PM --> HOME PAGE ITALIANA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> COMPLESSITÀ E PSICHE


PSYCHOMEDIA
SCIENZE E PENSIERO
Complessità, Non-linearità e Psiche

L’approccio sinergetico alla classificazione dei bisogni psichici

di S. V. Haritanov


a cura di Mario Pigazzini




Le leggi universali applicate alla psiche umana

Introduzione

Voglio trattare oggi un problema che, dal mio punto di vista, è molto importante ed è il problema dei bisogni psichici dell’uomo. I bisogni psichici possono essere preliminarmente definiti come quei bisogni che sono direttamente collegati all’attività psichica, alle sue leggi, alla sua realizzazione. Poiché i bisogni psichici sono oggetto di studio della psicologia, questi bisogni vengono normalmente chiamati psicologici.
Il concetto di bisogno, che è un’idea di base della scienza psicologica, ha una grande importanza nella definizione dei modelli comporta-mentali e gli interrogativi sul concetto di bisogno sono tra quelli più difficili tra le problematiche della scienza psicologica moderna.
La complessità del problema dei bisogni è legata, da un lato, all’assenza di struttura ed alla vaghezza del concetto di bisogno nella scienza psicologica, dall’altro lato ad un’insufficienza di basi scientifiche per la classificazione dei bisogni come regolarità obiettiva dell’attività psichica. Infatti, in psicologia, il problema della classificazione dei bisogni è risultato strettamente collegato al problema della sistematiz-zazione dei bisogni psicologici e ad una prospettiva di futuri studi delle basi teoretiche della psicologia.

La classificazione dei bisogni e l’approccio omeostatico

La pratica della classificazione dei bisogni psichici dell’uomo ha una storia più che centenaria. Sono note le classificazioni elaborate da I. V. Vernadskij (1857), L. Brentano (1908), I. Mc Dougall (1929), Murray (1938), Maslow (1954), Fromm (1955), Guilford (1959), K. Obuchowski (1968) e da altri autori.
Il così detto approccio omeostatico al problema della motivazione è stato alla base di molte delle opinioni sulla dinamica dell’attività psichica e del comportamento umano; quest’approccio si fonda sul fatto che molti bisogni dell’uomo sono legati alla necessità di mantenimento o di ristabilimento della costanza dell’ambiente interno (la cosiddetta: omeostasi) dell’organismo. Questo approccio accentua di fatto l’atten-zione sulla priorità dei fattori esterni nella determinazione dei bisogni.
Tuttavia, con lo sviluppo nella scienza psicologica delle rappresenta-zioni dei fattori interni dell’attività cerebrale dell’uomo (Hebb, 1965; Bernstein, 1966), per gli psicologi il centro dell’attenzione, della descrizione dei processi psichici e della risoluzione del problema della classificazione dei bisogni si è spostato sull’approccio anti-omeostatico. Un’importante conseguenza dell’approccio anti-omeostatico al problema della classificazione dei bisogni è data dal fatto che i così detti bisogni sociali (o socialmente significativi) dell’uomo “non si scostano dalle proprietà naturali dell’organismo, ma vengono studiati collegati alle loro premesse naturali” (Florenskaja, 1974). Secondo l’opinione di molti psicologi, la precisazione del significato del termine bisogno (need) è condizione essenziale dell’analisi del problema dei bisogni.

