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PSYCHOMEDIA
TERAPIA NEL SETTING INDIVIDUALE
Modelli e Tecniche in Psicoterapia



La validità del modello teorico in Psicologia Individuale (2) (3)
Considerazioni alla luce della "Teoria della Tecnica"

Note per una messa in scena costruttivistica

di Guido M.Arnò (1)



 PREMESSA

 Questa ricerca in Psicologia Individuale Comparata, non può essere considerata esaustiva nei suoi fini, ma è l'insieme di riflessioni raccolte sino ai nostri giorni, durante la supervisione e il confronto operativo del trattamento individualanalitico.
Allo stato attuale, un'analisi teorico-tecnico-operativa retrospettiva, richiede un continuo approfondimento nel campo della psicologia del profondo e della ricerca, sarebbe un errore presumere di proporre un lavoro compiuto.
Rivolgo un ringraziamento al gruppo dell'Istituto "A. Adler" di Torino che ha favorito il confronto e le preziose note raccolte; ai pazienti che hanno permesso di potere migliorare e convogliare le elaborazioni pratiche presentate, alla rivista "Il Sagittario" per la pubblicazione dello scritto ed in particolare al Prof.re Lino G. Grandi, infaticabile, paziente, continua guida che ha stimolato e stimola il confronto scientifico di tutti noi.
 

 INTRODUZIONE

 E' necessario introdurre il concetto di "validità del modello", attraverso una prima sistemazione della Psicologia Individuale Comparata alla luce della sfida proposta dalla ricerca in psicoterapia, per comprendere su quali basi teoriche e di teoria della tecnica l'Individualpsicologo operi, quali sono le azioni compiute, i processi e i risultati che consegue con l'assistito.
Ai nostri giorni, non è più sufficiente affermare che il paziente "è guarito o non è guarito", su supposizioni soggettive od induttive che si riferiscono al tipo d'intervento compiuto. O, affermare che l'intervento possibile, è solo quello nei confronti di quel paziente che ha quelle precise caratteristiche, rispetto ad un altro che non le presenta. Inoltre, non è utile liquidare il discorso sulla validità del modello Individualpsicologico definendolo non scientifico, senza essersi posti la domanda: "E' o non è un modello scientifico?". "La teoria di riferimento, risponde alle domande che il clinico si rivolge, per spiegare i fenomeni?". "In che modo la teoria supporta l'inquadramento tecnico-operativo?". "L'intervento clinico, è sufficientemente supportato da un'adeguata teoria della tecnica ?".
Ricercare la validità del modello teorico-tecnico interessa tutti i colleghi; riguarda sia le caratteristiche della conoscenza sia l'affidamento che si ripone nella teoria della tecnica nell'intervento quotidiano con il paziente.
L'interesse è sia per i terapeuti che confidano nella ricerca di risposte per configurare un corretto approccio Individualpsicologico, sia per coloro che avendo l'opportunità di rispondere alle domande necessitano di criteri di verifica, confrontabili con gli altri indirizzi psicoterapeutici.

 L'analisi di una teoria di riferimento e del processo terapeutico, richiede risposte alle seguenti domande:

 a) "E' valida la teoria di riferimento utilizzata?;
b) Quali sono le tecniche che si impiegano nel trattamento?;
c) E' importante la preparazione del terapeuta?;
d) Esiste una correlazione positiva tra i risultati e l'esperienza del terapeuta?;
e) Esiste una correlazione positiva tra i risultati e la durata della psicoterapia?;
f) I risultati sono stabili nel tempo?;
g) Quando la psicoterapia è dannosa?".(4)

 Lo stato attuale della ricerca in psicoterapia, come mette in evidenza Migone (5) nel suo ampio report, necessita di approfondimento e verifica, per analizzare il processo di successo o insuccesso in terapia.
La necessità e l'urgenza di affrontare tale tema, sarà approfondito nei punti: a) la validazione della teoria; b) la teoria della tecnica Individualpsicologica; g) la nocività in psicoterapia, tralasciando per ovvie ragioni di tempo e spazio gli altri temi.
In questo compito, si esaminerà la validità del modello attraverso l'analisi dell'enunciato, la teoria di riferimento, i riferimenti clinici, gli strumenti in uso, la teoria della tecnica, l'ipotesi di conferma del concetto teorico confrontato con gli studi psicobiologici e neuroscientifici.
 

 A. VALIDITA' DEL MODELLO

 La ricerca scientifica adleriana si è sviluppata ed articolata con la misura del tempo e della pratica, come Adler amava dire: "...Noi non pretendiamo né di avere esplorato tutto né di avere scoperto la verità ultima, pensiamo soltanto di avere apportato il nostro contributo all'attuale cultura. E ci rallegriamo in anticipo di ciò che a loro volta apporteranno quelli che ci seguiranno".(6)
Il modello della Psicologia Individuale formulato da A. Adler, è lo studio scientifico dell'uomo nel suo contesto di vita. La teoria e la tecnica, si rivolgono verso la ricerca unitaria della personalità del paziente, nel corretto inquadramento della problematica presentata.
La Psicologia Individuale Comparata chiama in causa la filosofia, cioè l'amore per il sapere che ha guidato Adler e guida nel continuo approfondimento del pensiero, l'utilizzo del metodo comparativo d'indagine a sostegno della verifica teorica e tecnica.
La validità di un modello - teorico - è l'insieme di regolarità, che presenta, nei suoi assunti Teorici e Tecnico-operativi, che possono essere validabili attraverso la possibilità di verifica e controllo.
La definizione di "modello" (7) assegnata alla P. I. richiama nel significato generale ad argomentare specificatamente questa definizione e due altre congiunte, "irregolare" (A.1. a), "regolare"(A.1. b), per dimostrarne la validità.
 

 A.1.a Il modello "irregolare"

 "Nell'accezione più generale del termine, un individuo è un'entità singola e particolare, e come tale possiede le caratteristiche dell'unitarietà e dell'unicità. L'unitarietà ci dice che si tratta di una realtà singola, ossia non molteplice; l'unicità ci dice che si tratta di una realtà particolare, ossia dotata di un'identità distinguibile da quella delle altre. Le caratteristiche complessive di un individuo sono riconoscibilmente diverse da quelle di un altro, anche se i due sono simili (e anche se sono gemelli identici - ciò che costituisce un caso speciale). Riconoscere i due distinti significati di "individuo" - unitarietà e unicità - è importante, perchè nel processo di sviluppo le due proprietà non insorgono contemporaneamente. Lo stesso può dirsi di diversi altri aspetti dell'individualità che, quando discutiamo dello status degli adulti, noi diamo per scontati.
Qui metterò a fuoco sei aspetti separabili dell'individualità che insorgono durante una storia di vita: genetico, evolutivo o relativo allo sviluppo, funzionale, comportamentale, psichico e sociale.
1) Per individualità genetica intendo l'unicità ereditaria, dove per "ereditaria" deve intendersi "suscettibile di essere trasmessa da una generazione all'altra".
2) Per individualità evolutiva o relativa allo sviluppo intendo il conseguimento dell'unicità e delle sue conseguenze.
3) Per individualità funzionale intendo l'insieme delle attività essenziali alla sopravvivenza.
4) Per individualità comportamentale intendo il complesso delle attività integrate dell'insieme in relazione all'ambiente. 5) Per individualità psichica intendo le esperienze interiori che accompagnano il comportamento.
6) Per individualità sociale, infine, intendo le interazioni consapevoli all'interno di una comunità di individui." (8)

 Il "modello" richiama l'attenzione sul soggetto-paziente: questi è un modello dinamico nel patrimonio genetico, cognitivo, nella storia di vita, nelle manifestazioni del parco affettivo, nelle esperienze e situazioni che vive, nelle azioni che compie, nei comportamenti all'interno del campo di riferimento. L'assistito si rappresenta al clinico "per chi è" cioè esplicita un modello, che non è uguale a nessun altro: Principio dell'Unità (vedere A.1.b.3 Principi Teorici).
A. Adler vedeva in ogni paziente un soggetto, unico, indivisibile, irripetibile con proprie caratteristiche, cioè un "modello", che definiva il suo stile di vita nel modus dicendi-vivendi.
Il paziente, con riferimento al compito di validazione della teoria, richiama ad un modello di "irregolarità" (9). Nell'essere un soggetto "unico" definisce l'impossibilità di tracciare un modello teorico "regolare" basato unicamente su tale riscontro. Al contempo il modello irregolare predispone la traccia per la formulazione di enunciati che inquadrano stili di vita diversi, e predispongono linee di principio guida per la costruzione del modello "regolare".
Il paziente essendo un modello di "irregolarità", permette la formulazione d'idee che si propongono ipotesi per un enunciato teorico. Adler nella veste di ricercatore utilizza il metodo dell'osservazione, delle ipotesi e della concordanza nella realtà.

 Il paziente è caratterizzato, nel presentare sè, dai seguenti parametri:
a) patrimonio genetico;
b) patrimonio ambientale;
c) costituzione organica;
d) training affettivo;
e) sviluppo;
f) sintomi;
g) organizzazione della personalità.

 L'impianto teorico della P.I., non si sviluppa in astratto attraverso l'assunzione di una teoria, tanto meno fonda i suoi presupposti sulle sofferenze - sintomi - fenomeni, presentati dal paziente.
Adler parte dall'osservazione pratica-clinica della persona ma anche dalla constatazione che l'Homo Sapiens è tra gli esseri viventi, quello meno fornito di capacità autonome di sussistenza sin dall'atto della nascita e la sua evoluzione dipende da diversi fattori.
L'irregolarità del "modello-paziente" metterebbe in scacco lo sviluppo della teoria adleriana se questa fosse stata costruita (sul modello irregolare) cioè su una serie di schemi rigidi-fissi-definiti, in quanto ogni soggetto-paziente è un'individualità genetica, un'individualità evolutiva, un'individualità comportamentale, un'individualità psichica, un'individualità sociale.
L'osservazione di queste caratteristiche è il punto di partenza degli studi di Adler che ricerca - sulla base di rilevazioni genetiche, fisiologiche, biologiche, psicologiche e socio-ambientali - la formulazione di una teoria di riferimento.
 

 A.1.b Il Modello Regolare

 Registri della Formulazione dell'impianto Teorico:
- Principi di base;
- Casistica;
- Valutazione clinica;
- Verifica.

 La definizione di "modello" con significato "regolare", si riferisce alla teoria, agli enunciati alle ricerche cliniche che permetteranno la formulazione dell'impianto teorico. Tale lavoro si definirà lungo tutto il corso della sua vita, ma può essere meglio inquadrato attraverso due periodi di studio e verifica (Stepansky):
1. Il primo periodo in cui Adler definisce i fondamenti della teoria;
2. Il secondo periodo in cui i fondamenti della teoria vengono ampliati.
 

 A. 1.b.1 Il Modello teorico: Formulazione dell'impianto teorico di Base 1907

 1). Il primo periodo di ricerca è connotato dagli studi del 1907: La teoria dell'inferiorità organica nel suo significato per la Filosofia e la Psicologia (10); La manchevolezza nello sviluppo dei bambini (11); Studi sulla inferiorità degli organi (12); L'eziologia, la diagnosi e la Terapia della nefrolitiasi.(13) (14) (15)
"L'inferiorità a cui mi riferisco riguarda un organo con uno sviluppo ritardato o un'alterazione parziale o completa della sua crescita. Le inferiorità possono riguardare gli organi di senso, il sistema digerente, il sistema respiratorio, il sistema genito-orinario, il sistema circolatorio e il sistema nervoso. Abitualmente possono essere dimostrate alla nascita o spesso dopo lo stadio embrionale. Le anomalie innate degli organi si estendono dalla malformazione alla lenta maturazione di strutture altrimenti normali. Poiché c'è uno stretto rapporto tra inferiorità e malattia possiamo aspettarci che a un inferiorità ereditaria corrisponda una malattia ereditaria".(16)

 Adler esplora come l'inferiorità di un organo determini un riflesso psichico, una modalità comportamentale sia nel carattere sia nell'organizzazione della personalità. "Abitualmente, comunque, lo sviluppo normale delle vie nervose superiori, cioè la semplice compensazione attraverso la crescita, sembra essere sufficiente per condurre a un funzionamento pressoché corretto. In questo caso, il deficit rimane inalterato e a un esame più attento molto spesso troviamo che permangono tracce indelebili per tutta la vita. in altri casi, il deficit può essere superato e a un esame più attento molto spesso troviamo che permangono delle tracce indelebili per tutta la vita. In altri casi, il deficit può essere superato in condizioni normali ma riappare appena è presente una tensione psicologica, pur rimanendo nascosto nei momenti di rilassamento. Ci sono frequenti esempi a tale proposito: l'ammiccamento delle palpebre in presenza di una forte luce, lo strabismo quando si lavora con oggetti posti a distanza ravvicinata, la balbuzie nei casi di eccitazione e il vomito quando si è emozionati. Questo conferma la nostra ipotesi, cioè che la compensazione sia dovuta a un iperefficienza e a un accresciuto sviluppo del cervello. Tale rafforzamento della struttura psicologica è dimostrato dal risultato positivo, mentre il suo rapporto con l'esercizio costante è facilmente evidenziabile. Allo stesso modo, anche nel Sistema Nervoso Centrale, si ha il prevalere di un analogo rapporto tra inferiorità e compensazione".(17)
L'inferiorità di un organo influenza la formazione della personalità: la ricerca è compiuta attraverso il rilievo di dati oggettivi di ordine clinico sottolineando la modalità di comportamento psicologico che delinea uno stile d'azione finalistica (18).
Adler non si era quindi soggettivamente fermato all'evidenza dei sintomi e delle cause, nella disamina, ma comparava l'esame di adulti e bambini portatori e non di deficienze organiche con quelli portatori di disturbo nevrotico (Stepansky). Altresì notava come la strutturazione psichica correlata alla deficienza dell'organo, predisponesse linee di compensazione e di finalismo diverse tra un soggetto portatore di deficienza d'organo e un soggetto con disturbo nevrotico.

