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PSYCHOMEDIA
SCIENZE E PENSIERO
Complessità, Non-linearità e Psiche

Le Nuove Scienze e la Coscienza

F. David Peat




Presentazione

Cosa possono dirci le Nuove Scienze sulla natura della mente e della coscienza? Quale aiuto possono fornire le metafore delle Nuove Scienze alla pratica psicanalitica? Non appena ci poniamo tali domande, ci troviamo davanti ad un enorme paradosso: le teorie, le ipotesi esplicative, i fatti, le metafore e le prospettive che costituiscono ciò che noi definiamo "scienza" sono, infatti, esse stesse creazione della mente umana e possono a loro volta contribuire ad illuminarci sul suo funzionamento.

Le teorie scientifiche

Alla fine del XIX secolo, Ernst Mach ed i positivisti sostenevano che la scienza procede attraverso la raccolta di fatti e di osservazioni e li usa per costruire una teoria tentando di compiere il minor numero di passi possibile. Einstein sosteneva l'esatto contrario: una teoria scientifica, diceva, è il prodotto dell'immaginazione di una mente creativa. Nel suo colloquio con il giovane Werner Heisenberg, viene più volte sottolineato come una teoria ci dica dove guardare, quali osservazioni condurre e quali fatti siano importanti. Grazie a questa intuizione, Heisemberg riuscì a procedere verso l'elaborazione della meccanica quantistica, un nuovo paradigma nel quale era la teoria a dire dove i fenomeni osservabili sarebbero stati rintracciati e come avrebbe dovuto essere condotta l'osservazione.
I fattori che producono una buona teoria scientifica non sono diversi da quelli che intervengono nella grande arte, nella buona musica o nella poesia. Una teoria dovrebbe essere bella ed elegante, dovrebbe implicare economia di mezzi e le sue conclusioni dovrebbero apparire inevitabili, semplicemente come se l'universo non potesse essere organizzato diversamente da come essa postula.
Il fisico teorico Nambu ha parlato di una "fisica post-moderna" nella quale le teorie più avanzate sarebbero, in realtà, "teorie su teorie su teorie che sono testabili in laboratorio". I criteri sarebbero quindi divenuti criteri estetici relativi al modo in cui le idee si possono accordare le une con le altre senza contraddizioni.
Non si può inoltre dimenticare un altro grande fisico, Eugene Wigner, che ha scritto "The Unreasonable effectiveness of mathematics", che può approssimativamente essere tradotto come "l'efficacia della matematica che sfugge ad ogni spiegazione razionale". Wigner fa notare come la matematica pura sia la libera creazione dell'immaginazione umana senza alcuna somiglianza con il nostro mondo dello spazio e del tempo, della materia e dell'energia, della causalità e della casualità. La nuova matematica, infatti, nasce spesso da una domanda come: "qual è la cosa più bella che posso fare in questa situazione?".
Nella sua astrazione, la matematica assomiglia alla musica: un insieme di forme e di schemi armoniosi creati dall'immaginazione umana. E poi, ad un tratto, si produce un miracolo, poiché, come fa notare Wigner, cinquant'anni dopo, questa matematica pura, astratta, può diventare esattamente ciò di cui si aveva bisogno in fisica per una nuova scoperta. Collocando la teoria dei quanti su di un piano strettamente logico, Paul Dirac scoprì che uno spazio astratto, né bidimensionale, né tridimensionale, ma infinitamente dimensionale, come quello sviluppato da David Hilbert, era esattamente corrispondente al modo in cui il mondo funziona a livello dei quanti. Allo stesso modo, nella sua teoria generale della relatività, Einstein scoprì che quella matematica era già stata elaborata da Reimann. Di volta in volta, insomma, la matematica pura si rivela come l'esatto linguaggio necessario per descrivere il mondo.
quindi vero che questi prodotti della mente umana sono divenuti gli strumenti attraverso i quali osserviamo il mondo naturale? E se questo è vero, allora la coscienza ha anche creato gli strumenti stessi attraverso i quali si studia il suo funzionamento!! In questo senso, sebbene essa rimanga un resoconto oggettivo e verificabile del mondo naturale, al tempo stesso, la scienza si colloca, tra i grandi miti della storia, in quanto storia che raccontiamo sul mondo e su noi stessi al fine di capire e sostenere la nostra società ed i suoi valori.
Questo modo di pensare alle teorie scientifiche e all'universo in generale è profondamente diverso da quello di cento anni fa. Oggi ci troviamo di fronte ad un universo partecipatorio, un universo nel quale l'osservatore umano occupa una posizione centrale. In passato c'era un universo oggettivo, un universo meccanico, un universo fatto di parti che interagivano secondo le leggi di Newton. Era una scienza che si vantava di essere libera da ogni tipo di valore soggettivo, oggettiva e piuttosto indipendente dall'osservatore umano. La metafora per tale universo era un meccanismo ad orologeria. La metafora odierna sarebbe piuttosto vicina ad un sistema vivente, a qualcosa di organico, ad un gioco di forme, schemi simmetrici, flussi di energia e attività di trasmissione delle informazioni.
Il pensiero meccanicistico ha le sue radici in un momento di molto anteriore a Newton. Lo collocherei addirittura nel XIII secolo con l'avvento della concezione lineare del tempo grazie alla comparsa degli orologi meccanici sugli edifici pubblici. Piuttosto che vivere in un tempo ed in uno spazio ricchi e compenetrantisi, il tempo venne ridotto a numeri e, con la contemporanea invenzione dei registri contabili e l'adozione della numerazione araba, i numeri vengono associati al denaro. Quel secolo conobbe un'esplosione di strumenti per la razionalizzazione (come ad esempio i registri contabili, i sistemi numerici, una cartografia accurata, e le nozioni musicali), i quali resero possibile la creazione di schemi astratti per l'organizzazione razionale dell'esperienza e quindi per la sua memorizzazione, rendendola così disponibile per una successiva manipolazione attraverso l'immaginazione. Il tempo venne ridotto a numeri. I mercanti potevano predire e quantificare l'esito di un'impresa. Improvvisamente la mente umana si trovava a possedere gli strumenti astratti che gli consentivano di oggettivare il mondo e, a sua volta gli fornivano uno strumento di previsione di controllo.
La scienza scaturì inevitabile da questa sorgente, e la tecnologia prodotta dalla quella scienza trasformò la società e la coscienza: perfino nell'arte l'invenzione della prospettiva contribuì all'oggettivazione della natura e la rese più distante dall'osservatore, presentando una scena come vista attraverso una finestra.