Definizione di bisogno

Nel campo della letteratura psicologica scientifica esistono più di cento differenti definizioni del concetto di bisogno. Esse possono essere suddivise secondo alcune tipologie; un’analisi di queste definizioni ci porta a concludere che il termine scientifico di bisogno può avere differenti significati. Tuttavia, non tutte le connessioni tra questi significati sono ben definite e, per ora, il termine bisogno non è legato ad una struttura di significato compatta e coerente.
La ricerca su alcune particolarità delle lingue parlate, contemporanee e antiche, in cui è contenuta una significativa esperienza intellettuale, ci permette di rendere più chiaro il significato di alcuni termini scientifici contemporanei. Borges (1974) scrive: “…l’uso di qualsiasi parola presuppone un’esperienza vissuta, di cui essa è simbolo”.
All’interno di questa relazione intendo presentare, brevemente, il risultato di uno studio dettagliato dei significati della parola bisogno e dei suoi equivalenti nelle lingue indoeuropee, sia contemporanee che antiche; sulla base di materiale proveniente da differenti dizionari, ho studiato i significati della parola bisogno e dei suoi equivalenti nelle lingue seguenti: russo, russo antico, inglese, francese, tedesco, latino, greco antico, sanscrito.
- Un primo concetto generale della parola bisogno, relativo ad alcuni linguaggi indoeuropei antichi e moderni, è connesso con la nozione di legge naturale, che si presenta nell’universo, nella vita umana e nelle interazioni umane.
- Un secondo significato di bisogno, trovato nei testi più antichi, contenuto nei linguaggi indoeuropei, è connesso alla nozione di sacrificio.
Questi due concetti così diversi sono, in realtà, legati fra loro. Le persone che vivevano nei tempi antichi credevano, infatti, nell’efficacia dei sacrifici per il mantenimento dell’ordine ed il rispetto delle leggi nell’universo e con molta probabilità, molti tra i significati studiati della parola bisogno, e dei suoi equivalenti, rientrano in un campo semantico generale collegato, in particolare, all’antica parola indiana r.tà, comune-mente diffusa negli antichi linguaggi indoeuropei.

[La parola sanscrita r.ta- deriva dalla radice verbale r., che denota in generale il movimento, il muovere verso, il raggiungere, con il suffisso di participio passato - ta -, per cui significa: ciò che è stato raggiunto, quindi la divinità, la verità, l’ordine. Il concetto di sacrificio permea tutte le culture nate dopo l’ultima glaciazione ed ha proprio il valore di mantenimento di quest’ordine, sia esso naturale che gerarchico. Nelle culture nate precedentemente, l’unico ordine gerarchico era quello generazionale da cui dipendeva l’organizzazione del mankind. (Ndr.)

In questa relazione ho utilizzato anche le mie ricerche che puntano ad applicare i principali concetti della sinergetica alla psicologia teorica, al fine di poter costruire una classificazione di base dei bisogni psichici dell’uomo; l’essenza dell’approccio sinergetico alla classificazione dei bisogni psichici verrà spiegata di seguito.

Il bisogno di attività psichica

Nella scienza psicologica è noto il concetto di “bisogno dell’attività psichica”. Si tratta del medesimo bisogno generale che è alla base dell’attività psichica dell’uomo. L’esistenza di questo bisogno di base nell’uomo si collega, di regola, agli effetti, ben descritti nella letteratura scientifica, della deprivazione sensoriale e dell’ipodinamica. Esso può essere collegato sia al fenomeno del risveglio spontaneo (cioè il passag-gio dallo stato del sonno allo stato di veglia senza una diretta intrusione dall’esterno) che all’influenza dell’attivazione della formazione reticolare del tronco cerebrale, che sta alla base di questo fenomeno.
In forma semplificata, il bisogno dell’attività psichica può essere descritto sulla base di una grande quantità di materiale, accumulato in fisiologia come bisogno di attività senso-motoria e spiegato con la necessità di adattamento dell’organismo dell’uomo alle mutevoli condizioni dell’ambiente circostante per assicurarsi l’omeostasi.
Questa semplice spiegazione fisiologica è però insufficiente per com-prendere la natura del bisogno dell’attività psichica come un aspetto della psicologia. Probabilmente, per un’analisi del bisogno dell’attività psichica come aspetto della psicologia, bisognerebbe indirizzarsi verso altri concetti, non meno ampi di quelli, altrettanto importanti, della fisiologia, come la costanza dell’ambiente interno e la capacità dell’organismo di garantire questa costanza.