 Si cercherà di dimostrare come la definizione inferiorità d'organo sia accettabile in quelle persone che presentano inferiorità d'organo e sentimento di inferiorità. Inoltre si propone un confronto che permetta di riscontrare la definizione di compensazione.

 Inferiorità organica di un organo:

 - è vero che: il bambino che presenta un deficit ipovisivo a causa di una retinopatia, vive il sentimento di essere incompleto riguardo ai coetanei ed un'impossibilità a potere svolgere i normali compiti che la vita gli pone.
è falso perchè: tale bambino può compensare (grazie al sostegno ambientale) nei limiti il deficit, attraverso il sostegno dell'organo uditivo, l'articolazione dei registri sensoriali e le operazioni della mente, raggiungendo significative capacità cognitive nel campo scolastico-lavorativo. Altresì proponendosi socialmente utile agli altri nelle sue possibilità, acquisisce il senso di cooperazione e di integrazione sociale.
- è vero che: il bambino che ha un deficienza dell'organo uditivo "vive sempre" un sentimento di infelicità e sviluppa un "senso di ostilità e sfiducia" nei confronti dell'ambiente in quanto non riesce ad offrire corrette compensazioni.
è falso perchè: tale bambino può sviluppare una capacità di compensazione del sentimento di incompletezza (grazie al sostegno ambientale) cercando di acquisire capacità simili agli altri, non ancorandosi alla sua menomazione, non sviluppando il sentimento di infelicità e di inferiorità nel suo complesso.
- è vero che: il bambino con menomazione dell'apparato cardiovascolare è un bambino che "si ritira" dalla vita e dalla competizione sentendosi isolato e insufficiente a vivere come gli altri bambini. Questo bambino sviluppa pigrizia, dipendenza dagli altri, sentimento di incompletezza e insicurezza.
- è falso perchè: tale bambino (grazie al sostegno ambientale) può sviluppare capacità di compensazione alla menomazione, dedicandosi attivamente nello studio, ottenendo in tal modo un sentimento di inclusione nel gruppo e una immagine psichica di sè positiva.

 Inferiorità di posizione famigliare:

 - è vero che: il bambino che sviluppa, attraverso una educazione competitiva, il sentirsi sempre primo riguardo agli altri fratelli, tende ad uno scarso sentimento sociale, all'utilitarismo nei confronti degli altri, all'avere sempre tutto per sé.
è falso perchè: tale bambino può sviluppare una scarsa ansietà nell'essere sempre il primo della classe e successivamente ottenere e destinare le sue capacità a favore della comunità.

 Inferiorità di posizione sociale:

 - è vero che: il bambino che nasce povero percepisce la sua diversità nei confronti dei pari, sviluppa un comportamento aggressivo ed un forte desiderio di possesso a scapito degli altri bambini. Presenta sentimenti di odio, comportamenti antisociali. Successivamente, da adulto, desidera affermarsi nella competizione ottenendo tutto per sè.
- è falso perchè: tale bambino può compensare nel corso dello sviluppo le capacità personali per raggiungere posizioni di successo adattivo e raggiunta l'età della maturità sviluppare il suo senso di umanità nei confronti della comunità.

 Questo primo approccio è inquadrabile sull'organo deficitario, sul ventaglio delle inferiorità e sulle compensazione compiute.
Riguardo lo studio e la ricerca sul modello regolare, non è possibile definire ancora la validità della teoria, in quanto i casi che Adler esaminava vengono compresi nella visione medica, organicista: la comprensione psichica del disturbo si appoggia sull'influenza prodotta dall'inferiorità dell'organo.

+ Sintesi della Formulazione dell'Impianto teorico del 1907
- Inferiorità organica;
- Relazioni con la malattia;
- Compensazioni;
- Formazione della personalità.
 

 A. 1.b.2 Formulazione dell'impianto teorico 1908-1911

 2) Il secondo periodo, vede l'ampliamento dei fondamenti teorici, delle ulteriori rilevanze pratiche operative, e si sviluppa attraverso gli scritti prodotti dal 1908 al 1911. Per brevità se ne elencheranno solo alcuni: Sull'ereditarietà della malattia (19), Impulso all'aggressione nella vita e nella nevrosi (20), Sulla Disposizione alla nevrosi, un aggiunta Eziologica e una domanda sulla scelta nevrotica (21), La compensazione psichica dello stato di inferiorità degli organi.
Adler collega gli studi sull'inferiorità d'organo alla comprensione della psiche e dei disturbi nevrotici operando una liaison: inserendo il concetto di "Uberempfindlichkeit", ipersensibilità. Tale termine è inteso da Adler per fornire un nuovo punto di vista riguardo la sofferenza nevrotica e i disturbi che il paziente presenta.
La psiche nevrotica è per Adler ipersensibile. L'ipersensibilità psichica è la disposizione della persona ad essere vulnerabile agli stimoli che affronta nella realtà. Egli vive continuamente gli stimoli come minaccia. La conoscenza delle risposte fornite, che non sono state sufficienti a fronteggiare lo stimolo minaccioso, diventano per il soggetto esperienza operativa su cui appoggia modalità di risposte che reitera. "L'ipersensibilità sono espressioni multiple di vulnerabilità amplificata ... nelle persone che sono senza protezioni e che sono facilmente esposte alla sofferenza".(22).
La formulazione di una psiche che presenta una sua inferiorità nevrotica, viene collegata con la presenza (o l'assenza) di un'inferiorità d'organo congiunta all'ipersensibilità psichica del soggetto sottoposto a stimoli che lo minacciano.
Tale inferiorità nevrotica si determina: attraverso le relazioni che l'organo inferiore (presente e-o assente) porta a livello di sostrato psichico; attraverso le operazioni maladattive compiute dal soggetto come risposta allo stimolo minaccioso; attraverso l'azione di rinforzo sulle successive azioni; attraverso la modalità di comprensione operata nei confronti degli stimoli successivamente rinforzati dall'esperienza compiuta; "...dai fattori filogenetici che rimandano alle radici organiche delle nevrosi e ai problemi dell'ereditarietà"(Adler); attraverso il sentimento di generale abbandono di fronte allo stimolo; attraverso le compensazioni che compiono l'organo inferiore o altro-i organo-i che tutoriano la mancanza.
La compensazione viene ad essere operata sia dalla struttura inferiore sia dal Sistema Nervoso Centrale con cui si collega. Si deve alle capacità del S.N.C. le possibilità di compensazioni che l'individuo compie: Adler verificherà come tale complesso determini il funzionamento della personalità dell'individuo.

 Successivamente Adler non s'appoggia più sull'ipersensibilità per definire le ripercussioni operate a livello psichico dall'inferiorità d'organo (Stepansky), ma raccorda l'intervento che l'ambiente sociale e gli stimoli producono sul soggetto nel collegamento con i livelli di compensazione operati dalla mente diminuiti o rafforzati nei confronti dell'organo inferiore.
La definizione di psiche nevrotica è data dall'incapacità di saper fronteggiare gli stimoli con elaborazioni adeguate per scarsi supporti adattivi ambientali, ma anche dall'influenza dell'inferiorità d'organo quando presente.

 Nel 1908 lo sviluppo del quadro pulsionale, (elaborato da Adler all'interno del circolo freudiano), cioè di tutti i meccanismi sia di ordine primario sia secondario che vengono operati ed uniti alla trasformazione degli intenti pulsivi: " a) la trasformazione della pulsione nel suo opposto; b) lo spostamento della pulsione verso un'altra meta; c) la direzione della pulsione verso se stessi; d) lo spostamento dell'accento su una seconda pulsione forte" (23), attraverso le risultanze cliniche permette la successiva postulazione di pulsione aggressiva.
La pulsione aggressiva, introduce tutti gli aspetti contestuali psichici e ambientali che l'individuo nevrotico o psicotico, mobilita sia nelle spinte primarie alla sopravvivenza sia attraverso le trasformazioni di questa: "Nel 1908 scoprii che in ogni individuo esiste realmente uno stato di aggressività permanente e fui così imprudente da chiamare questo atteggiamento "pulsione aggressiva". Presto però mi resi conto che non avevo a che fare con una pulsione, bensì con un atteggiamento in parte conscio e in parte irrazionale verso i compiti che la vita impone. Gradualmente arrivai a una comprensione dell'elemento sociale nella personalità, la cui ampiezza è sempre determinata dall'opinione che l'individuo ha dei fatti e delle difficoltà della vita" (24).
La pulsione aggressiva (p. a.) segna lo spartiacque dall'influenza freudiana e permette una visione teorica di ampio respiro: Adler nello studio sulla "Pulsione aggressiva nella vita e nella nevrosi" (25) definisce le manifestazioni della p. a., non solo rivolte al superamento della lotta per la vita nel suo soddisfacimento, ma anche nelle trasformazioni inutili per la vita dell'individuo, cioè rivolte contro Sé. Comportamenti quali " l'umiltà la sottomissione, la devozione, la subordinazione, la rabbia, l'ira, gli attacchi isterici, l'ipocondria, la paranoia, le idee di riferimento, l'automutilazione, l'ansia" sono espressioni della pulsione aggressiva presente nelle nevrosi e nelle psicosi, e indicano l'aspetto anormale e patologico.

Lo studio su I Delicati bisogni dei bambini (26) collega, la confluenza pulsionale e il bisogno di affetto del bambino con la struttura psicologica, delineando la formazione del carattere.
L'armonica trasmissione di affetto della madre è l'acquisita capacità affettiva del bambino, nel saper trasmettere amicizia e amore al prossimo, alla comunità di appartenenza, cioè disporre di Sentimento Sociale.
Diversamente l'acquisizione di povertà affettiva, cioè lo scarso training, comporta per il bambino successivamente adulto, dei limiti nei tre compiti vitali. Il sentimento sociale carente, lo dispone verso scarse capacità nel sapere vivere emozioni e sentimenti, o nel (parzialmente) non percepire i sentimenti avvertendo solo emozioni. Il tutto denota un'insufficiente capacità di contatto nelle relazioni umane.
L'espressione di sentimento sociale è il parco affettivo ricevuto dalla madre e dal padre.

 Nel 1910 con lo scritto Ermafroditismo psichico nella nevrosi (27) Adler introduce il concetto di protesta virile. Collegando le inferiorità d'organo e i sistemi endocrini inferiori, inizialmente, dimostra la manifestazione del sentimento di inferiorità vissuto nei confronti delle figure virili.
La direzione intrapresa nelle tendenze femminili per l'uomo e maschili nella donna sono espressione del bisogno d'affetto mancato. Esse emergono, come stile, nel confronto con le figure importanti vissute virilmente. La direzione delle espressioni femminee e mascoline, espressione del sentimento di inferiorità, si rinforza sempre più quale esperienza vissuta nel training affettivo.
La mascolinità della donna e gli aspetti femminei nell'uomo sono l'espressione compensatoria di desideri: mettono in luce la virilità mancata, che si esprime nei sintomi nevrotici.
Il fallimento della protesta virile caratterizza, infine, la scelta dell'omosessualità o del lesbismo, come espressione della protesta virile fallita e del complesso di inferiorità rinforzato (Psicologia dell'omosessualità) (28).

 Sintesi della Formulazione dell'Impianto teorico del 1908 - '11

 . Inferiorità d'organo e Ipersensibilità;
. Ereditarietà;
. Inferiorità psichica;
. Relazione tra Inferiorità d'organo - S.N.C.- S.N.P.;
. Pulsioni e loro Trasformazione;
. Pulsione aggressiva e sviluppo del Sentimento d'inferiorità;
. Costituzione affettiva - sentimento sociale - educazione;
. Ermafroditismo Psichico - Protesta virile - nevrosi;
. Relatività di pulsioni e libido.

 Attraverso questa sintesi dei lineamenti teorici di base del primo e secondo periodo adleriano, si possono desumere le seguenti sintesi:

 a) le connessioni tra l'Inferiorità d'organo e la capacità di altri organi e del S.N.C. di assumere modalità operative congiunte.
b) L'influenza dell'Ambiente incide sull'inferiorità d'organo, le Compensazioni sono offerte dalla tutorialità di altri organi e dalla mutua interazione con l'ambiente, non vengono escluse le ramificazioni collegate al S.N.C. e alle operazioni compensatorie tra le varie aree cerebrali.
c) L'analisi delle Pulsioni e delle loro Trasformazioni, la trasformazione della Pulsione Aggressiva, l'interazione con il contesto ambientale, denotano una visione Unitaria, e il Sentimento di Superiorità come espressione patologica.
d) Il bisogno affettivo presente nel bambino nel Sentimento di Inferiorità e nel Sentimento di Superiorità si enuclea nelle manifestazioni e nelle caratteristiche patologiche del disturbo nevrotico e psicotico. Viene messo in risalto il connesso significato di Sentimento Sociale.
e) La Protesta Virile congiunto al Sentimento di inferiorità si manifesta nel confronto patito con manifestazioni virili genitoriali.
La congiunzione del modello irregolare e regolare denota una convergenza di dati, che permette di formulare gli enunciati del modello teorico nei suoi principi di base.
 

 A. 1. b.3 I Principi Teorici

 La teoria (29) e la tecnica concorrono ambedue nel lavoro terapeutico e a esse il clinico si richiama attraverso il trattamento che svolge con il paziente.
La teoria adleriana è la formulazione e sistemazione di principi generali raccolti attraverso: lo studio scientifico, l'analisi dei dati strutturali clinici organizzativi della personalità dei pazienti, le manifestazioni sintomatologiche osservate alla luce sia dell'influenza ambientale sia della cornice di riferimento storico-culturale di vita. Adler, sin dall'inizio, da attento medico-ricercatore, si pose alla ricerca delle connessioni psicologiche per potere comprendere e spiegare la sintomatologia presente nelle malattie psichiche (Marasco).
La formulazione della teoria riposa su sei principi fondamentali (30).

 1. Principio dell'unità (31)

 l'essere umano deve essere compreso nella sua unità: un tutto unico, psiche e soma congiunti, indivisibile ed irripetibile.