Una rivoluzione.

L'universo meccanicistico era stato sovvertito. Per dirla con il fisico John Wheeler, esso era stato messo dietro una lastra di vetro. Adesso quella lastra è stata infranta e l'universo è a portata di mano.
L'anno 1900 fu l'anno delle certezze assolute: il Presidente della Royal Society affermò che la scienza aveva più o meno scoperto tutto quello che c'era da scoprire. Gli americani adottarono il gold standard (l'attività bancaria sul base d'una sistema monitario aureo, piuttosto che sola circolazione cartacea). Ad Aia fu indetta la prima conferenza mondiale sulla pace: la guerra fu dichiarata illegale e le controversie vennero sedate grazie ad un tribunale internazionale. I matematici dovevano provare il rigore logico della loro materia; l'Atomismo Logico doveva definire con totale certezza cosa la lingua poteva dire.
Un secolo dopo le certezze sono dimenticate, ma anche i semi di questo nuovo ordine possono essere fatti risalire allo stesso anno 1900, anno in cui Planck ipotizzò l'esistenza dei quanti e Poincarè pose il primo mattone dell'edificio che avrebbe costituito la teoria del caos. Negli anni a venire, in campo filosofico, Wittgenstein doveva soppiantare il sogno di Betrand Russel di poter definire quello che si può conoscere con sicurezza. Kurt Godel avrebbe mostrato che la matematica non può che rimanere incompleta, poiché esistono delle affermazioni vere che non potranno mai essere logicamente dimostrate. La teoria dei quanti doveva dimostrare che si deve vivere con una certa misura di incertezza e che l'occhio umano non può mai essere totalmente astratto dall'osservazione dell'universo che esso stesso ci fornisce. La teoria del caso avrebbe sottolineato che il nostro potere di previsione e controllo sul mondo è limitato. Freud avrebbe sostenuto che la civiltà e la razionalità umana sono assai più fragile di quanto si fosse fino ad allora sospettato, un'osservazione, questa, che sarebbe ben presto stata tristemente comprovata dagli orrori dei pogrom e della pulizia etnica che hanno caratterizzato il secolo scorso e che non accennano a tutt'oggi a diminuire. Si aggiunga a tutto ciò il post-modernismo, il post-strutturalismo, il decostruzionismo, la morte dell'autore, la presa di coscienza che il nostro ambiente è finito e fragile, la trasformazione del lavoro, la mancanza di fiducia nella classe politica e l'incertezza di un'economia globale, e si avrà ben chiaro quanto il nostro mondo e la nostra coscienza si sia ormai irrimediabilmente trasformata. Persino i successi della medicina contemporanea appaiono come dei futili tentativi davanti alla loro incapacità di fermare la diffusione dell'AIDS in Africa.
Alla fine, con la nostra superbiosa fiducia nel potere della ragione e con l'orgoglio suscitato in noi dai benefici assoluti guadagnati grazie all'accumulo di nuove conoscenze siamo arrivati ad un confronto con il mito di "Hybris", che sempre ci ricorda che l'arroganza conduce inevitabilmente ad un esito disastroso. Siamo stati costretti a confrontarci con i nostri limiti, a riconoscere che anche noi siamo creature biologiche in un pianeta finito, che le azioni umane trascendono i confini nazionali, che la distruzione delle foreste pluviali può cambiare il clima dell'intero globo, che le esalazioni scaturite dalla lavorazione del nichel nel Canada del Nord ricade sottoforma di piogge acide negli Stati Uniti.