L’interazione sociale

Esiste, però, anche la possibilità di una corretta definizione del concetto di bisogno di attività psichica legata al concetto di bisogno di interazione sociale, ed è mia intenzione esaminare la questione della legittimità psicologica di questa concezione, in modo particolare perché essa ha un significato chiave per l’esposizione di questo tema.
Secondo P. Janet, un comportamento realmente umano si forma come risultato del trasferimento da parte dell’individuo su di sé di quelle azioni che originariamente venivano realizzate in rapporto ad altre persone (Janet, 1928; 1938). Le opinioni di P. Janet ebbero una considerevole influenza sulla formazione della teoria cultural-storica del comportamento, creata poi da L. I. Vjgotskij.
Secondo l’insegnamento di L. I. Vjgotskij lo sviluppo delle funzioni psichiche superiori nell’uomo si realizza con l’assimilazione (interiorizzazione) di forme esteriori di comportamento sociale, e di una loro trasformazione in forme interiori(-zzate) di comportamento (Vjgotskij, 1960). Secondo questo autore, la funzione che precedente-mente era divisa tra due persone diventa il modo di organizzare l’attività del singolo individuo. A. R. Lurjia (1970) espresse questo rapporto con le seguenti parole: “l’azione inter-psicologica si trasforma in sistema intra-psicologico che si autoregola”.
L’importanza delle idee di P. Janet e della teoria di L. I Vjgotskij sullo sviluppo delle funzioni psichiche superiori, che si realizzano con l’assimilazione (interiorizzazione) delle forme esterne di comportamento sociale, è stata confermata dai risultati delle osservazioni di O. N. Kuznecova e V. I. Lebedeva sul comportamento di persone che hanno accettato volontariamente di prender parte a lunghi test svolti in camere d’isolamento.
Nel corso di questi esperimenti, riguardanti persone che si trovavano in isolamento sociale o in condizioni di parziale deprivazione sensoriale, sono stati osservati singolari stati psichici che erano la manifestazione, in primo luogo, di fenomeni di doppia personalità e di dialogo spontaneo. Le persone sottoposte a questi test in camera d’isolamento incominciarono a condurre una conversazione come in presenza di un partner separatosi da sé stessi.
Questo fenomeno è stato denominato reazione di esternalizzazione, e lo stesso partner, separato, immagine esteriorizzata. E’ da notare anche che, come hanno mostrato questi studi, l’immagine esteriorizzata può relazionarsi col nucleo della personalità sia in rapporti sinergetici che antagonistici (Kuznecov, Lebedev, 1971).
Pertanto, lo studio dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori tramite l’assimilazione di forme esteriori di comportamento sociale permette di formulare argomentazioni in favore dell’esistenza della possibilità di una corretta definizione del concetto di bisogno di attività psichica attraverso il concetto di bisogno di interazione sociale.
Il risultato di tali interazioni sociali può essere la formazione di una struttura sociale o il suo disgregarsi a secondo del ruolo che gioca la comunicazione, ossia se è costruttiva o distruttiva. Ad esempio, se gli individui si trovano in condizioni che escludono o limitano il manifestarsi della loro aggressività, l’interazione fra di essi può avere un carattere costruttivo.
Infine, resta un ultimo concetto da analizzare: l’auto-organizzazone dal momento che alla base della formazione di molte strutture sociali possono esserci processi di auto-organizzazione. Questa si trova all’interno di sistemi sociali in conformità con le stesse leggi generali che dominano sia la natura animata che quella inanimata.

Definizione di bisogno psichico

Intendo definire i bisogni psichici come caratteristiche dell’attività psichica che rappresentano fattori interni dell’interazione sociale, rappresentate nei meccanismi cerebrali del comportamento individuale. Nella definizione dei bisogno psichico cui faccio riferimento, è presa in considerazione la posizione che la psiche si è potuta originare sia attraverso un processo di evoluzione biologica per l’implementazione che attraverso il perfezionamento dei comportamenti e dei movimenti social-mente organizzati degli animali.
In origine questi comportamenti/movimenti si svilupparono grazie a, e sulla base di, un coordinamento istintuale. Infatti, i meccanismi di auto-organizzazione dei sistemi biologici possono perfezionarsi in virtù del fatto che le azioni dei meccanismi dell’auto-organizzazione sono condizionati dalle caratteristiche strutturali interne degli elementi del sistema. Se si ammette che, come risultato delle interazioni sociali, si forma e si mantiene una struttura sociale spaziale e temporale, si può presupporre che alcuni bisogni psichici più generali, essendo caratteristiche dell’attività psichica, devono adattarsi a principi generali dell’auto-organizzazione che stanno alla base dei meccanismi della attività sinergetica, o sinergizzazione. Secondo la sinergetica l’azione cooperativa, o di collegamento, è un principio fondamentale del funzionamento dei sistemi con struttura ordinata.