 2. Principio del dinamismo (32)

 "La legge dinamica nasce nell'ambito ristretto dell'infanzia e si sviluppa mediante scelte appena determinate, utilizzando liberamente le forze innate e le impressioni ricevute dal mondo esterno: non si può quindi esprimerla o definirla con una formula matematica" (33).
Ogni uomo muove le sue azioni verso una meta, espressione degli scopi che sceglie e che si impone nel momento in cui aderisce. Attraverso il suo modus dicendi si comprende il modus vivendi correlazione delle manifestazioni, dei finalismi compensativi, del modo di essere collegato con il sentimento della società (gemeinschaftgefühl) detto anche "sentimento della comunità".
"Se conosciamo la meta di una persona, possiamo impegnarci a spiegare e a comprendere il significato dei fenomeni psicologici, il motivo del loro essere, l'uso che il soggetto ha fatto del suo materiale innato, perchè ha agito così e non in un'altra maniera, il modo in cui i tratti del carattere, i sentimenti e le emozioni, la logica, la morale, l'estetica devono essere formati per potere giungere al suo obiettivo. Forse potremmo comprendere perchè, e in quale misura, egli devia dal movimento considerato normale, se potessimo stabilire che la sua meta si è allontanata troppo dalla nostra o dalla logica della vita comunitaria dell'uomo" (34).
La meta del soggetto sano e del soggetto malato si diversifica: per il primo nel sentimento di utilità (nützilichkeitsgefühl) rivolto alla cooperazione; per il secondo nel distanziarsi da tutto ciò che può avere uno scopo sociale.
"L'uomo è libero nella misura in cui può scegliere una meta o cambiarla con un'altra, ma quando ciò sia stato fatto egli è determinato, in quanto obbedisce alla legge che si è autoimposta." (35)
In terapia si riscontra la "legge" che il paziente inconsciamente si autoimpone, attraverso modalità ideative ed operative che non rappresentano solo lo stile di vita, ma evidenziano gli ancoramenti fittizi, gli arrangement, l'economia psichica nel suo dispendio quotidiano.

 3. Principio dell'influenza cosmica (36)

 "Indagare sul senso della vita non ha valore se non si tiene conto del sistema di relazioni fra l'uomo e il cosmo. è facile comprendere che il cosmo possiede, in queste relazioni, una potenza creatrice....L'evoluzione creativa di tutto ciò che è vivente ci può insegnare che ogni specie persegue uno scopo ideale di perfezione e di adattamento attivo alle esigenze cosmiche. ... Questo è l'indirizzo in cui dobbiamo impegnarci per capire in quale senso procede la vita.. Dobbiamo ricordarci che si tratta di qualcosa di primordiale, inerente alla vita dalla sua origine, di una supremazia da acquisire per la conservazione dell'individuo e della razza umana. Perciò è necessario che si stabilisca una relazione favorevole fra l'individuo e il mondo che lo circonda e tale esigenza di adattamento non potrà mai avere fine" (37).
"Si apre, a questo proposito, un ampio panorama di ricerche sui rapporti che esistono fra la vita psichica dell'individuo e tutte le caratteristiche della natura cosmica, come la mobilità degli atomi, l'alternarsi del giorno e della notte, il divenire dell'universo e del sistema solare, etc. la peculiarità della nostra vita psichica è in intima relazione con queste influenze".(38)
L'uomo nasce e si sviluppa, non come soggetto isolato sganciato dall'ambiente e dalla comunità di appartenenza, ma come individuo che percepisce l'influenza ambientale in modo proprio e che elabora: non può essere libero ed interdipendente dalle influenze ambientali che porta con sé.
Il sentimento della società - gemeinschaftgefühl - significa un uomo rivolto al percepire, al vivere con gli altri, al partecipare alla logica della vita collettiva.
In ogni persona la partecipazione empatica all'altro da sé, permette al clinico di conoscere, il grado di condivisione finalizzato alla comprensione, allo scambio, al benessere della collettività che la persona offre.
Il senso della vita della persona viene colto sia nello spazio psichico interno sia nello spazio esterno. Lo spazio psichico interno denota - i confini di sè strutturati o meno; gli oggetti affettivi vissuti equilibratamente; le esperienze fra loro collegate; le paure; i fantasmi precoci; l'acquisizione delle regole; - il sapere organizzare le parti (percezione corporea e cambiamenti evolutivi). Congiunto in tale processo concorre la struttura fisiologica, nella captazione della mente dei distretti organici funzionanti adattivamente o maladattivamente coordinati dall'indirizzo psichico
Lo spazio esterno viene colto nella mobilità del soggetto, attraverso le esperienze che ha compiuto nel corso della vita e che compie, ciò che ha saputo esperire e provare, ciò che non ha potuto fare.

4. Principio della spontanea strutturazione delle parti in una totalità (39)

 "La vita psichica può essere perciò interpretata come un assioma di misure difensive ed offensive, dirette verso il mondo per preservare l'organismo umano e provvedere al suo sviluppo. Derivano, da questa, altre condizioni essenziali per la comprensione di quella realtà che chiamiamo anima. Non possiamo rappresentarci una vita psichica isolata, ma dobbiamo sempre analizzarla in rapporto a quanto la circonda. Essa riceve dall'esterno alcuni stimoli, ai quali risponde con diverse modalità e può disporre delle forze necessarie per salvaguardare l'organismo e assicurare la sopravvivenza di fronte o in relazione all'ambiente".(40)
" Noi vediamo, infatti, che tanto la mente quanto il corpo sono manifestazioni della vita: sono parti della vita nella sua totalità e quindi cominciamo a comprendere i loro reciproci rapporti all'interno di questa totalità" (41)
Lo sviluppo della mente con: le interconnessioni neurali e la struttura a rete che si dispiega nel percorso evolutivo, il collegamento tra i diversi distretti organici, le operazioni cognitive, la sedimentazione delle esperienze, le elaborazioni connesse degli imput e le interazioni emotivo-affettive, per la Psicologia Individuale, concorrono a concepire l'individuo un'unità bio-psico-fisica.

 5. Principio di azione e reazione fra l'individuo e il suo ambiente (42)

 "Per comprendere ciò che avviene nell'anima umana, occorre appurare come l'individuo si comporti con i propri simili. I rapporti interpersonali sono in parte un'esigenza naturale (e pertanto mutevoli) e in parte determinati da scopi ben precisi, come si può rilevare nel dinamismo dei popoli, degli Stati, delle collettività, delle strutture politiche. La vita psichica dell'uomo può essere compresa solo inquadrandola nell'àmbito di queste relazioni collettive".(43)
Secondo la teoria adleriana, l'uomo è in continua relazione con l'ambiente e i suoi pari, ed è sottoposto ad un incessante confronto tra sé e gli altri. Tale confronto mette in luce tutte le azioni e gli scambi che permettono di definirsi, di intervenire sull'ambiente. Così 'ambiente propone reciprocamente il cambiamento sulle sue azioni, sul modo di pensare, agire e vivere.
L'inquadramento della P.I. vede tale dinamismo in un plastico continuo confronto; le relazioni interpersonali risollecitano il training affettivo ricevuto ponendo allo scoperto le capacità adattive o maladattive.
La teoria, prende in considerazione gli stimoli e le reazioni del soggetto all'ambiente, mette in luce non solo il condizionamento di esercizio adattivo o maladattivo, ma evidenzia la capacità dell'organo superiore, il cervello, ed i suoi processi psichici.
In Individualanalisi, il paziente si attiva nel sapere costruire supporti adattivi, sia attraverso la ripresa operativa della conoscenza e del processo di coscienza - che si attua attraverso la relazione bipersonale con il terapeuta - re-training - sia mettendo in atto nell'ambiente di vita, modalità di risposte diverse, ri-educative, funzionanti.

 6. Principio della verità assoluta (44)

 "La vita psichica dell'uomo, sempre costretta ad affrontare compiti in vario grado determinati dall'esterno, non può disporre di sé liberamente. I vari doveri dell'uomo sono sottoposti alla logica della vita collettiva, che si prospetta come condizione essenziale. L'uomo subisce costantemente il peso di questa logica, cui può opporre solo in parte la sua volontà".(45)
L'individuo si adopera nella vita verso il senso comune nei rapporti e nelle relazioni con gli altri impegnandosi nei tre compiti vitali: lavorativo, affettivo, sociale. Attraverso una norma immaginaria, uniforma la condotta individuale che realizza l'equilibrio ottimale tra le esigenze della comunità e le proprie.
Le manifestazioni sintomatologiche offerte dai pazienti, sono un dato rilevante di quanto la persona sofferente e malata, devii dai compiti vitali, attraverso le compensazioni possibili.

 La formulazione teorica era, per Adler, non solo insieme di enunciati e principi generali, ma doveva contenere, proporre una visione di ricerca e di significato. Doveva avere nello spirito una proposta di comprensione e di inquadramento sociale dell'individuo nel suo ambiente. Adler fu il primo medico-psicologo verso la fine del diciannovesimo secolo, che inserì come linea guida comprensiva ed interpretativa dello stile di vita la definizione di sentimento sociale "gemeinschaftgefühl", quale sentimento di congiunzione nei confronti della comunità, barometro del benessere, nella realtà, della persona.
In essere il sentimento sociale contiene quell' "atteggiamento valutativo verso la vita (Lebensform) (46) (47), del tutto diverso da quello che troviamo nella persona cosiddetta antisociale...proponiamo una frase di un autore inglese che può darci un contributo chiarificatore: - Vedere con gli occhi di un altro, udire con le orecchie di un altro, sentire con il cuore di un altro. Questo ci sembra una definizione di sentimento sociale che possiamo per il momento accettare" (48) .
"Il merito e l'importanza della Psicologia Individuale consistono nell'avere mostrato che il sentimento sociale costituisce lo stato d'animo fondamentale congenito che si trova in tutte le manifestazioni psichiche" (49).

 Nei sei principi, Adler, richiama ad un modello teorico-comprendente-operativo consequenziale della comprensione dell'uomo, cioè ad una visione Teleologica del paziente.
Il significato di Teleologismo può essere riassunto come "propensione innata dell'adattamento psicologico, che corrisponde alla predisposizione all'adattamento fisico inscritto nell'evoluzione biologica" (50)

 I due periodi di sviluppo della teoria, richiamano al modello "regolare", cioè ad un impianto teorico che sfrutta la ricerca clinica, trae i dati a sostegno e verifica dell'ipotesi presentata, convalida la tesi nell'osservanza del riscontro. La formulazione della teoria della personalità e la comprensione della psicopatologia, è sostenuta nei passaggi dall'ipotesi alla tesi.
L'analisi teorica e l'inquadramento patologico vengono congiunti nella formula che esprime la "visione finalistica della causalità" (51) nevrotica:
Ideale di personalità = Disposizione nevrotica + (ambiente + esperienze + individuo) (52).
In altre parole, l'inquadramento della teoria psicopatologica attraverso la definizione dello stile nevrotico.
La definizione disposizione nevrotica viene usata, da Adler, anche con altre parole come: stile nevrotico, modus vivendi, temperamento nervoso etc. E' l'insieme: dello stile di vita, dell'inferiorità organica, dell'educazione, dell'interazione psico-emotiva-educativa dei famigliari, dell'ordine di nascita all'interno della costellazione famigliare. Raccoglie, in essere, i concetti principali espressi nel primo e secondo periodo della formulazione teorica.
La formula come evidenziano gli Ansbacher definisce: " La sostituzione di 'nevrosi' con ideale di personalità"...; il passaggio dalla visione meccanicistica....; è l'ideale di personalità nevrotico che, distorcendo i dati oggettivi, fa sorgere le 'disposizioni', i sintomi. ...La formula adleriana, invece, sottolinea molto la soggettività di ogni fattore e, di conseguenza, il Sé assume una notevole importanza divenendo non solo attivo, ma anche creativo. Esso crea l'ideale di personalità, valuta le esperienze e costruisce delle 'disposizioni'. A tal proposito, desideriamo ancora sottolineare come l'individuo si impegni, inconsciamente, in tutti questi processi: secondo la definizione di Adler, cioè, questi non è conscio di ciò che sta facendo o non lo comprende" (53).
 

A. 1. b. 4 Validità sulle credenziali: Analisi Critica di induttivismo e Critica Omnicomprensiva

 La validità viene ad essere confermata o smentita attraverso le "...credenziali cliniche della psicoanalisi (54) ...secondo la seguente suddivisione:
(1) quelle che non sono incentrate in particolare sulle osservazioni cliniche e
(2) quelle avanzate per negare la rilevanza probatoria delle scoperte cliniche in quanto tali" (55)
 

 A. 1.b.4.a Critica Induttivistica

 La critica rivolta da Popper, alle tre teorie Psicanalitiche, in particolare a quella freudiana ed adleriana, è di essere una teoria che trae dall'induttivismo enunciati e principi.
La teoria adleriana ha proposto uno scarso uso di induttivismo nella formulazione del costrutto teorico. Adler ha sempre richiamato l'attenzione sulla validazione dei dati presentati dal paziente con la verifica clinica, utilizzando la visione unitaria di tutti i deficit presenti e nascosti, nella ricerca di conferme. Nel suo lavoro di ricerca e sistemazione, ha confrontato lo sviluppo organizzativo della personalità tra casi che erano portatori d'inferiorità d'organo e casi che non presentavano tale deficit organico, parametrando i dati in possesso per fornire validità al presupposto teorico: si può dire che la validazione era centrata sul confronto di dati quantitativi.

