecc., rappresentano manifestazioni del soggetto che, nell’hic et nunc cerca di difendersi da una situazione che evoca un conflitto, una problematica. Può infatti incontrare difficoltà nel fornire le risposte e, in modo particolare dinanzi alle tavole dinamicamente più importanti, può esprimere, attraverso il contenuto della risposta e anche attraverso il suo atteggiamento, per esempio, sentimenti depressivi (la risposta “un animale schiacciato” alla IV tavola o “una foglia rinsecchita che sta morendo” alla I tavola, vanno connotate con il fenomeno Deterioramento).

Le diverse centinaia di fenomeni particolari del Rorschach sono stati da noi suddivise in 4 categorie: tratti ansiosi, tratti depressivi, tratti autistici e dissociativi, note di psicorganicità.

- tratti ansiosi (IN=insicurezza, IC=incapacità, IQ=irregolarità qualitativa);
- tratti depressivi (DZ=deterioramento, DV=devitalizzazione);
- tratti autistici e/o dissociativi (CB=confabulazioni, CT=contaminazioni,
  SI=simbolico-astratte, AU=autoriferimento, *RP=risposta posizione,
  PA=risposta proiettiva);
- note di psicorganicità (PR=perseverazione, MD=descrizione macchia, *SV=stereotipie verbali, *CN=denominazione di colore).

Ai fenomeni “Risposta Posizione, Stereotipie Verbali e Denominazione di Colore” è stato attribuito un “doppio peso” in quanto la loro presenza è stata considerata significativa per più di una categoria diagnostica. Ad esempio il fenomeno “Denominazione di colore” è stato considerato indicativo non soltanto della dimensione “psicorganicità” ma anche di quella relativa ai “tratti autistici e dissociativi”.

Lo statement conclusivo del narrato interpretativo, infine, viene elaborato anche grazie al concetto di “compresenza” introdotto nelle regole decisionali: è stato cioè stabilito un “legame logico” fra gli indici della fenomenologia particolare quando si presenta nel protocollo una condizione di “compresenza”. In questo modo il report, piuttosto che presentare 2, 3 o 4 statement che descrivono la presenza di tratti autistici, di elementi depressivi o ansiosi e di note psicorganiche, emette un solo statement “assemblato” che manifesta la compresenza di tali fenomeni.

Es. la regola decisionale n. 240, definita

    nDEPRE > 2 and nAUTIS > 2 and  (nDEPRE >= nAUTIS)  and nPSICOR <  4

dà vita al seguente statement descrittivo (che rappresenta la conclusione del narrato interpretativo):

“La compresenza di numerose risposte a contenuto depressivo e fenomenologia di marca autistico-dissociativa indica un notevole appiattimento affettivo, scarsa reattività emotiva e tendenza all’elaborazione conbabulatoria dei dati di realtà”

oppure, la regola decisionale n. 253:

                            nAUTIS > 5 and nDEPRE > 2 and nPSICOR > = 4

definisce il seguente statement: “E’ presente un disturbo psicopatologico che riduce sia le capacità di direzionare le attività ideative che le capacità di controllare la vita pulsionale: la compresenza di vari indici particolari (psicotici,affettivi e psicorganici), suggerisce un disturbo psicotico a tendenza cronicizzante nel quale sono presenti movimenti sull’asse timico in senso depressivo. Ciò determina un quadro prognostico e terapeutico di particolare rilievo clinico”.
 

  BIBLIOGRAFIA

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