Aspetti sinergetici

Voglio ricordare che le posizioni generali della sinergetica, secondo le teorie di uno dei fondatori di questa scienza, Haken, portano a quanto detto; si può infatti descrivere l’auto-organizzazione, avendo esaminato le fonti delle azioni ordinanti esterne, come parti di un sistema globale. In esso le forze esterne si identificano con i cosidetti parametri dell’ordine o, nel linguaggio della fisica, con le modalità, ossia movimenti collettivi instabili che sorgono nel sistema, originariamente in uno dei sottosistemi, ma che in seguito sottomettono a sé altri sottosistemi. E’ da notare che la dinamica dei parametri dell’ordine viene descritta da equazioni matematiche dello stesso tipo per i differenti sistemi. Un significato particolare, nella teoria dell’auto-organizzazione, viene dato alle spinte non prevedibili, alle cosiddette fluttuazioni che sorgono dentro il sistema.
Le fluttuazioni sono necessarie per la nascita dell’auto-organizzazione, ma, dopo che si è verificata l’auto-organizzazione, quando il sistema si trova in uno stato definito sono proprio le fluttuazioni che conducono il sistema verso nuovi stati. Tra questi nuovi stati vi sono quelli che hanno permesso al sistema di meglio adattarsi all’ambiente circostante. Se abbiamo un insieme di sistemi ed essi sono in concorrenza tra di loro, le fluttuazioni e la selezione portano all’evoluzione dei sistemi (Haken, 1978; Haken, 1980).
Partendo dalle rappresentazioni generali sinergetiche appena esposte, che seguono le teorie di Haken, si può ammettere che l’interazione dei sottosistemi nel processo di auto-organizzazione si configura con un minimo di due dei suoi componenti: le modalità, ossia i movimenti collettivi instabili, e le fluttuazioni.
E’ noto che i metodi della sinergetica sono utilizzati per la ricerca della formazione delle strutture viventi. In essa si nota la somiglianza di concetti basilari che si riferiscono alla formazione di strutture spaziali, temporali e funzionali. Le modalità fisiche, nei sistemi biologici del tipo popolazione, possono manifestarsi sotto forma di:
- duplicazioni delle forme comportamentali per mezzo dell’imitazione e dell’apprendimento;
- fluttuazioni largamente sostituite da specifiche e determinate influenze, che rappresentano le funzioni “ben organizzate” in quei sistemi dove improvvisi cambiamenti della funzione sono dipendenti dalla sua rappresentazione regolare.
In natura i principi regolari d’auto-organizzazione sono integrati dai principi d’auto-regolazione, realizzata sotto forma di reazioni direttamente orientate verso l’adattamento di un sistema vivente alle condizioni dell’esistenza.
L’adattabilità è un’altra importante caratteristica del sistema auto-organizzato (Haken, 1978; Haken, 1980). In alcuni sistemi biologici l’adattamento può assumere particolari forme e manifestarsi come adattamento superindividuale o super-organismico. Poiché il processo di adattamento è legato al processo di auto-organizzazione, il principio di adattamento super-organismico può essere caratterizzato quale terzo componente dell’interazione degli individui nei sistemi biologici.
L’applicazione dell’approccio sinergetico alla classificazione dei bisogni psichici permette, così, di dividere il concetto di bisogno globale dell’attività psichica nelle tre seguenti componenti:
1) il concetto di bisogno per l’implementazione di azioni di
collegamento (sinergie) con altri individui;
2) il concetto di bisogno per portare a termine determinate
influenze su altri individui per portarli ad eseguire determinate azioni;
3) il concetto di bisogno per compiere specifiche attività
d’adattamento dirette verso l’adattamento d’altri individui alle condizioni d’esistenza.