Alcune delle implicazioni delle Nuove Scienze

a) La Teoria del Caos

L'importanza della Teoria del caos è stata sottolineata nell'ambito di altre conferenze a Lecco (Le nuove frontiere della scienza, Il Giornale di Lecco Editore, 1997). Infatti, essa è parte di una branca più vasta della scienza, dell'ingegneria, dell'economia e della matematica, detta "teoria dei sistemi non lineari".
La teoria del Caos ha radicalmente cambiato la nostra percezione del mondo. Ci ha sospinti lontano dai sistemi semplici, lineari e meccanicistici, verso sistemi che sono più organici e complessi. Ci dice che gli organismi biologici, l'ecologia, il mercato azionario e le società hanno molto in comune. Piuttosto che concentrarsi sulle singole parti di un sistema, essa pone attenzione ai legami ed alle interazioni all'interno di esso. Piuttosto che pensare il mondo in termini di ripetizioni meccaniche, esso viene visto come fatto di schemi in continua evoluzione e trasformazione, volti ad una sempre maggiore complessità. Al posto di sistemi chiusi e isolati, questi sistemi sono concepiti come aperti al loro ambiente attraverso un continuo scambio di materia, di energia o di informazione.
Essi possono organizzarsi spontaneamente, sviluppare strutture interne e dimostrare sia gradi di stabilità che di adattamento alla variazione. Poiché la teoria del caos funziona così bene quando viene applicata ai sistemi che si organizzano autonomamente, si può pensare di applicarne le idee fondamentali allo studio della mente e della società. Ad ogni modo, poiché quest'ultime sono ben più difficilmente definibili dei sistemi della fisica, si può dire che le idee alla base della teoria del caos sono applicabili in questo campo in un senso più metaforico, ossia, il comportamento di certi sistemi della fisica può funzionare da metafora per il comportamento e la coscienza umani. Così, studiando i primi si può tentare di giungere alla comprensione del modo in cui operano la mente e la società. Improvvisamente nell'osservazione del mondo, le somiglianze divengono più importanti delle differenze.
La teoria del caos ci rende anche consapevoli dei limiti insiti nella possibilità di controllo di un sistema e nelle previsioni possibili circa comportamenti futuri. Ci dice che non si possono sempre prevedere gli effetti a lungo termine delle nostre creazioni e che è quindi meglio essere aperti e flessibili. Così come la natura sopravvive grazie alla biodiversità, è fondamentale avere una varietà di idee e di approcci. La natura può apparire inefficiente nella sua ricchezza, ma d'altro canto, quando si chiude una via, la natura ha molte altre strade tra cui scegliere. Ciò dovrebbe insegnare alle organizzazioni che una eccessiva specializzazione porta alla morte.
La teoria del caos ci dice anche che, se non possiamo fare previsioni con assoluta esattezza, possiamo almeno cercare degli schemi, e che tali schemi si ripetono spesso all'infinito fino a livelli minimi. Carl Jung ha parlato di archetipi, schemi che soggiacciono agli impulsi ed ai comportamenti umani. In un certo senso, gli archetipi richiamano gli schemi dei sistemi non-lineari, ad esempio nel modo in cui una donna può impegnarsi in una serie di disastrose relazioni con uomini simili, oppure nel modo in cui un uomo sembra sempre entrare in conflitto con figure autorevoli. Questo non vuol dire che il comportamento sia causalmente determinato, ma che il modo in cui la personalità si è strutturata in sistema aperto nel contesto di una più vasta società conduce ad una serie di schemi ricorrenti.