 L'enunciato adleriano non è confermato attraverso l'induzione per enumerazione, cioè presentando (n) pazienti che hanno quel preciso (d) disturbo o quella precisa (i.o) inferiorità d'organo o psichica, nè tantomeno offrendo casistica tipologica di pazienti inquadrabili come casi adleriani.
Non è stato definito un enunciato, in modo che fosse adattabile in via di quel particolare tratto sintomatologico o plurisintomatologico, così non è stato formulato un enunciato che sostenesse un'unica visione qualitativa: la definizione dell'enunciato è interna all'analisi psicologica fenomenologica soggettiva ed oggettiva. Come sostiene Stepansky, l'analisi critica delle ipotesi adleriane non è stata sufficientemente sviluppata e testata nella critica popperiana (56).
Si potrebbe considerare la teoria ed il procedimento per proporre un qualsiasi enunciato, non sufficiente per sostenere la validità della tesi scientifica.
Si potrebbe dire che l'oggettività di un presupposto scientifico sta solo in rapporto ad una raccolta maggiore di dati e di tipologia - analisi quantitativa -, per surrogare la validità dell'enunciato.
Adler, ha però ritenuto che la contestualizzazione di un enunciato poggiasse su basi verificabili ed unitarie, cioè si è fatto carico che i presupposti fossero verificabili.
Ad esempio l'enunciato pulsione aggressiva (p.a.), precedentemente esposto, si sviluppa attraverso l'analisi degli impulsi organici per essere compreso come insieme d'intreccio pulsionale. Diventa asse di direzione dell'individuo nel campo psicologico.
La p. a. comprende le pulsioni primarie, presenti nel bambino sin dalla più tenera età. E' la risposta al cambiamento dallo spazio prenatale del piccolo allo spazio ambiente, ed è una condizione di risposta all'aggressione ambientale, cioè risposta di sopravvivenza.
La p.a. si riscontra sia attraverso l'insoddisfazione delle pulsioni primarie sia nel collegamento di queste con il prodotto dell'eccitazione dei diversi impulsi soppressi, ed è a sua volta spinta, verso la soddisfazione del bisogno. Nell'evoluzione, tale spinta, quando è rivolta verso sé può produrre manifestazioni quali: umiltà, sottomissione, subordinazione, masochismo, stile paranoico, ira, sindromi dolorose, ansia, tentativi di suicidio, suicidio.(57) Verso l'ambiente: aggressione, crudeltà, lotta, genocidio. Si riscontra altresì nel rovesciamento, tutta l'influenza che la pulsione aggressiva ha attraverso il S.N.C. sul soma e sui vari organi.
 

a. 1.b.4.b Critica Omnicomprensiva

 Il modello teorico adleriano, diversamente da quello freudiano, non si prefigge di spiegare ipotesi universali, pur rivolgendosi alla comprensione dell'uomo nel suo sviluppo normale e patologico, è unitario, socio-centrico, scarsamente deterministico e positivista.
Adler nella collaborazione con Freud (1902) alla successiva rottura col circolo psicoanalitico viennese (1911), fu sempre molto attento a fornire dati riscontrabili nella validazione dei suoi enunciati. La lettura dei Protokolle (58) (59) dal 1906 al 1911, non lascia ombre di dubbio riguardo alla critica di onnicomprensività, o, alle ipotesi non confortate da casistica. Ancor di più si può affermare, attraverso la lettura di tutto il patrimonio scientifico scritto sino alla sua morte nel Maggio del 1937.
 

 A.1.b. 4.c Ipotesi di Validità del presupposto teorico-clinico confrontato con le ricerche Psicobiologiche e Neuroscientifiche

 Questo capitolo, tratterà l'ipotesi di validità dei principi esposti, ed il confronto con le ricerche psicobiologiche e neuroscientifiche.
Comprendere la mente umana e i sottili complessi meccanismi che determinano i processi mentali, la percezione, le azioni, la memoria, le emozioni e i sentimenti, è ai nostri giorni campo di ricerca della biologia, fisiologia, neurologia, neuro-biologia, psicobiologia, neuro-cognitivismo.
Alla luce degli studi consultati, si può affermare che il sistema limbico collegato con altre regioni cerebrali è implicato nel processo delle emozioni, integrato con le funzioni cognitive, cioè con la capacità di recepire informazioni, trasmetterle, ritenerle, associarle, memorizzarle.
Il modello psicosociobiologico di Luc Ciompi (60), denota una visione strutturale-fisiologica-biologica-evolutiva-ambientale, posto in confronto con l'intervento emotivo-affettivo correttivo proprio anche della psicologia del profondo, per quei soggetti che presentano gravi psicopatologie. " A favore dell'ipotesi della logica affettiva parla anche il fatto che queste stesse strutture limbiche (n.d.r. amigdala, ippocampo, aree del cervello filogeneticamente più antiche Mc Lean), che regolano gli affetti sono decisive in parte anche per prestazioni di memoria. ....le strutture limbiche sono inoltre specifici punti nodali di collegamento per quasi tutti i sistemi importanti di neurotrasmettitori. Questi messaggeri chimici, che trasmettono segnali da un neurone al successivo, sono in rapporto con determinati affetti. Così il sistema della noradrenalina svolge un ruolo decisivo negli stati di aggressività, quello della serotonina negli stati d'animo di cordoglio e depressione e quello della dopammina, verosimilmente nell'ansia. Neurotrasmettitori e neuro-ormoni come le endorfine - morfine endogene prodotte nel cervello - trasmettono emozioni di gioia e piacere. ... Ciò significa, in relazione a qualsiasi tipo di comunicazione e di trasmissioni di informazioni, che per la ricezione di messaggi cognitivi ha un'importanza primaria la disposizione affettiva di fondo, mentre il contenuto delle informazioni da trasmettere ha solo un'importanza secondaria. ....La psicoanalisi, invece, ha fatto fin quasi dall'inizio di questo fattore emozionale il suo strumento terapeutico più importante, nell'ambito della teoria del transfert..."(61) .
Lo studio sul fattore emotivo è stato tra i registri centrali dello studio psicoeducativo di Adler. Nel 1908 in " I delicati bisogni dei bambini", scriveva: " Come regola generale si può, tuttavia, sostenere che il bisogno d'affetto del bambino dovrebbe essere soddisfatto soprattutto per ottenere dei risultati culturalmente utili, e non solo come se fosse un gioco (zum Spiel).
La P. I., ritiene importante il training affettivo ricevuto, fattore determinante nello sviluppo del sentimento sociale, psicogenetico e costitutivo del trauma.
Tale rapporto affettivo, si evidenzia, anche e non solo, nella relazione con il terapeuta, ed è il focus del processo terapeutico di ri-costruzione.

 Gli studi sulle emozioni primitive, come la paura e sulla formazione dei ricordi di Ledoux, chiariscono gli scambi dei neurotrasmettitori e l'instaurarsi dei processi consci e inconsci. "La Farb e io abbiamo dimostrato che un aminoacido che funge da neurotrasmettitore eccitatorio, il glutammato, è presente nelle cellule talamiche che si connettono al nucleo laterale. ... Il glutammato prende parte a un processo denominato potenziamento a lungo termine, o LTP, che si è affermato come modello della memorizzazione. Questo processo, individuato nell'ippocampo, comporta un aumento dell'efficienza della trasmissione sinaptica lungo una via nervosa; in altri termini, i segnali si propagano più facilmente lungo questa via dopo che si è stabilito l'LTP. Il meccanismo sembra chiamare in causa il glutammato e una classe di amminoacidi che fungono da recettori eccitatori postsinaptici, i recettori NMDA.... Una volta stabilito l'LTP, i medesimi segnali nervosi producono una risposta più intensa. Anche i ricordi legati alle emozioni possono indurre LTP nella amigdala. ... Vari studi hanno evidenziato l'LTP nella via del condizionamento della paura. ....Le ricerche di Marie-Christine Clugnet, quelle di Thomas H. Brown e Paul Chapman a Yale di Davis e Faselow sull'inibizione del condizionamento della paura e sul blocco del NMDA. ... Benché l'amigdala immagazzini informazioni primitive, non dovremmo considerarla l'unico centro di apprendimento. Il processo di memorizzazione è una funzione svolta dall'intera rete, non da una sola componente." (62) Lo studio, più avanti, esemplifica come avvenga il processo del ricordo di un evento che genera paura nella mente "La distinzione tra memoria dichiarativa ed emotiva è importante. W: J. Jacobs della University of British Columbia e Lynn Nadel dell'Università dell'Arizona hanno sostenuto che siamo incapaci di ricordare eventi traumatici nel primissimo periodo di vita perchè l'ippocampo non era ancora maturo da potere formare ricordi consciamente accessibili. Il sistema della memoria emotiva, che forse si sviluppa più precocemente, forma chiaramente e immagazzina ricordi inconsci di tali eventi. per questo il trauma può influire in seguito sulle funzioni mentali e di comportamento, anche se agisce attraverso processi inaccessibili alla coscienza... " (63).
Adler scriveva nel Il temperamento nervoso (1912): "Ognuna delle linee direttrici della nevrosi e dei meccanismi psichici su cui esse si basano può utilizzarsi o divenire utilizzabile a livello cosciente sotto forma di immagine-ricordo. Questa immagine è una manifestazione della tendenza difensiva e può derivare dal residuo di un'esperienza infantile o essere il prodotto della fantasia. Talora si forma o mutua in un periodo successivo allo sviluppo della nevrosi e rappresenta il simbolo, l'etichetta di un modo particolare di risposta."

Gli studi di Damasio, permettono di offrire un'ipotesi sui nessi corpo-cervello-struttura dell'organismo.

 a) Ipotesi di collegamento sugli enunciati: di Adler Indivisibilità psiche-soma e Linguaggio degli organi e gli studi di Damasio Corpo e cervello.
Damasio: "Corpo e cervello interagiscono: l'organismo dall'interno - Cervello e corpo sono indissolubilmente integrati da circuiti neurali e biochimici che dall'uno puntano all'altro e viceversa. Due sono le principali vie di interconnessione: quella alla quale si pensa per prima è costituita da nervi periferici sensitivi e motori, che convogliano segnali da ogni parte del corpo al cervello e dal cervello a ogni parte del corpo. L'altra via, alla quale e meno immediato pensare, anche se è molto più antica dal punto di vista evolutivo, è il flusso sanguigno, che trasporta segnali chimici quali ormoni, neurotrasmettitori, modulatori. Basta una sintesi semplificata per rivelare quanto siano intricate tali relazioni.

1) Quasi ogni parte del corpo - ogni muscolo, ogni articolazione, ogni organo interno - può mandare segnali al cervello attraverso i nervi periferici. Questi segnali entrano nel cervello al livello del midollo spinale o del midollo allungato e alla fine vengono portati dentro il cervello, di stazione neurale in stazione neurale, fino alle cortecce somatosensitive nel lobo parietale e nelle regioni dell'insula.
2) Attraverso il flusso sanguigno conduce le sostanze chimiche prodotte dall'attività del corpo possono raggiungere il cervello e influire sul suo funzionamento, o direttamente oppure attivando particolari siti cerebrali come l'organo subfornicale.
3)Nel verso opposto, il cervello può agire su tutte le parti del corpo attraverso i nervi. Gli agenti sono il S.N.A, ed il S.Neuromuscoloscheletrico. I segnali per il S.N.A. scaturiscono dalle regioni evolutivamente più antiche (amigdala, cingolato, ipotalamo e midollo allungato), mentre quelle per il S. Neuromuscoloscheletrico scaturiscono da diverse cortecce motorie e nuclei motori subcorticali, di varie età evolutive.
4) Il cervello agisce sul corpo producendo ed ordinando la produzione di sostanze chimiche che vengono liberate nel flusso sanguigno: ad esempio ormoni, trasmettitori e modulatori.
...L'organismo costituito dall'associazione corpo-cervello interagisce con l'ambiente come un tutt'uno: l'interazione non è del solo corpo ne del solo cervello".(64)

 Adler, in riferimento al meccanismo del linguaggio degli organi: "I modi con cui il corpo viene influenzato non sono conosciuti ancora pienamente ed è probabile che non riusciremo mai a dare una spiegazione completa a questo problema. Uno stato di tensione fa sentire i suoi effetti tanto sul sistema nervoso centrale quanto su quello autonomo. Il soggetto tamburella con le dita sul tavolo, si mordicchia le labbra, o strappa, in pezzi piccolissimi, un foglio di carta. Anche masticare una matita o un sigaro sono modi di alleggerimento della tensione. In definitiva egli deve muoversi e questi movimenti ci dimostrano quanto si senta a disagio in un particolare frangente. Un significato identico è espresso dagli arrossamenti che insorgono quando si trova in mezzo a degli sconosciuti, dai tremori, dai tic. E' in questo modo che un'emozione determina uno stato di ansia nell'intero organismo, benché essa non appaia sempre così chiara a tutti i livelli. Per questo noi parliamo di una sintomatologia solo per quei livelli dove è possibile accertarla".(65)
" L'organismo, lungo le vie del sistema nervoso vegetativo e delle modificazioni endocrine, subisce dei cambiamenti di cui risentono la circolazione sanguigna, le secrezioni, il tono muscolare e quasi tutti gli organi. Come fenomeni transitori queste manifestazioni sono normali, sebbene mostrino differenze nell'espressione, secondo lo stile di vita del soggetto, se persistono si può parlare di nevrosi organica funzionale. Come le psiconevrosi, queste forme si inquadrano in uno stile di vita che, quando il sentimento d'inferiorità è più marcato, mostra una tendenza, alla fuga dal problema con cui l'individuo si è confrontato. Il ripiegamento è assicurato dalla continuazione dei sintomi reattivi, somatici o psichici, che sono stati scatenati. Così le dinamiche dello spirito si esteriorizzano nell'organismo. Anche in un ambito puramente psichico possono comparire azioni e rinunce, dannose per le esigenze della società.
Con un processo inverso, uno stato organico può esercitare un'influenza sulle dinamiche psichiche. Lo stile di vita, secondo la nostra esperienza, si struttura durante la prima infanzia. L'eredità organica esercita qui una grande influenza ".(66)

 b) Ipotesi di collegamento sugli enunciati: di Adler Sentimento d'Inferiorità, Complesso d'Inferiorità, Disposizione Nevrotica e sugli studi di Damasio Mente e comportamento