Esaminiamo ora i 3 punti in dettaglio

1) La caratteristica dell’azione di collegamento (la prima componente) è connessa all’esistenza di meccanismi naturali imitativi, inerenti sia alle persone che agli animali. L’imitazione è alla base dell’apprendimento e necessaria al perfezionamento dell’azione di collegamento. Questa proprietà dell’attività psichica favorisce la standardizzazione dell’attività individuale in un collettivo. Esempi dell’azione dei meccanismi d’imitazione, alla base dell’azione di collegamento, possono essere quelli dell’ecolalia e dell’ecoprassia studiati in neurologia, mentre nella vita quotidiana delle persone essa si manifesta nel- l’adeguamento alle norme di comportamento accettate, agli standard verbali, alle mode nell’abbigliamento. Grazie a questa caratteristica dell’attività psichica sono possibili gli effetti cooperativi nei sistemi sociali.
2) La caratteristica di compiere determinate influenze è connessa all’espressione delle emozioni da parte degli animali e delle persone ed anche agli atti verbali delle persone. Questa caratteristica promuove la modificazione dell’attività per i singoli membri di un collettivo o la modificazione dell’attività collettiva nel suo insieme. Come esempi del manifestarsi dei meccanismi delle influenze di alcuni individui su altri possono servire i comportamenti espressivi di molti tipi di animali e di persone, ma anche i numerosi sforzi delle persone di mostrare qualcosa ad altre persone, di raccontare loro qualcosa.
3) La caratteristica di implementare determinate attività d’adattamento, detta “per gli altri”, é connessa con forme osservabili di comportamento altruistico (noti in biologia come “adattamenti a beneficio del gruppo”) ed alla così detta risonanza emotiva (o “reazioni d’aiuto”); quest’ultima è stata studiata sperimentalmente dai fisiologi. Questa caratteristica può considerevolmente aumentare l’adattabilità di sistemi auto-organizzativi viventi e promuovere la connessione delle parti del sistema nella loro associazione globale. Possiamo considerare come esempi di azione dei meccanismi di “comportamento altruistico” i fenomeni di risonanza emotiva, di compassione e aiuto reciproco, sia negli animali superiori che negli uomini. P. Janet già negli anni venti del secolo scorso aveva scritto: ”Le persone provano l’esperienza di lavorare assieme, di collaborare, di darsi l’un l’altro reciproco aiuto. Ciò significa che essi vogliono che l’azione proposta dalle circostanze si compia congiuntamente e, nei limiti del possibile, vogliono richiamarvi ad agire insieme a loro” (Janet, 1928).
Ricollegandomi ora alla classificazione proposta, dei bisogni psichici, ritengo importante riportare le seguenti precisazioni.

Le attività socialmente orientate

Conviene studiare il fatto che, probabilmente, molti aspetti dell’attività degli animali socialmente organizzati sono attività socialmente orientate; è anche noto, ed universalmente accettato, che l’uomo è un essere sociale. Il suo comportamento poi, in quanto espressione della sua personalità, è determinato socialmente. Secondo gli studi della psicologia contemporanea e della psichiatria, nell’uomo capace di controllare le proprie azioni non esiste un comportamento “asociale”.
E possibile osservare un comportamento deviante (che si discosta dalla norma), ma si ritiene che anch’esso abbia un fondamento sociale. Tutti gli aspetti dell’attività dell’uomo che si trovano in stato di coscienza, includendo quelli aspetti dell’attività dell’organismo che sono regolati dalle parti prefrontali dei lobi frontali del cervello, assicurano la funzione di controllo sociale del comportamento. Da ciò si può dedurre l’opportunità di esaminare le manifestazioni dell’attività psichica dell’uomo come l’attività di un singolo organismo integrato ad un livello di organizzazione superindividuale, cioè nell’interazione che avviene direttamente tra le persone, o, in diversa misura, che viene mediato nello spazio e nel tempo.
La classificazione dei bisogni psichici presentata non è né completa o l’unica possibile. Tuttavia, seguendo il principio di classificazione collegata alle nozioni fondamentali della sinergetica, chiamerei questa classificazione: classificazione basilare, in quanto potrebbe servire da fondamento a più complesse classificazioni dei bisogni psichici.

Classificazione a “gradini”