Questo pare suggerire che la metafora della teoria dei sistemi, dell'organizzazione autonoma, e degli schemi ripetitivi potrebbe essere applicata nel campo della pratica terapeutica, dove si potrebbero rintracciare diversi sistemi interconnessi. In primo luogo c'è la struttura dell'inconscio del paziente che comprende tutto quello che è stato interiorizzato a partire dal periodo infantile. La terapia, tuttavia, si realizza anche nell'interazione tra il paziente ed il terapista: si aprono così un altro sistema ed altre dinamiche. Questo sembra suggerire che non si ha solo un'interazione tra un terapista che tenta di "guarire" ed un paziente, ma che piuttosto la cura si sviluppa a partire da una complesso di sistemi dinamici dei quali sia il terapista che il paziente sono un aspetto. In questo senso si può dire che la guarigione avviene in uno spazio situato tra il terapista ed il paziente ma anche oltre la loro interazione. Ossia, per dirla con una metafora tratta dalla teoria dei quanti, durante ogni osservazione sperimentale, l'osservatore e ciò che viene osservato sono irriducibilmente legati tra di loro e nessuna separazione può essere effettuata. Così, l'osservatore diviene ciò che viene osservato, il terapista diventa il paziente ed il paziente, il terapista.
Ancora una volta, però, il sistema che si costituisce, cioè quello della guarigione, (l'asse terapista- paziente), è anche inserito in una comunità, in una società, in una rete di significati e valori, in una serie di pressioni economiche.
Vorrei anche menzionare quella che è la mia piccola fissazione: la terapia ha anche la natura di un discorso auto-organizzato e sempre in corso, e tale discorso può essere sottoposto all'analisi linguistica. Individuare gli atti linguistici che lo costituiscono, analizzare il lessico impiegato per vedere quanto vario o ristretto esso sia, studiare le strategie discorsive per capire quanto venga proposto in modo diretto o quanto venga attenuato con operazioni di evitamento, può offrirci una buona panoramica su quanto sta accadendo. Con quale rapidità si stabilisce il piano del discorso? Quanto si ripetono gli schemi di seduta in seduta? Cosa cambia quando si ha un break-though terapeutico?

b) La meccanica quantistica

Sulla teoria del caos e sui sistemi dinamici potrebbe essere detto molto di più, ma voglio procedere e parlare di uno dei paradigmi che hanno trasformato il nostro modo di pensare, e cioè del modo rivoluzionario in cui la teoria dei quanti ci ha incoraggiati a pensare alla natura del mondo. Fin dai tempi dell'Antica Grecia, i filosofi avevano speculato sull'essenza della realtà, chiedendosi se il mondo fosse un vuoto od un pieno, se fosse un misto di elementi od un flusso, se fosse un'insieme di ombre scure su forme platoniche sottostanti. Fino a poco tempo fa, si pensava a tale essenza della realtà come basata sulla materia. I fisici cercavano le particelle elementari che avrebbero dovuto costituire i blocchi fondamentali di tutto ciò che esiste, ma, gradualmente, il mondo della sostanza, quelle piccolissime palle da biliardo quali gli elettroni, i neutroni ed i protoni, scomparvero ed al loro posto comparvero simmetrie fondamentali, o forme, o processi.
stato un unico Big Bang a creare il mondo come una massa informe di assoluta simmetria? Quanto alla nascita del tempo, è coincisa con la rottura della simmetria e con la graduale evoluzione della strutturazione nel mondo? Anche noi abbiamo avuto inizio come totale simmetria: un ovulo sferico che si divide in due, poi in quattro e così via fino alla graduale differenziazione e alla costruzione della struttura e della forma.