 Damasio: "A mio giudizio, allora, avere una mente significa questo: un'organismo forma rappresentazioni neurali che possono divenire immagini ed essere manipolate in un processo chiamato pensiero e alla fine influenzare il comportamento aiutando a prevedere il futuro, a pianificare di conseguenza e a scegliere la prossima azione. Qui sta il centro della neurobiologia, secondo la mia concezione: il processo tramite il quale le rappresentazioni neurali, che consistono di modificazioni biologiche create in un circuito neuronico dell'apprendimento, diventano immagini nella nostra mente; il processo che consente a invisibili modificazioni microstrutturali dei circuiti neuronici (nei corpi cellulari, nei dendriti, negli assoni e nella sinapsi) di diventare una rappresentazione neurale, e questa a sua volta diviene un'immagine che ciascuno di noi avverte come propria" (67).
Adler sul Sentimento di Inferiorità nelle persone normali e condizioni genetiche: " Ho insistito da tempo sul fatto che essere uomo significa sentirsi inferiore.... Il lattante lascia trapelare dai propri movimenti il suo sentimento d'insufficienza e la sua tendenza incessante verso un miglioramento e verso una soluzione delle esigenze vitali....E' provato che il corpo umano è costruito secondo principi di sicurezza. Meltzer, nelle sue Harward lectures (1906-1907), si è riferito a questo principio di sicurezza, pressoché contemporaneamente a quanto io ho fatto nello Studio sull'Inferiorità degli Organi, più in dettaglio e con maggiore approfondimento. Spesso un organo leso è sostituito da un altro e un organo parzialmente danneggiato crea da solo un'energia compensatrice. Tutti gli organi sono in grado di rendere più di quanto dovrebbero in un tempo normale. Un organo provvede frequentemente a diverse funzioni vitali."(68)
Complesso d'Inferiorità: " Ogni nevrotico è afflitto da un complesso (sentimento) d'inferiorità e quindi non è possibile tentare una distinzione tra i nevrotici basandosi sul fatto che uno ha un complesso (sentimento) d'inferiorità e l'altro no. Le differenze possono invece essere individuate in base al tipo di situazione in cui il paziente avverte di essere incapace a proseguire sul lato utile della vita e per i limiti che ha posto ai suoi sforzi e alle sue attività (69) ...
Il complesso d'inferiorità - ossia la permanenza del sentimento d'inferiorità e le sue conseguenze - si può spiegare chiamando in causa una esasperata carenza di sentimento sociale" (70)

 La Disposizione Nevrotica dell'individuo e messa in luce da Adler attraverso l'osservazione della capacità dell'individuo nel:

 a) superamento delle difficoltà;
b) sentimento sociale in questi presente;
c) la legge del movimento;
d) sentimento d'inferiorità e nelle compensazioni promosse;
e) modo appercettivo.

 Soffermeremo l'attenzione sugli scritti a), b), c), e).

 a) "Tutte le funzioni vitali sono opportunamente sviluppate per superare in modo vittorioso l'impatto con il mondo esterno. Le nostre attività fisiche e psichiche vengono considerate appropriate, cioè sane e normali, se idonee a superare i comuni impedimenti posti dall'ambiente.
...
b) Accanto all'aspirazione per il superamento delle difficoltà, degli ostacoli e così via, pensiamo di avere dimostrato l'esistenza di un'altra facoltà che può essere chiamata sentimento sociale. ...

 In una nevrosi, c'è sempre una meta di superiorità personale molto elevata; applicando i principi della psicologia individuale all'indagine di un caso, si può sempre dimostrare che una tale meta di superiorità permea ogni fase della vita e ogni atteggiamento verso i problemi, dall'infanzia in poi. Ai fini terapeutici, l'individuo deve essere reso consapevole di tutto questo procedendo con accuratezza e cordialità. Una meta di superiorità personale tanto elevata fa presagire la mancanza di un'adeguata misura di sentimento sociale e preclude lo sviluppo di un genuino interesse verso gli altri. L'aspirazione alla propria superiorità e il mancato sviluppo del sentimento sociale sono entrambi degli errori, ma non costituiscono due errori distinti compiuti dall'individuo, bensì un solo e unico errore".(71)

 c) "Ognuno porta in sé un'opinione su se stesso e sui problemi dell'esistenza, una linea di vita e una legge dinamica che lo regolano senza raggiungere livelli di consapevolezza ... la legge dinamica nasce nell'ambito ristretto dell'infanzia e si sviluppa mediante scelte appena determinate, utilizzando liberamente le forze innate e le impressioni ricevute dal mondo esterno: non si può quindi esprimerla o definirla con una formula matematica".(72)

 e) "Il soggetto predisposto alla nevrosi ha un modo di appercezione notevolmente incline a schematizzare e ad astrarre e ciò gli consente di raggruppare tutti fatti interni ed esterni secondo un prospetto antitetico simile alle colonne del dare e dell'avere di un registro per la contabilità. Questo modo erroneo di procedere, che caratterizza il pensiero nevrotico, è determinato anche da una tendenza alla difesa che, nel tentativo di dare corso alle aspirazioni, si serve di linee guida ben definite e rigidamente delimitate. In questo modo il soggetto finisce con l'estraniarsi dal mondo reale perchè l'orientamento può essere mantenuto solo con una buona dose di elasticità. infatti non esiste nessun principio che possa mantenere sempre costante il suo valore e su cui basarsi nel corso dell'esistenza".(73)
Per Adler, l'individuo, il paziente, si forma un preciso modello irregolare che definisce Sé. L'Io opera tutte le relazioni consce e inconsce nei confronti degli stimoli, disponendosi con le capacità presenti ad affrontare il confronto con modalità adattive o disadattive. L'organo cerebrale trae informazioni dai distretti organici. L'Io organizza i dati interni ed esterni, approntando risposte, in quell'equilibrio raggiunto sia attraverso i fattori innati ed acquisiti sia attraverso le linee guida dell'esperienza compiuta.

c) Ipotesi di collegamento sugli enunciati: di Adler Psiche e Ambiente e gli studi di Damasio Organismo e Ambiente.
Damasio: "Se corpo e cervello interagiscono in modo intenso, non meno vigorosamente l'organismo che essi formano interagisce con ciò che gli sta attorno. Tali relazioni sono mediate dai movimenti dell'organismo e dai suoi dispositivi sensoriali" (74 .
Adler: "la materia prima su cui lavora la Psicologia Individuale è la relazione dell'individuo con i problemi del mondo esterno. Lo psicologo Individuale deve osservare come un individuo si rapporta al mondo esterno; mondo esterno che include il corpo stesso dell'individuo, le sue funzioni corporee e le funzioni della mente. Egli non si rapporta al mondo esterno; mondo esterno che include il corpo stesso dell'individuo, le sue funzioni corporee e le funzioni della mente. Egli non si rapporta al mondo esterno in modo predeterminato, come spesso si afferma. Egli si pone in relazione sempre in conformità con l'interpretazione che dà di se stesso e delle sue preoccupazioni attuali. Non sono né l'eredità né l'ambiente che determinano la sua relazione con il mondo esterno. L'eredità gli assegna solo alcune doti. L'ambiente gli fornisce solo alcune impressioni. Queste doti e impressioni e la maniera in cui egli ne fa "esperienza" - cioè l'interpretazione che egli dà di queste esperienze - sono i mattoni che egli usa, nelle sue specifiche modalità "creative", per costruire le proprie attitudini verso la vita".(75)
L'ambiente appone il proprio segno stimolando l'apparato sensoriale e a sua volta la mente.
Adler ha sempre insistito sulla centralità dell'ambiente. Le influenze ambientali intensificano la modalità appercettiva dell'organo inferiore e dell'organo psichico, si nota come l'individuo reagisce con sensibilità e-o ipersensibilità agli stimoli ambientali, come compensa o scompensa dimostrando i propri complessi..
La formazione del sentimento d'inferiorità nel suo complesso, viene a determinarsi dal ripetersi di risposte disadattive e di rinforzi ambientali disadattivi che il soggetto vive. La riverberazione attiva il cambiamento del sentimento nel complesso d'inferiorità.

 d) Ipotesi di collegamento sugli enunciati: di Adler Training affettivo e gli studi di Damasio emozioni e sentimenti. (76)
Per brevità tratterò liberamente il capitolo di Damasio riassumendolo. Le emozioni primarie sono correlate con le emozioni secondarie: le prime innate sono esperienze vissute attraverso gli stimoli del mondo esterno o del corpo e si sviluppano nel periodo infantile. La residenza di tali emozioni e delle risposte è localizzata nell'amigdala e nel cingolato anteriore e influenzano la strutturazione dell'elaborazione cognitiva.
Le seconde, emozioni secondarie, sono un complesso sinergico di operazioni mentali riguardo ad uno stimolo e alle modificazioni di stato che si innescano a livello muscolare, di S.N.A., di sistema immunitario, di S.N.C. e periferico. Le emozioni, congiunte, provocano dei cambiamenti mentali che si sviluppano nell'individuo.
I sentimenti sono l'esperienza del sentire, del cogliere gli stimoli (un volto o l'immagine corporea) piacevoli o spiacevoli attraverso l'apparato sensoriale. Rimandano alla costituzione di processi mentali ed operativi complessi, che investono corpo, processi cognitivi, trasmissioni biochimiche. La formazione di determinate esperienze della persona è congiunta al grado di sentimenti e di emozioni esperite, alla possibilità di avere costruito positive esperienze che rimandano a positive immagini mentali sia della figura affettiva sia della propria immagine di sé.
Adler: "I sentimenti di un individuo recano l'impronta del significato che egli dà alla vita e della meta che si è proposto di conseguire con il proprio impegno. In buona parte essi governano il suo corpo pur non dipendendo da esso, ma innanzi tutto dalla meta prefissata e dallo stile di vita che ne consegue. La nascita dei sentimenti non può spiegarsi con il ricorso a leggi chimiche né predirsi con esami chimici, e dunque non siamo più nel regno della fisiologia o della biologia. La psicologia individuale presuppone i processi fisiologici, ma è più interessata alla meta psicologica. Il nostro compito non è tanto quello di stabilire se l'ansia influenzi il sistema simpatico o parasimpatico, ma capire quale scopo e fine persegua. (77)
Adler inquadra nel sentimento sociale, quel registro che favorisce e determina nel bambino, le esperienze emotive significative. Tale sentimento è collegabile, a ciò che la madre ha trasmesso con armonici sentimenti e genuine manifestazioni d'amore.
L'adattamento affettivo - Training affettivo - equilibrato, consente al futuro adulto, di vivere il sentimento sociale, cioè il parco affettivo di espressioni positive nelle relazioni umane.
L'esperienza delle emozioni e dei sentimenti è, per l'individuo, la traccia base che lo orienterà nelle esperienze della vita, delineando il proprio modello organizzativo. L'apparato psichico dirigerà il modo di confrontare sé con l'ambiente.
 

 CASISTICA

 La validità della teoria è stata surrogata dalla copiosa documentazione clinica esemplificativa, che sosteneva le tesi.

 Sintesi delle Ipotesi di Validità del presupposto Teorico-Clinico alla luce delle Ricerche della Psicobiologia e della Neuroscienza
a. Unicità ed indivisibilità nel rapporto Psciche-soma-Inferiorità d'organo spiegate attraverso la relazione Corpo-cervello.
b. Disposizione Nevrotica - Sentimento d'Inferiorità- Complesso d'Inferiorità:
Rappresentazioni neurali ed Immagini prodotte; circuito neuronico di apprendimento; Immagine di Sè.
c. Relazione tra organo inferiore-cervello, corpo e ambiente:
L'ambiente appone il proprio segno stimolando l'apparato sensoriale che a suo volta stimola operazioni cerebrali.
d. Training affettivo correlato ad emozioni e sentimenti:
Emozioni primarie + emozioni secondarie + sentimenti, provocano cambiamenti mentali.
e. Casistica:
La validità della teoria è stata surrogata da Adler, dalla copiosa documentazione clinica esemplificativa, che sosteneva le teoria.
 

 B. VALIDITÀ DELLE TECNICHE USATE

 B. 1 La Tecnica

Desidero presentare alcuni strumenti tecnici che ricorrono con maggiore frequenza, precisando che, la tecnica adleriana non assegna una procedura obbligatoria, ma, permette al clinico di utilizzare la strumentazione in suo possesso operando con flessibilità, usando e adattando gli strumenti tecnici, ed altri proficui tra questi, nei tempi e nei modi più opportuni.
La tecnica78 adleriana è l'insieme di tutti gli strumenti che si utilizzano nel setting e nei diversi momenti operativi del trattamento con il paziente. La pregnanza di uno strumento e la validità, è la possibilità di rilevare ciò che l'operatore cerca, ma anche di essere adattabile e operazionalizzabile, cioè di far compiere con il suo utilizzo una serie di operazioni rivolte al processo di cura.
Lo strumento tecnico deve anche possedere la possibilità di migliorare lo stato di sofferenza della persona, offrendo la capacità di potere essere usufruito nella sua applicazione, di essere utilizzato anche dal paziente che può usarlo, secondo il grado di evoluzione-trasformazione raggiunto in psicoterapia.

 + La tecnica dell'osservazione, permette a di raccogliere i dati, di poterli sistematizzare, mettendo in luce le caratteristiche che delineano la persona: lo stile paradigmatico che presenta, la raccolta dei segni sintomatologici della sofferenza.
Osservare è per il terapeuta sia sapere ascoltare sia avere la possibilità di raccogliere i fenomeni che si presentano. Quelli soggettivi e quelli oggettivabili con il significato analogico del sé nelle sue manifestazioni.
Il linguaggio delle manifestazioni comunica lo stato espressivo interiore.

 + La tecnica dell'esplorazione, permette la conoscenza del paziente attraverso l'approfondimento delle seguenti aree:
- stato fisico-organico;
- famiglia di origine e le relazioni tra i componenti - costellazione famigliare;
- processi cognitivi: espressione ed analisi del linguaggio, ordine dei contenuti, collegamenti temporali, analisi del pensiero, ricordi, sogni;
- i tre compiti vitali:
a) il lavoro, contributo che il paziente offre alla comunità, descrive la modalità del sapersi confrontare con il senso di cooperazione rivolto al progresso comune;
b) l'amore e la sessualità, descrive la ricchezza di una evoluzione matura o immatura, dei sentimenti, della persona nella relazione affettiva;
c) le relazioni sociali, descrivono la capacità di confronto che la persona ha con gli altri, il grado di entusiasmo, di cooperazione, di sentimento sociale.