Un’altra e pi complessa classificazione dei bisogni psichici è quella che chiamerei “a gradini” e può essere costruita, secondo il mio punto di vista, seguendo un sistema di concetti estratti dalla sinergetica partendo dalle seguenti considerazioni.
I tre bisogni psichici generali sopra descritti potrebbero manifestarsi nell’uomo autonomamente, al di fuori dei legami con altre sue proprietà psichiche, solo in un ambiente sociale primitivo omogeneo, cioè non strutturato, che, nel mondo reale, con molta probabilità non esiste. Se l’auto-organizzazione di un ambiente sociale è già compiuta e la struttura sociale si è formata, in quest’ambiente possono sorgere le così dette strutture binarie (collegate, ad esempio, ad una situazione di esogamia) in modelli comportamentali che possono essere utilizzati per l’imitazione e l’apprendimento. Combinandosi in unioni (modalità) diverse, le strutture binarie (che talvolta si presentano con qualità di opposizione) possono manifestarsi in diverse forme di ereditarietà sociale e culturale.
Le strutture binarie definiscono le possibilità delle varianti alternative del comportamento e possono generare la libertà di scelta ed anche la combinazione, la coordinazione e l’individualizzazione dei modelli di comportamento.
E’ possibile inoltre ammettere che questi processi psicologici, la cui complessità e conflittualità dipende dal grado di complessità dell’ambiente sociale, determinino il manifestarsi di bisogni psichici propri solo dell’uomo.
Questi particolari bisogni umani possono essere collegati:
- alle proprietà biologiche fondamentali dell’attività psichica dell’attività umana;
- alla possibilità di realizzazione dell’attività psichica in un ambiente sociale reale, talvolta molto complesso, grazie ai processi che garantiscono il consolidamento della sua personalità.

Conclusione

A conclusione della mia relazione voglio affermare che l’idea dell’unità delle leggi strutturali presenti nella natura nel suo insieme e nella vita umana sulla terra, unisce il materiale qui esposto. Quest’idea, che ha entusiasmato indubbiamente non solo me, ha trovato riscontro in un sistema di concetti della scienza contemporanea – la sinergetica.
Quest’idea, comunque, non è di per se nuova. V. M. Bechterev, (1921) all’inizio del XX secolo nel suo libro “La riflessologia collettiva” scrisse: ”…il mondo è retto dalle medesime leggi basilari, proprie a tutti i fenomeni sia non organici che organici, superorganici o sociali…”.
Nel medesimo libro l’autore ha esposto le proprie opinioni sulla possibilità di corrispondenza di alcune leggi dell’attività psichica alle leggi generali della natura, in particolare alle leggi della termodinamica, avendole chiamate “leggi cosmiche generali”. In un altro suo lavoro V. M. Bechterev ha scritto della cosmogonia come della scienza del futuro che potrebbe riunire, nelle sue generalizzazioni, tutti i fenomeni del mondo conosciuto, comprendendo i fenomeni della vita sociale, e rappresentare lo studio delle leggi universali (Bechterev, 1920).

Nota su r.ta a cura della prof.ssa Tiziana Pontillo

Riassumo dal M. Monier-Williams, A Sanskrit-English Dictionary, Oxford-New York 1990 [Oxford 1899] = MW e da G. Bonazzoli, Contributi al corso di Storia della Filosofia, (Guida ai Veda e alle Upanisad. Alle origini della sapienza indiana, vol. II), [Milano, I.S.U., 1989] = B.
R\TA - (MW) agg. da base verbale r\- "andare, muoversi, dirigersi verso"cfr. lat. oriori = "adatto, proprio"; (B) aggiunge per la base verbale anche il significato di "fissare in un posto, legare" da cui fa derivare il significato di r\ta come "ciò che mette in moto, ciò che agisce, l'azione". L'aggettivo sostantivato al neutro, appunto come sostantivo neutro R\tam = "ordine fissato, legge, regola (religiosa); azione o tradizione sacra; legge divina, verità divina, verità, giustizia"
J. Gonda, Le religioni dell'India Milano, Jaca Book, 1981, vol. I, pp. 122 nota 27 segue questa seconda etimologia e intende il R\ta come concetto complementare di satya- "verità" (in quanto ciò che è, lo stato reale delle cose - dalla base verbale s- / as- "essere").
Un'altra etimologia pure ricordata da B lega R\ta- alla base verbale ar- "tenere insieme" (cfr. lat. artus), per attribuire al sostantivo il significato di "ciò che tiene insieme, legame cosmico, ordine cosmico".
Questi significati sono attestati già negli Inni vedici (R\g-Veda) e nella letteratura vedica successiva.
Cito da B p. 237: "nel Veda pi antico il r\ta è una potenza estremamente importante...è la struttura del divenire cosmico, mondano, umano e rituale basata sulla legalità e sulla regolarità, struttura normale e quindi giusta, naturale e quindi vera. La sua esistenza e il suo dominio vengono sentiti contemporaneamente come norma di tutto ciò che nel mondo è giusto e retto e come ordine retto e realtà giusta e vera."
Un passo interessante per il legame con "i bisogni dell'uomo" è R\gVeda I, 90, 6 secondo il quale "la conoscenza dei R\ta- distrugge il male e purifica il mondo dalla menzogna; l'uomo che gli è fedele vede appagati i propri desideri...".
I Lessici antichi attestano anche il significato di "Sacrificio".
Nei testi rituali e in particolare quelli inerenti i riti domestici (Gr\hyasutra) si ricava, in effetti, uno speciale legame di R\ta- con il sacrificio (yajn”a-): il primo non sussiste senza il secondo. Il sacrificio garantisce l'ordine cosmico. Per questo i due termini, in particolari contesti, diventano sinonimi.
Sia i Veda sia i Brahman\a anticipano tale visione del rapporto tra i due e provvedono anche a distinguere R\ta- diversi, degli uomini, degli antenati, degli dei...quale obiettivo (quasi una sede) da raggiungere mediante il sacrificio. R\ta- è infatti talvolta identificato come la destinazione ultramondana dell'uomo, una destinazione diversa però da quella definitiva (perfetta, senza ritorno...) del Brahman.
L'aspetto del R\ta, quale ordine etico oltre che cosmico, è affidato infine alla divinità di Varun\a (secondo i testi vedici il dio è comunemente legato al dominio dell'oceano e dei suoi abissi oltre che appunto al controllo della morale). Il sole è descritto come l'occhio del dio Varun\a e come volto del R\ta- Come è prevedibile, allontanarsi dal R\ta- significa macchiarsi del peccato, divenire preda di malattie e infelicità.