Il cosmo è una grande danza tra due dei, Apollo e Dioniso: uno ci spinge verso l'ordine perfetto e la forma, mentre l'altro accoglie in sé tutto ciò che è contingente, accidentale e unico.

Ma torniamo un attimo indietro alla storia della sostanza della realtà. In principio c'era la materia in interazione. In seguito, tuttavia, i fisici iniziarono a rivolgere la loro attenzione all'energia: l'energia è quello che mette in moto la materia; ciò che ne provoca la trasformazione, dal ghiaccio all'evaporazione dell'acqua; l'energia produce crescita; conduce all'auto-organizzazione. Così, la materia diventa argilla nelle mani di un vasaio e il nome di questo artigiano è "Energia".

Adesso però voglio andare un po' oltre e dire con il filosofo David Bohm che ciò che si può fare per la materia si può anche fare per l'energia., poiché anche quest'ultima è soggetta alla trasformazione ed all'imposizione di schemi. Così come l'energia agisce sulla materia, qualcos'altro agisce sull'energia: chiamiamo questo qualcos'altro "energia sottile" o "informazione", oppure "informazione attiva" (dove per informazione si intende dare "forma" all'energia).
Ciò significa che c'è qualcosa di molto sottile che agisce sull'energia per darle forma, e che in seguito, questa energia ormai plasmata agisce sulla materia provocandone le trasformazioni. Allo stesso modo, dell'energia informe entra in un televisore dalla presa posta sul muro, viene ricevuto un segnale elettromagnetico molto debole proveniente da un ripetitore televisivo a molti chilometri di distanza, che però è ricco di "informazione" che, attraverso i circuiti del televisore, produce suoni ed immagini.
Così, un transatlantico guidato da computer riceve un'informazione radar da un porto lontano: quest'informazione impercettibile ma attiva dirige i potenti motori della nave, che può così avvicinarsi al porto ed attraccare.

Al posto del dualismo materia-energia, si ha dunque un triangolo materia-energia-informazione. L'Informazione Attiva conosce gli schemi particolari della materia, e dà, quindi, forma all'energia che produce la trasformazione che, a sua volta, si ripropone come Informazione Attiva.

Secondo Bohm, questo processo avviene anche a livello dell'elettrone. Lo stato inerte a livello dei quanti contiene una grande quantità di informazioni circa la struttura dell'Universo. A sua volta quest'informazione è letta dagli elettroni e da quel momento, guida i loro movimenti. O sarebbe meglio dire che l'elettrone stesso è un processo complesso di unfolding and enfolding guidato dall'informazione attiva. In questo senso ciò che può forse essere chiamato una proto-mente esiste nel cosmo già a livello dei quanti.


Conclusioni

Mente e materia non possono così essere separate o divise: sono aspetti di uno stesso grande "tutto".

Mentre a Newton il mondo appariva come regolato da un gigantesco orologio, oggi concepiamo il cosmo in un modo più organico, quasi come un essere vivente. La natura della materia ci permette di ipotizzarne infinite sfumature impercettibili e sembra perfino esibire delle caratteristiche simili a quelle della mente. Insomma, la cartesiana scissione discreta e decisa tra materia e mente non ha più ragione di esistere.

Alla fine del XIX secolo, scienziati come Helmholtz e Freud elaboravano un programma secondo il quale la mente poteva essere ridotta a impulsi biologici, e, a sua volta, la biologia poteva essere ricondotta a leggi fisiche. Così, la coscienza e gli impulsi biologici possono essere considerati come flussi di energia e blocchi energetici.

Oggi mi sento di dire che un programma così riduttivo non può funzionare. Al posto della materia e dell'energia si ha materia, energia e informazione. La scienza della mente può certo imparare dalla biologia e dalla fisica ma, allo stesso modo, la fisica può trarre preziosi insegnamenti dalla mente. Come diceva il grande fisico Wolfgang Pauli, la fisica deve confrontarsi con l'irrazionale nella materia e deve lasciarvi spazio per la soggettività.


Nuovi Modelli per la Mente
Lecco, 19 settembre 2001
Sala Conferenze dell'Unione Industriali di Lecco


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