 + La tecnica della comunicazione è lo strumento principe per eccellenza, che veicola, anche, il processo di cura. Nella parola sono contenuti i sentimenti, le emozioni, la messa in luce dei processi della coscienza, l'ordine dei meccanismi cognitivi.
La capacità comunicativa del terapeuta si ri-affianca con il ripetere, elaborare, interpretare la narrazione compiuta. Inserendosi nel flusso emotivo dei contenuti, si compie un atto identificativo-congiuntivo. Lo stato dei significati e dei significanti esposti, è espresso attraverso il modo di sentire, condividere e comprendere.
Ai nostri giorni, la tecnica comunicativa strumento del processo psicoterapeutico è imprescindibile; studiata nella ricerca in psicoterapia, riconosciuta dalla comunità psicoanalitica, nel processo di cura.
La relazione che si costruisce tra i due attori nel setting, dispiega l'incontro tra due stili di vita diversi, propone il ri-conoscersi attraverso il modo di pensare, trasmettere la relazione con i suoi contenuti, analizzare i problemi.
La relazione tra psicoterapeuta e paziente è una relazione bipersonale complementare, che si dispiega tra due stili di vita e di conoscenze, tra due contraenti un contratto che si dispiega, anche, nell'interazione e nel confronto.
Il terapeuta nella relazione bipersonale "mette in gioco" sé, ponendosi nella posizione di essere quanto il paziente "influenzato" affettivamente così quanto di "influenzare" affettivamente, il paziente. Saprà ricercare, individuare, curare, quanto più saprà essere cosciente ed in equilibrio con sè, nel cammino con la sofferenza della persona.
L'arte maieutica socratica permette al terapeuta di acquisire conoscenze, ma anche comprendere e mettere a confronto l'assistito con il suo modo di pensare offrendo il sapere stesso di non sapere. Il clinico propone in tal modo, ma non solo, la ricerca e le risposte individuate, utili per il processo di costruzione - ri-costruzione.
Compito del clinico è creare le condizioni perchè il paziente si senta accolto, riconosciuto quale soggetto portatore del suo malessere, percepisca fiducia, considerazione e si stabilisca quell'accordo analitico sin dall'inizio del trattamento.

 + La tecnica della spiegazione permette di ri-orientare il lavoro che il paziente compie su di sé. Attraverso la spiegazione si chiarifica il lavoro in corso, su che cosa si sta operando, motivando i diversi passi che si compiono.
La spiegazione si utilizza, soprattutto agli inizi, quando il paziente non riesce a capire quale sia l'intervento dell'Individualanalisi e-o quale sia l'intervento in atto. Altre volte, durante stadi medio-avanzati della terapia, la spiegazione favorisce il riepilogo del trattamento svolto.
Lo spiegare, rassicura il paziente indirizzandolo nel lavoro verso obiettivi che richiedono la conoscenza, modula la continuità operativa. E' uno strumento che diventa, anche per il paziente, utile tutore nel governo dell'ordine psichico.

 + La tecnica dell'interpretazione comprende il:
- sapere individuare;
- sapere chiarire;
- sapere interpretare;
- sapere elaborare.

 E' tra gli strumenti il più importante, in quanto permette di svelare ciò che è oscuro, difficile, sconosciuto al paziente. Attraverso la tecnica dell'interpretazione si risale alle fonti del significato del contenuto proposto, mascherato, slegato dal nesso logico. Si individua quanto dimenticato, rimosso, non ancora consapevolizzato.
Il chiarire il tema-problema della narrazione propone la capacità, di chiarificare, diminuendo la confusione che lega il processo logico con il dinamismo affettivo.
L'interpretazione favorisce l'assistito che utilizza il patrimonio intellettivo con maggiore capacità, comprendendo le operazioni astratte senza nesso o con scarso riferimento nella realtà. In fase avanzata della terapia l'individuazione, la chiarificazione e l'interpretazione, vengono utilizzati dal paziente nell'approfondimento dei ricordi, dei comportamenti attuati, nella ripresa della rivisitazione del percorso analitico.
Il modello adleriano pur non facendo un trattato sistematico della tecnica interpretativa, indica al clinico la necessità di usare, dosando secondo il procedere, tale leva. Si osserva anche quanto il paziente sia fautore della considerazione interpretativa che costruisce con le sue capacità nello scoprire ciò che aveva nascosto, negato, camuffato.
In P.I. la correttezza di un interpretazione, la validità, è data attraverso la convalida sistematica del paziente. L'interpretazione è valida quando il suo fruitore 'libero' nell'approfondimento di sé accetta o produce l'interpretazione. Nell'accettare l'interpretazione, il paziente è arrivato alla soglia cosciente, o ha già sistematizzato le parti, non ancora collegandole tra loro. La riunione di idee, la concatenazione degli elementi, l'insight, favoriscono la capacità (costruita) di sapere accettare, di sapere essere responsabile di sé. La tecnica dell'interpretare e il suo prodotto l'interpretazione, ha dunque valore quando il clinico-ricercatore ha saputo promuovere la capacità del paziente, di saper comprendere sé
Il processo di elaborazione è l'insieme dei precedenti processi congiunti. L'elaborazione riattualizza l'esperienza vissuta, offre luce significativa sul modus dicendi e vivendi proposto, permette al paziente di procedere verso l'attualizzazione di una messa in prova diversa dalla precedente: il modus operandi ( trasformazione).
Elaborare non significa solo selezione dei dati (estrinseci) che si stanno percependo e vivendo, ma anche ricongiunzione dei dati vissuti (intrinseci), messa in quadro secondo le linee diverse dal modus vivendi. Attraverso la selezione delle scelte compiute dal paziente e la messa in prova, si verifica il processo di crescita terapeutica. Si può notare la differente funzionalità dei processi cognitivi e l'assegnazione di valore dei sentimenti e delle emozioni a fatti ed eventi.

 + La tecnica dell'incoraggiamento e del sostegno è quel valido supporto, quando il paziente necessita di essere tutorato, rinforzato attraverso le parti sane di sé, per potere procedere nelle fasi successive del trattamento. L'utilità e la validità dell'incoraggiamento predispongono il terapeuta ad avvalersi di tale tecnica nei confronti di quel soggetto con Io debole, fragile; oppure quando (in diverse patologie) necessita dell'Io tutoriale del terapeuta, che inizialmente gli permette di essere in grado di affrontare il quotidiano.

 Nel corso del tempo alcuni strumenti, presentati, vengono ad essere posseduti e gestiti dal paziente nel suo ambiente e nelle relazioni interpersonali. Egli utilizzerà, ad esempio, il sapere comunicare per rappresentarsi i e per sapersi proporre nei tre campi vitali.
Saprà spiegare, interpretare, sostenere l'espressione del parco cognitivo-affettivo, compiendo quella continua opera di analisi intrarivolta, accompagnamento di uno stile che la Psicologia Individuale propone.
 

 B 1.a La teoria della Pratica

 Nel 1920 Adler, rivolgendosi ai colleghi, propone uno scritto di teoria della pratica, intitolato "Altre massime direttive per l'esercizio della Psicologia Individuale" (79). Ai nostri giorni si ritiene, le undici massime, utili per avere un corretto inquadramento operativo ed una adeguata analisi del comportamento teorico-tecnico, nella relazione con il paziente.
Vengono presentati i tratti salienti delle massime, accompagnate con un breve commento.
I. Ogni nevrosi può essere intesa come un tentativo culturalmente sbagliato di liberarsi di un senso di inferiorità per procacciarsi un senso di superiorità.
Il paziente segue la via più breve o quella più lunga per evitare la condizione di sofferenza, reagendo con potenza al complesso di inferiorità e operando con la protesta, il rifiuto, il perseguimento della meta più congeniale

 II. La via della nevrosi non porta sulla linea dell'attività sociale, non tende alla soluzione dei problemi che sono stati posti, ma sbocca invece nella stretta cerchia famigliare e costringe il paziente a finire in una posizione di isolamento.
Lo stile nevrotico appare nel comportamento e nell'interazione con l'ambiente, nei compiti vitali, attraverso diversi gradi di qualità e quantità, con espressioni di ritiro e-o fuga. Si può notare come nelle patologie più gravi, psicosi, disturbi di personalità, venga scelto il senso della vita, attraverso la linea inutile rispetto a quella utile.

 III. La grande cerchia sociale viene eliminata, del tutto o in gran parte, con un "arrangement" d'ipersensibilità e di intolleranza.
Il soggetto malato, sofferente, portatore di disturbo nevrotico o psicotico si allontana seguendo linee di pensiero e di comportamento, non affrontando i reali problemi che lo fanno soffrire.
Le capacità intellettive si orientano verso l'astrazione, i sogni a occhi aperti, evidenziando modi compensatori, finzioni, mete fittizie.
Il paziente, per sfuggire al suo complesso di inferiorità, architetta posizionamenti di inferiorità-superiorità, altalenando tra obiettivi ogni volta uguali o diversi che non consegue, vincolato dalle leggi che si è autoimposto.
Alla luce del clinico, vengono portati i traumi, gli scompensi affettivi provati-vissuti, e la modalità di assestment che ha dovuto compiere nell'itinere del suo sviluppo.

 IV. Questi esoneri, ed i privilegi della malattia e della sofferenza, offrono al paziente il surrogato della mèta originaria, piena di rischi, di superiorità reale.
In questo paragrafo, Adler riponeva nell'osservazione della persona malata la domanda che il clinico si rivolge durante il trattamento: "Perchè persegue tale stato?". "A quale economia psicologica si rivolge tale stile di vita?". "Che cosa consegue, ripetendo tali azioni, che sempre più procurano lo stato di intolleranza e sofferenza?".
L'architettura del disturbo utilizzato dal paziente garantisce la possibilità di surrogare con atti sostitutivi, quanto non può più avere o raggiungere, ripetendo così un modo di fare e di essere, che seppure scompensato, è tutto ciò che ha.

 V. Così la nevrosi e la psiche nevrotica si rivelano come un tentativo di sottrarsi ad ogni costrizione da parte della società, con una costrizione contraria.
I pazienti durante la psicoterapia evidenziano il training affettivo ricevuto, le carenze, i traumi, le attuate contro manifestazioni compensative. Il tutto si osserva nello stile di pensiero, d'azione, attraverso la narrazione che investe i tre compiti vitali.
L'opposizione ai bisogni presenti in ogni compito vitale - il rifiuto verso, il ri-chiudersi, l'evitamento, l'opposizione silente o manifesta, l'aggressività, la rabbia, l'odio ed altre espressioni - denotano la scelta attuata, che risponde a quelle che la persona si è data, a cui aderisce, comportandosi come colui che naviga in controcorrente.

 VI. La costrizione contraria ha un carattere di rivolta contro la società, trae il suo materiale da esperienze affettive idonee o da osservazioni, preoccupa il pensiero e il sentimento con emozioni (ma anche con bagatelle) idonee a sviare lo sguardo e l'attenzione del paziente dai suoi problemi.
Nella definizione costrizione contraria si sottolinea l'attenzione verso quel modo d'essere, che il paziente si è autoimposto come stile difensivo a cui sottomette - piegando i dati - la realtà e le relazioni con gli altri.
I continui pretesti, che la persona avanza nell'ambiente anche attraverso i sintomi, diventano leve di azione a suo tornaconto, mantenimento ed espressione della logica disturbata.

 VII. Anche la logica finisce sotto la dittatura della costrizione contraria. Questo processo può progredire fino alla cessazione della logica, per esempio nelle psicosi.
Ogni clinico può cogliere - attraverso l'osservazione, l'inferenza, l'empatia, il processo diagnostico, i dati testistici - come la capacità operativa dell'intelletto e le funzioni interindividuali e intraindividuali, siano sottoposte al disturbo e al devastante deterioramento mentale (nelle patologie gravi) che si è prodotto nel corso del tempo.

 VIII. La logica, l'estetica, l'amore, la solidarietà umana, la collaborazione ed il linguaggio scaturiscono dalle necessità della convivenza umana. Contro di esse, si rivolta automaticamente l'atteggiamento del nervoso, che tende all'isolamento e che è assetato di potenza.

 La considerazione, di Adler, è rivolta allo stato e alle manifestazioni dispiegate dal paziente, nella cooperazione con gli altri e nei tre compiti vitali.
- Nel campo lavorativo il paziente può esprimere sé come: colui che si forza ad atteggiarsi chi non è; chi mantiene un livello di vita economico superiore alle sue possibilità; chi manifesta scarsa collaborazione con i pari livello per avvantaggiarsene; chi denigra i compagni di lavoro per mostrarsi superiore, chi si ritira da compiti di responsabilità, chi pone 'altruisticamente' sé davanti agli altri per ripararsi da possibili confronti che riverberano lo scarso sentimento sociale.
- Nel campo affettivo-sessuale si possono cogliere manifestazioni di differente segno. La figura maschile ad esempio può proporre: la svalutazione della moglie, del partner; la compresenza contemporanea durante l'atto sessuale di un altra donna o di atti imitativi che questa deve compiere; atti di sadismo che manifestano aggressività e violenza da infliggere a restaurazione del vissuto traumatico; la masturbazione come segnale solitario, svalutativo, solipsistico, sostituto al rapporto sessuale; l'omosessualità, come scelta di ritiro o di paura della donna, rifiuto nell'identificazione maschile etc.
La figura femminile, ad esempio, può proporre rifiuto-sfiducia-svalutazione del marito, del partner, attraverso: la continua disposizione al risentimento e-o all'accusa; la rappresentazione di sé nel confronto con marcata sottolineatura; l'astensione e-o il rifiuto dal rapporto affettivo-sessuale; lesbismo; l'appagante scelta di castità; etc..
- Nel campo delle relazioni sociali il paziente, ad esempio, può proporre: isolamento; ipercriticità, cinismo, derisione di amici e-o conoscenze; opposizione a tutto quanto può essere proposto; svalutazione nella comunicazione; chiusura nel silenzio, egocentrismo; esagerazione nell'essere generoso e altruistico; rigidità ed intransigenza; vittimismo nelle situazioni vissute, etc.