Per un approfondimento del concetto di R.ta- si veda G. Bonazzoli, Contributi al corso di Storia della Filosofia,
(Guida ai Veda e alle Upanisad. Alle origini della sapienza indiana, vol. II), [Milano, I.S.U., 1989], pp. 235-43 e, per un breve panorama mitologico ed etimologico relativo a R.ta-, J. Gonda, Le religioni dell'India Milano, Jaca Book, 1981,
vol. I, pp. 122-4".


Bibliografia:

Borges J. L. Emanuel Swedenborg: Mystical Works. In: J. L. Borges. Prólogos. Con un prólogo de prólogos. Buenos Aires: Torres Agüero, 1975. P. 153-162.
Brentano L. Versuch einer Theorie der Bedürfnisse. In: Sitzungsberichte der philosophisch-philologischen und der historischen Klasse der Königlich Bayerischen Akademie der Wissenschaften zu München. 1908. 10. Abh. S. 1-79.
Fromm E. The sane society. Greenwich (Conn.): Fawcett, 1965.
Guilford J. P. Personality. New York etc.: McGraw-Hill, 1959.
Haken H. Synergetics: An introduction: Noneguilibrium phase transitions and self-organization in physics, chemistry and biology. Berlin etc.: Enlarged, 1978.
Hebb D. O. Drives and the CNS (conceptual nervous system). In: H. A. Buchtel (Ed). The conceptual nervous system. Oxford etc.: Pergamon press, 1982. P. 32-41.
Janet P. L’évolution de la mémoire et de la notion du temps. Paris: Chahine, 1928.
Janet P. La psychologie de la conduite. In: Encyclopédie française: [En 18 vol.] / Sous la dir. general de L. Febvre. Vol. 8: La vie mentale / Sous la dir. de H. Wallon. Paris: Société de gestion de l’Encicl. française, 1938. P. 8.08.11-8.08.16.
Maslow A. H. Motivation and personality. New York: Harper and br., 1954.
McDougall W. Outline of psychology. New York: Scribner’s, 1929.
Murray H. A. Proposals for a theory of personality. In: H. A. Murray et al. Explorations in personality: A clinical and experimental study of fifty men of college age… / by H. A. Murray, W. G. Barrett, E. Homburger et al. New York: Oxford univ. press, 1938. P. 36-141.
Obuchowski K. Psychologia d__e_ ludzkich. Wyd. 2-e. Warszawa: Pan. wyd. nauk., 1967.
Vygotsky L. S. Mind in society: The development of higher psychological processes. Cambridge (Mass.): Harvard univ. press, 1978.



Nuovi Modelli per la Mente
Lecco, 19 settembre 2001
Sala Conferenze dell'Unione Industriali di Lecco


PM --> HOME PAGE ITALIANA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> COMPLESSITÀ E PSICHE