 IX. La guarigione dalla nevrosi e dalla psicosi esige una diversa educazione del paziente, la correzione dei suoi difetti ed il suo ritorno definitivo in seno alla società umana, senza riserve.
Attraverso il trattamento terapeutico, il clinico interviene anche sul processo di tras-formazione ed educazione del paziente.
Il terapeuta sa che ri-educare significa favorire nel paziente il processo di ri-correzione e ri-formulazione del dis-ordine e del dis-adattamento. In altre parole, tutte quelle manifestazioni che si erano generate come stile e modalità operativa nella disposizione nevrotica.
Il paziente ri-costruisce sé attraverso la messa in opera delle capacità ri-conosciute, acquisite, consolidate, cioè attraverso la formazione-trasformazione, rinnova le capacità disadattate.

 X. Tutte le vere aspirazioni e tutte le tendenze del nervoso sottostanno alla dittatura della sua politica di prestigio, si aggrappano a qualsiasi pretesto per non risolvere i suoi veri problemi, e si rivoltano automaticamente contro lo sviluppo del senso sociale. ciò che egli dice e ciò che dicono i suoi pensieri non hanno alcuna importanza pratica. La direzione cui rigidamente tendono le sue azioni si esprime unicamente nel suo atteggiamento.
Si raccoglie nella disposizione nevrotica l'espressione delle manifestazioni del complesso d'inferiorità e di superiorità che cercano di andare oltre le reali possibilità consentite, ad esempio nella reazione di fronte a fatti o persone che vivono più forti. Nell'esibizionismo, si avverte il pregnante senso del paziente, di vivere la condizione pregressa, del sentimento di inferiorità.

XI. " Stabilita una volta per sempre l'esigenza di una comprensione unitaria dell'uomo, e della sua individualità (indivisibile) - a cui siamo costretti sia dalla peculiarità della nostra ragione, sia dalla conoscenza individualpsicologica della coazione alla semplificazione della personalità - il mezzo principale del nostro metodo per crearci un quadro delle linee di forza su cui i singoli aspirano ad una posizione di superiorità sarà il paragone".
Adler, sottolinea al terapeuta la continua ricerca con ogni paziente. Il clinico dovrà prestare attenzione ai sintomi presentati, al linguaggio degli organi, al modo in cui opera, alle manifestazioni pregresse e attuali, alla posizione che il paziente occupa nel proprio ambiente, ai tre compiti vitali, al complesso di inferiorità che si reitera, al senso di cooperazione.
La visione del mondo (Weltanschauung), per l'assistito, si attesta ad un modo di vivere e comprendere che appare fisso, sempre uguale, che si manifesta nello stile di vivere il proprio ambiente (wetbild), ripetendosi. Oppure, nel proporre un modo di rapportarsi finzionale, ostile, e nel farlo, dimentico della spontaneità e dei bisogni soggiacenti, si rigira su ciò che vorrebbe fare.

 Si potrà cogliere un modo di pensare che si indirizza verso:
- il prevedere (80) nel modo di rapportarsi con la realtà e con i problemi, evitando o ponendo ideazioni, spostamenti, costruzioni improprie;
- l'anticipare (81): la costruzione della ragione anticipa quanto non è avvenuto o potrebbe avvenire secondo linee guida. Il modo di gestire i problemi, mette in luce l'individualismo e il disinteresse sociale;
- il generalizzare (82): traducendo i dati secondo un proprio modo di ragionare e di interpretare. Le operazioni cognitive, attestano il modo di piegare quanto percepito, secondo le "lenti" di ciò che si vuole vedere ;
- l'astrarre (83): (nei diversi gradi del disturbo nevrotico o psicotico) rappresentato dallo stile ideativo sul piano irreale-fantastico utilizzato come fuga, sezionando i dati percepiti e appresi, ri-configurando e maneggiando la realtà con iterazioni secondo il proprio modus vivendi.
Tutte queste operazioni compiute dall'apparato psichico, mostrano le finzioni, i comportamenti fittizi e i diversi artifizi (84), che per il paziente sono espressione della sua malsicurezza e del sentimento di inferiorità.
 

 C. Effetti invalidanti, "nocivi" per il paziente, della terapia Individualpsicologica

 Analizzare sistematicamente il campo delle idee adleriane significa dovere affrontare il campo della teoria di riferimento alla luce degli inquadramenti teorici del passato, proposti da Adler, ma anche capire nel presente, quale validità abbiano e quali riscontri offrano al terapeuta per comprendere i fenomeni. Il confronto con gli allievi in formazione presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia, e non solo, mi ha permesso di raccogliere la difficoltà di questi nel rivedere le idee del modello in riferimento al contesto. Tale riscontro emerge da una scarsa sistematicità del maestro sparsa nei diversi scritti, ma anche dalla ripetizione non sempre agevole delle idee presentate.
Gli scritti, non tutti tradotti, non consentono una logica consequenziale del pensiero e gran parte delle idee richiede una attenta lettura, riga per riga, per una comprensione meno superficiale.
Per lo specializzando quanto per il clinico, questo può favorire lo scivolamento verso la banalizzazione induttiva e la riproduzione applicativa, in tale modo possono emergere i limiti della scarsa conoscenza teorica e l'insufficiente ricerca globale.
 

 C. 1.a Nocività dei Fattori Specifici

 Osserveremo che i fattori specifici, la teoria (1) e la teoria della tecnica (2), non correttamente applicati possono determinare fattori nocivi sul paziente nel processo terapeutico.
Nel fattore specifico della teoria vi sono alcuni aspetti che possono comportare un'errata modalità di analisi ed individuazione dei dati clinici:
1. a) la procedura dell'enunciato teorico non offre un rilievo metodologico nella relazione con il reale;
1. b) gli enunciati della teoria sono carenti di concordanza nel rilievo casistico;
1. c) l'enunciato manca di sistematicità teorica;
1. d) la proposizione teorica ha un alto livello di induzione non suffragabile nella realtà.

 1. a) La validità di un enunciato adleriano offre il rilievo metodologico ed interpretativo nel rapporto su cui si indaga, sostenendo rigorosamente il confronto con i dati osservati.
Nella applicazione e verifica attuale dell'enunciato, si possono prestare errori di discordanza frutto di una scarsa conoscenza del clinico-ricercatore che opera un'insufficiente analisi dei collegamenti teorici nell'opera di inquadramento del disturbo; in essere l'enunciato non determina nel confronto con gli altri principi discordanze, confusioni, negazioni reciproche.

 1. b) Il clinico-ricercatore può riscontrare nella costruzione teorica la scarsezza di un metodo di riscontro, un evidenziare negli assunti adleriani il 'maestro che si muove a caso', e che li utilizza facilmente su ogni disturbo.
Ad una attenta verifica si scopre che i principi teorici analizzano sistematicamente i casi offerti con metodo e la teoria permette un ampio inquadramento e disamina del paziente.
In P.I. la scienza della nevrosi offre le seguenti considerazioni applicative finali:
" 1) Nel concetto della vita lo sviluppo organico e psichico è già precostituito e si presenta come coazione a porsi una mèta. Perchè la vita esige da noi l'azione. Con ciò è fissato il carattere finale della vita psichica.
2) Il continuo stimolo a tendere a una meta è dato all'uomo da sensi di insufficienza. Ciò che noi chiamiamo istinto è già la strada e risulta orientato dalla mèta; e la capacità di volere si raccoglie malgrado contraddizioni evidenti, per giungere fino a questa mèta unitaria.
3) Come un organo insufficiente crea una situazione insopportabile da cui hanno origine numerosi tentativi di compensazione finché l'organismo si sente nuovamente adeguato alle esigenze dell'ambiente, così l'anima del bambino nella sua malsicurezza cerca quel fondo (riserva) di forze supplementari che devono creare una superstruttura sui suoi sentimenti di malsicurezza.
4) L'indagine della vita psichica deve tenere in considerazione anzitutto questi tentativi esitanti e questi sforzi che sorgono da elementi reali dati costituzionalmente e gli sfruttamenti prima tentati, più tardi provati, dell'ambiente.
5) Ogni fenomeno psichico può dunque essere inteso soltanto come fenomeno parziale di un piano di vita unitario. Tutti i tentativi di spiegazione che non fanno ciò e che tentano di penetrare nell'essenza della vita psichica infantile con l'analisi del fenomeno e non del suo nesso si devono considerare sbagliati. perchè i "dati di fatto" della vita infantile non sono mai da vedersi come fatti finiti, bensì vanno considerati come movimenti preparatori in funzione di una mèta.
6) Date queste premesse nulla avviene senza una tendenza. Vogliamo tentare di rilevare qui le importanti linee direttive:
Attività reale.
a) sviluppo di capacità per giungere ad una superiorità;
b) misurarsi con l'ambiente,
c) raccogliere conoscenze ed abilità;
d) il sentimento di un carattere ostile del mondo;
e) uso di amore e di obbedienza, di odio e di testardaggine di senso sociale ed aspirazione a potenza, per giungere alla superiorità.
Immaginazioni.
f) sviluppo del come se (fantasie, successi simbolici);
g) uso della debolezza;
h) rimandare decisioni. Tentativi di sottrarsi alle esigenze della vita.
7) Come premessa assoluta di queste linee direttive si trova unicamente una mèta posta in alto, di onnipotenza e di similitudine a Dio che deve rimanere nell'inconscio per essere efficace. Non appena il senso ed il significato di questa mèta, e la sua contraddizione nella vita, sono completamente afferrate e comprese, l'uomo non è più in sua balia e può abolire la sua influenza meccanizzante, schematizzante, con un avvicinarsi comprensivo alle esigenze concrete della società. A seconda della costituzione della esperienza, questa mèta può avere veste varia e concreta e può in questa forma (regolarmente nella psicosi) essere portata alla coscienza. Il fatto di che questa mèta di potenza rimanga inconscia è imposto dalla sua insormontabile contraddizione col reale sentimento sociale. Un ravvedersi da soli, senza un intervento estraneo concretamente comprensivo è quasi impossibile, per mancanza di una penetrazione comprensiva e per l'ossessione che agli uomini generalmente deriva dall'aspirazione alla potenza.
8) la concretizzazione più regolare di questa aspirazione e potenza (oltre la quale, a seconda dei bisogni, se ne trovano altre spesso apparerentemente contraddittorie) è formata seguendo lo schema "uomo-donna" e rivela tutta la potenza che un bambino spera di possedere. L'elemento contrario che essa implica, in genere quello femminile, viene combattuto come elemento nemico che deve essere assoggettato.
9) Tutti questi fenomeni si manifestano in modo spiccato presso il nervoso perchè il paziente non ha provveduto, nella sua posizione di lotta, ad un'ampia revisione dei suoi giudizi infantili errati, ed in ciò gli viene in aiuto molto il suo punto di vista solipsistico che si è rafforzato per questa ragione.
10) Così non ci possiamo meravigliare se ogni nervoso si comporta come se dovesse continuamente offrire una dimostrazione della sua superiorità, anche di fronte alle donne (85).
Nella specificità si può riscontrare come il clinico non integrando i dati teorici e non avendo una visione comprendente complessiva, può essere facilmente invogliato a ricercare in altri costrutti teorici la risposta all'individuazione e alla spiegazione della problematica del paziente, proponendo integrazioni non ampiamente compatibili con la teoria di riferimento.
La visione teorica adleriana si presta a mantenere negli assunti di base, la comprensione sistematica del paziente (ai nostri giorni diverso dal paziente di un tempo), ed offre alle teorie del profondo un modulo integrato. I postulati teorici offrono all'Individualpsicologo la possibilità di analizzare e confrontare i dati in modo raffinato.

 1. c) La sistematicità è data da tracce espositive chiare da riferimenti teorici connessi tra loro, collegati e confrontati. Gli enunciati - principi o leggi - sono confortati da regolarità stabile nel corso del tempo, l'attendibilità e verificata attraverso la casistica del modello irregolare.
" La nostra scienza esige un procedimento strettamente individualistico e non è dunque incline a generalizzazioni. Ad usum delphini però voglio porre qui la tesi seguente: una volta compresa la meta di un movimento psichico o di un piano di vita, mi dovrò aspettare una concordanza assoluta tra tutti i movimenti parziali da una parte, e la mèta del piano di vita dall'altra".(86)
1. d) L'enunciato e l'impostazione teorica adleriana non abbraccia l'impianto positivistico e meccanicistico ma vede la ricerca e la conoscenza della persona, nella relazione con l'ambiente, nelle variazioni che propone, nell'esperienza che compie, attraverso tutte le osservazioni fornite. La psicologia adleriana ha un'indirizzo qualitativo e quantitativo, come definisce Ansbacher "appartenente alla psicologia fenomenologica pesonalistica - soggettiva -"(87)
 

 C.1.b Nocività dei Fattori Aspecifici

 Una "primitiva" applicazione della teoria della tecnica può generare fattori nocivi per il paziente. Se ne elencheranno alcuni, corredati da un breve commento.
- Scarsa alleanza terapeutica e alleanza negativa; centratura del terapeuta su sé anziché sul paziente.
- Interpretazione ristretta attraverso un'analisi di superficie della personalità: può comportare che si tralascino importanti dinamismi sottostanti, favorendo - solo - un intervento psicopedagogico cristallizzante.
- Elisione di alcuni registri nell'individuazione e collegamento dei fenomeni con debole comprensione delle operazioni psichiche.
- Insufficiente analisi degli agiti e delle operazioni difensive: può condurre il clinico ad interpretazioni affrettate, improprie e dannose.
- Eccessiva esplicitazione e chiarificazione di modalità comportamentali attraverso l'utilizzo di termini tecnici o spiegazione logico-razionale: può produrre nel breve-medio-lungo periodo - in determinate patologie come psicosi, disturbi di personalità, organizzazioni di personalità narcisistica - fattori di copyng del paziente, che assume stili e modi di parlare del terapeuta, oppure comunica lo stile difensivo del clinico. In tal modo sfuggono al terapeuta la costituzione dei meccanismi sottostanti difensivi, seduttivi, che operano a favore del rafforzamento patologico.
- Non analisi del transfert: comporta blocchi dei vissuti esperiti senza la possibilità di individuazione del paziente degli "arresti", dei passi successivamente compiuti e ripetuti con sofferenza. Si mantiene una condizione di acting in-out. Terapeuta e paziente si muovono alla cieca senza conoscenza e coscienza
- Assenza o insufficienza di analisi (del controtransfert) di emozioni come paura, fastidio, ansia-angoscia, rabbia, lutto, abbandono, dolore che il terapeuta prova e che indirizza sul paziente. Tale atto determina nello spazio mentale dell'assistito l'impossibilità di potere ri-vivere armonicamente gli impulsi e le emozioni esperite. L'immagine del terapeuta instabile non favorisce nel paziente la capacità di modellare diversamente il percepito, di fare proprio un modo di pensare e di essere pensato con equilibrio degli impulsi-emozioni-affetti. Si riverbera un circuito psico-biologico traumatico senza modifica. Altresì si sovrappongono reazioni transferali indotte a volte sommative a quelle originarie, di diversa natura, con distorsioni transferali.
- Asetticità impropria: può produrre e limitare il posizionamento di vissuti, carenze affettive del paziente, determinando l'impossibilità di ri-comprensione e di ri-costruzione del sentimento sociale.
- Eccessiva accoglienza del clinico nel maternage di sostegno: può sviluppare fenomeni di regressione ed ancoramento maladattivo e-o vissuti di seduttività nel paziente che producono messe in atto, nevrosi di conflitto.
- Scarsa capacità empatica nel processo di comprensione ed individuazione dei vissuti dell'assistito: può generare conflittualità ed abbandoni inaspettati.
- Improprio utilizzo dell'interpretazione in fase precoce della terapia riguardo a disturbi ossessivi-compulsivi - narcisistici gravi: può mettere in luce sfondi paranoidei e ferite al sé grandioso, oppure riguardo ad altre patologie, essere rifiutata - non validata - se il paziente non ha ancora raggiunto un sufficiente grado di consapevolezza, conoscenza e coscienza di sé.
- Scarsa capacità del clinico e inadeguato utilizzo della tecnica, nel sapere essere di confronto nella realtà e alla realtà del paziente: può determinare meccanismi di fuga, splitting, oscillazioni regressive di difficile gestione.
- Assenza di Io ausiliario terapeutico nelle fasi iniziali della terapia: può determinare rigidi stalli e scarso avanzamento nel trattamento.
- Eccessiva verbalizzazione del terapeuta: sottrae tempo e possibilità di comunicare al paziente. Può manifestare lo stile difensivo del clinico alle problematiche proposte e può contribuire al disadattivo evolversi della cura.
La P.I. considera, in essere, lo psicoterapeuta un "essere umano" che presenta il limite nelle sue capacità. Il significato di limite rimanda, ad esempio, alla conoscenza di sé raggiunta nella propria analisi individuale e a quegli aspetti della personalità che può non avere sufficientemente approfondito o elaborato.
Si considera limite in Individualanalisi, il ricevere i sedimenti nevrotici dei pazienti nel corso del trattamento, che sollecitano quelle parti personali, giacenti, non sufficientemente individuate, chiarite, interpretate, comprese, elaborate, trasformate - ricostruite.
Il clinico avverte i sentimenti e le emozioni, nel flusso psichico sensibile, del fluire associativo-emotivo. La percezione di sé e di ciò che sta trasmettendo avviene nel silenzio, nel comportamento, nella parola e in quanto fluttua all'interno della relazione. Tali sensazioni sono percetto colto dall'assistito, che si congiunge a quanto egli porta e che plasticamente si unisce a livello conscio ed inconscio residente.
E' l'enactment come definisce O. Renik (88), la rappresentazione scenica, l'accorgersi dell'azione comportamentale reciproca che terapeuta e paziente mettono in atto. Ad esempio nel controtransfert, nel produrre feedback che operano significativamente il processo di cura, nel trasmettere un modello che viene ri-preso attraverso elaborazioni psichiche dal paziente.
L'uomo-terapeuta proprio perchè è limite, deve rivedere nel corso del tempo, anche attraverso il confronto operativo-terapeutico, la conoscenza di sé, attraverso la supervisione e la ripresa della propria analisi individuale, imprescindibile per un corretto trattamento.
La delicata, specifica, quanto importante relazione che si costruisce nel setting psicoterapeutico non è solo la somma matematica dei fattori teorici e tecnologici ma è l'opera creativa, attenta e continua, che clinico e paziente compiono nell'ampia rivisitazione psicodinamica dello stile di vita. E' per l'Individualpsicologo la ricerca in divenire.
 

 NOTE CONCLUSIVE

 Lo studio, ha proposto una iniziale sistemazione dei principali enunciati specifici riguardanti la teoria e la teoria della tecnica del modello Individualpsicologico.
Il campo teorico e tecnico, attraverso la formulazione degli enunciati, è stato compreso offrendo una spiegazione di validità e di confronto, supportato sia nell'analisi degli assunti di base e di quelli ausiliari, sia attraverso il confronto dell'assunto in fase operativa.
Si è ricercato un riscontro tra gli studi teorici adleriani con quelli della Psicobiologia e della Neuroscienza, attraverso ipotesi di comprensione che Adler non poteva sostenere attraverso la ricerca scientifica del suo tempo.
L'analisi sui fattori nocivi in Individualanalisi, ha consentito di evidenziare nel confronto tra terapeuta e paziente, quanto vengono agite reciprocamente leve tecniche psico-emotive e responsabilità del primo nella corretta applicazione.
Il limite, ha indicato le reali possibilità del clinico e del paziente, nel traguardo dell'equilibrio terapeutico e della soddisfazione della richiesta.
" Senza l'apporto di conoscenza offerto dalla Psicologia Individuale, l'individuo non è in grado, se non raramente, di indicare con precisione la direzione del suo percorso: sovente gli capita anzi di presentarne una descrizione opposta. Per comprenderlo siamo guidati dalla conoscenza della sua legge dinamica, che contribuisce a farci scoprire il suo scopo , il significato delle sue forme espressive verbali o di pensiero, dei suoi sentimenti e delle azioni" (89)
 

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 NOTE

 (1 Psicologo - Psicoterapeuta Ordine degli Psicologi Consiglio Regionale Piemontese no 1169; Istituto per la Ricerca in Psicologia Clinica "F. Parenti" , V. San Domenico 1 - 10122 Torino.
(2 Intervento presentato al 7o Congresso Nazionale della Società di Psicologia individuale "Il complesso di inferiorità della psicoterapia" 23 - 24 Ottobre 1998, Torino.
(3 Pubblicato in allegato sulla rivista di Cultura dell'Istituto di Psicologia Individuale "Alfred Adler" Il Sagittario, no5 Giugno 1999.
(4 Parloff (1988).
(5 Migone P., (1996).
(6 Orgler H. (1956).
(7Modèllo dal latino modellum cioè uno schema teorico elaborato in varie scienze e discipline per rappresentare gli elementi fondamentali di uno o più fenomeni o enti. Zingarelli (1984), Il Nuovo Zingarelli, ed Zanichelli Bologna.
(8Grobstein C. (1988), Science and the Unborn, ed. Basic Books, New York; (1998) Quando si costituisce l'individuo, ed. Le Scienze, Quaderni no 100 febbraio 1998.
(9 L. Wittgenstein, (1982), Last Writtings on the Pfìhilosophy of Psychology, vol. Io. Preliminary Studies for part II of "Philosophical Investigations" ed. Basil Blacwell Publisher Limited Oxford; (1998) Ultimi Scritti 1948-51, La Filosofia della Psicologia, ed Laterza Roma-Bari.
(10 Adler A. (1907), Die Theorie der Organminderwertigkeit und hire Bedeutung für Philosophie und Psychologie, in Heilen und Bilden, op. cit.
(11 Adler A. (1907 a), Entwicklungsfehler des Kindes, in Heilen und Bilden: €rztlich-pädagogische Arbeiten des vereins für Individualpsychologie, ed A. Adler et C. Furtmuller, Munich, Reinhardt, (1914), p. 11-22.
(12 Adler A. (1907 b), Studie uber Minderwertigkeit von Organen, Berlin et Vienne, Urban und Schwarzenberg.
(13 Adler A. (1907 c), Zur Atiologie, Diagnostik und therapie der Nephrolithiasis, Wiener Klinische Wochenschrift, 20, 1534-1539.
(14 Stepansky P. E. ( 1983). (1992), trd. fr. p. 83.
(15 Cargnello D. (1941), p. 41.
(16 La teoria dell'inferiorità organica nel suo significato per la Filosofia e la Psicologia 1907; Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p.. 9.
(17 ibidem
(18 Cargnello D. (1941).
(19 Adler A. (1908), Uber Vererbung von Krankheiten, in Heilen und Bilden, op. cit., pp. 41-49.
(20 Adler A. (1908 a).in Heilen und Bilden pp. 23-32.
(21 Adler A. (1909), Über neurotische Disposition. Zugleich ein Beitrag zur €tiologie und Frage der Neurosenwahl, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen.
(22 Stepansky P. E. (1992), trd. fr..
(23 Adler A. (1908 a), Der Aggressionstrieb im Leben in der Neurose; (1914) in Heilen und Bilden..
(24 Adler A. (1931a), p. 4; Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 25. op. cit.
(25 Adler A. (1908 a), , op. cit.
(26 Adler A. (1908 b), Das Zartlichkeitsbedurfnis des Kindes in Heilen und Bilden, op. cit., pp. 50-53.
(27 Adler A. (1910), Der Psychische Hermaphroditismus im leben in der Neurose, in Heilen und Bilden, op. cit. pp. 74-83
(28 Adler A. (1930). (1994).
(29 La definizione etimologica di teoria tratta dal vocabolario permette una prima spiegazione - "teoria - dal greco theòria, da theòros, colui che da uno sguardo; spettatore; formulazione e sistemazione dei principi generali di una scienza o una sua parte, una dottrina filosofica, un'arte o una altra forma del sapere" (1984), Zingarelli .
(30 Ellemberger H. F. (1970), trd. it. (1976), pp. 699, 700, 701.
(31 ibidem p. 699.
(32 ibidem p. 699.
(33 Adler A. (1933), (1990), p. 23.
(34 Adler A. (1926 b) p. 400; Ansbacher H., Ansbacher R (1956); (1997) trad. ita. p. 212.
(35 Ellemberger H. F. (1976), , trd. ita. vol.IIo, p. 700.
(36 ibidem p. 700.
(37 Adler A. (1933); (1990), p. 201.
(38 Adler A. (1927); (1994), trd. ita. p. 36.
(39 Ellemberger H. F. (1976), , trd. ita. vol.IIo, p. 701.
(40 Adler A. (1927), (1994), trd. ita. p 36.
(41 Adler A. (1931); (1994) trd.ita. p. 39.
(42 Ellemberger H. F. (1976), , trd. ita. vol.IIo, p. 701.
(43 Adler A. (1927). (1994) trd. ita. p. 42.
(44 Ellemberger H. F. (1976), , trd. ita. vol.IIo, p. 701.
(45 Adler A. (1927). (1994), trd. ita. p. 42.
(46 definizione completa: "Una struttura della coscienza individuale progettata ideativamente, che si manifesta quando un valore è posto come dominante nella vita" Schmidt H. (1934) in Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 142.
(47 Spranger E. (1928).
(48 Adler A. (1928) p.267; Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), pp. 141-142.
(49 Adler A. (1926 a), (1996) trd. ita. p. 11.
(50 Stepansky P. E. (1983): (1992), trd. fr. p. 318.
(51 Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 315.
(52 Adler A. (1924). (1967), trad. ita. p.44.Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 314.
(53 Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), pp. 314-315.
(54 leggere "psicologia del profondo".
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(65 Adler A. (1931) p. 42; Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 244-245.
(66 Adler A. (1933). (1990), p. 59.
(67 Damasio A. R. (1994). (1995), trd. ita., pp.140 - 141.
(68 Adler A. (1933) Der Sinn des Lebens; (1990) p. 75-77.
(69 Adler A. (1931). Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 282.
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(74 Damasio A. R. (1994). (1995), trd. ita., p.142.
(75 Adler A. (1935 a), The fundamental views of Individual Psychology, Int. Journal Individual Psychology 1, 1, 5-8; (1993), trad. ita. I concetti fondamentali della Psicologia Individuale, Rivista Psicologia Individuale, no33, 5-9.
(76 Damasio A. R. (1994). (1995), trd. ita.,pp. 187-234.
(77Adler A. (1931), pp.29-30. Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956). trad. ita (1997), trd. ita. p. 247.
(78 Tecnica è secondo la definizione: "la serie di norme che regolano il concreto svolgimento di una attività manuale o intellettuale - qualsiasi forma di attività umana volta, sfruttando le conoscenze e le acquisizioni della scienza, alla creazione di nuovi mezzi, strumenti, congegni, apparati che migliorino le condizioni di vita dell'uomo stesso", Zingarelli (1984).
(79 Adler A. (1920). (1967), trd. ita, pp. 30-36.
(80 Cargnello D. (1941), p. 288.
(81 ibidem
(82 ibidem
(83 ibidem
(84 consultare Adler A. (1912); (1971) trad. ita. da pp. 50-93.
(85 Adler A. (1924), Praxis und Theorie der Individulpsychologie, ed Bergmann Monaco; (1947) - (1967) Prassi e teoria della Psicologia Individuale, in Psicologia Infantile - Scienza delle Nevrosi p. 74, ed Astrolabio Roma.
(86 Adler A. (1924), Praxis und Theorie der Individulpsychologie, ed Bergmann Monaco; (1947) - (1967) Prassi e teoria della Psicologia Individuale, in La Psicologia Individuale sue premesse e suoi risultati p. 14 ed Astrolabio Roma.
(87 Ansbacher H.L., Rowena R. Ansbacher (1956); trad. ita (1997), p. 315.
(88 Renik O. (1998) p. 119.
(89 Adler a. (1933), (1990) trad. ita. p.60; (1997), p. 50.


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